Diciassette aziende, 151 ettari di vigneti, 64 etichette in commercio per una media di 192mila bottiglie. Nasce con questi numeri Provimu, l’associazione dei Produttori di Vino del Mugello. Numeri piccoli, per il momento, ma destinati comunque a crescere presto, con il prossimo atteso ingresso di tre ulteriori realtà. Tra gli associati, che coprono una ampio territorio tra i comuni del Mugello interamente a sud dei valichi appenninici – con “appendici” a Dicomano, Londa e Pontassieve – fino a un’altitudine massima di 1.000 metri a Pietramala nel comune di Firenzuola vi sono anche alcuni nomi noti tra cui la Tenuta di Monteloro della famiglia Antinori ed una prossima realtà che entrerà a breve nell’associazione, insieme alle altre aziende del territorio quali Azienda Agricola Fratini, Azienda Agricola Romignano, Azienda Agricola Fratelli Morolli, Bacco dal Monte, Borgo Macereto, Fattoria di Cortevecchia, Fattoria Il Lago, Fattoria San Leolino, I Carri, I Veroni, Malvante, Querceto di Baraccani, Tenuta Baccanella, Tenuta Frascole, Tenuta Matteraia, Terre Alte di Pietramala. Curiosando ancora tra i numeri, si va dagli 0,56 ettari di Querceto di Baraccani e dagli 0,8 di Terre Alte di Pietramala ai 12 di Fattoria il Lago e ai 12,5 di Tenuta Frascole, passando per realtà comprese tra i 2 e i 6 ettari fini alla Tenuta di Monteloro con i suoi 95 ettari. Il numero delle bottiglie prodotte, tolte le “punte da 15mila, 25mila, 30mila e 40mila, va dalle 500 dei Fratelli Morolli alle 9mila di San Leolino passando per cantine da 1.500, 3mila, 6mila bottiglie. Alla presidenza della neonata associazione è stato eletto Sandro Bettini, 51 anni, titolare dell’azienda di famiglia Rosss e della Fattoria di Cortevecchia, dove si produce il primo spumante metodo classico made in Mugello.
Un po’ di storia
Terra nota e apprezzata dai più per i marroni, i tortelli ripieni di patate, i formaggi e le carni, il Mugello ha in realtà anche una lunga e documentata storia di viticoltura, documentata già nel 1465 quando nei dintorni di San Piero a Sieve la tenuta di Cafaggiolo era di proprietà di un certo Lorenzo de’Medici detto il Magnifico, e nel 1500 le carte della Badia del Buonsollazzo – tra Polcanto, Vaglia e Monte Senario – raccontano di produzione e vendita di vino e olio; ma già più anticamente nelle cantine del convento di Bosco ai Frati, edificato nel VI secolo dagli Ubaldini poi abitato nell’XI dai Basiliani e quindi donato a San Francesco d’Assisi, i monaci facevano vino dall’uva delle loro vigne. Se poi nei secoli successivi la qualità del vino mugellano si è andata progressivamente abbassando, il motivo di ciò va ricercato nella scarsa attenzione alla selezione di cloni e di piante adatte ad ambientarsi in queste valli e tra queste colline, a vantaggio dell’uso mezzadrile in cui prevaleva la necessità di sfamare con la propria parte le famiglie dei contadini, a tutto vantaggio delle produzioni massive. E se pure a inizio ‘900 un proprietario della zona di Cardetole, a sud di Borgo San Lorenzo, già raccomandava per le sue vigne dei minimi qualitativi, resta il fatto che il Sangiovese in Mugello non sarebbe mai maturato come più a nord in Romagna o più a sud nel Chianti. E, in ogni caso, una viticoltura “dell’eccesso” – fino a “cento grappoli” per vite – non poteva dare che il classico vino aspro, senza andare a cercare scuse climatiche.
Sua Maestà il Pinot Nero
La svolta è arrivata alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. La scoperta del vitigno che sarebbe diventato il “principe” della viticoltura mugellana: il Pinot Nero. Non il solo, tuttavia: tra i rossi ecco il Merlot come pure il Rebo ed il Teroldego, uve tipicamente acclimatate nelle valli trentine, tra i Bianchi – oltre ai classici Malvasia e Trebbiano – ecco lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, il Riesling e il Traminer, il MuellerThurgau e il Petit Manseng. Ma soprattutto, appunto, il Pinot Nero, “che sta contribuendo a valorizzare quest’area”, come si legge nello statuto della neonata Provimu. “E’ vero – osserva il presidente Bettini – che prima di questa associazione era nata “L’associazione Produttori Pinot Nero dell’Appennino Toscano”: ma il rischio della sovrapposizione è solo parziale, quella abbraccia un areale più vasto, esteso a tutto l’arco dell’Appennino Toscano, noi puntiamo più decisamente sul nostro territorio e su tutti i vini del nostro territorio, pur riconoscendo la prevalenza del Pinot Nero che abbiamo appunto e voluto sottolineare anche nello statuto dell’associazione”. Quanto all’area abbracciata dall’associazione Provimu, “non ci siamo voluti fermare – afferma ancora Bettini – alla territorialità più classica e ristretta, ma abbiamo guardato semmai a una fattispecie di uso del territorio, e questo ci ha consentito di allargare l’orizzonte fino alla Valdisieve e a Fiesole: quello che si fa a Pontassieve si fa anche a Scarperia, abbiamo voluto sentirci inclusivi nei confronti di territori assimilabili”.
Gli obiettivi
Territorio, qualità, salubrità: ecco in sintesi gli obiettivi primari di Provimu. “Ci riteniamo – spiega Bettini – custodi del territorio che intendiamo preservare dal dissesto”. Una frase che riassume gli scopi dell’associazione, tutti elencati nell’articolo 2 dello Statuto dell’associazione: migliorare e innalzare la qualità dei prodotti impegnandosi a garantirne una sempre crescente salubrità, preservare la fertilità del suolo, l’equilibrio degli ecosistemi e il rispetto delle biodiversità; condividere la pratica dell’agricoltura etica, sostenibile e per la piena tutela del territorio mugellano e dell’Appennino; dimostrare la vocazione del territorio del Mugello per la produzione di vini di qualità come espressione del territorio; migliorare la qualità dei rapporti umani tra persone che condividono la stessa passione; effettuare scambi di esperienza, degustazioni collettive, partecipare a manifestazioni; valorizzare i prodotti degli associati.