Chiude con un segno positivo l’anno di Valoritalia, la società leader in Italia autorizzata dal Ministero per il controllo e la certificazione dei vini a Denominazione d’Origine, Indicazione Geografica e dei vini con indicazioni del vitigno e/o dell’annata. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: un fatturato di 38 milioni di euro, 230 dipendenti e 1.400 collaboratori esterni.
“Una società – ci racconta il direttore generale, Giuseppe Liberatore – nata per il vino ma che ha allargato le sue sfere d’azione a tante altre certificazioni. Mi riferisco al biologico, all’integrato, al turismo sostenibile”. Da un lato le certificazioni del vino obbligatorie, dall’altro quelle volontarie. E il biologico è in testa alla classifica delle più richieste. I consumatori italiani riconoscono ne il valore aggiunto. Secondo un’indagine condotta da Valoritalia insieme a Nomisma, l’85% dei consumatori riconosce una qualità superiore dei vini DOP/IGP rispetto a quelli comuni. Questa certificazione, nella percezione degli italiani, porta in dote più “sicurezza e controlli” (per l’80%), la “tracciabilità” del prodotto (78%) e migliori “caratteristiche organolettiche” (73%).
Se ci spostiamo sui vini Bio, la percentuale di chi vede una qualità superiore rispetto ai vini convenzionali si attesta al 59%.” Dopo la variabile prezzo in cima al discorso delle scelte – ci racconta Liberatore – il consumatore vede la sostenibilità. È ben attento e disponibile a pagare di più. Per questo motivo puntiamo molto sulla certificazione del biologico”.
Non solo vino, però, come dicevamo. Il raggio di azione di Valoritalia, di cui è presidente Francesco Liantonio, si sposta anche agli oli come il controllo fatto per il Consorzio Chianti Classico ma anche alla Casciotta di Urbino delle Marche, l’Olio Extravergine d’Oliva IGP Marche o la Mozzarella Tradizionale STG. Consorzi che hanno scelto Valoritalia per avere un controllo maggiore sul prodotto e sulla certificazione. “Il nostro obiettivo – ci dice ancora Liberatore – è quello di aumentare il portafoglio e il nostro fatturato perché siamo partiti attraverso il vino ma pian piano abbiamo articolato i clienti in modo più ampio. Vediamo oggi molto più spazio per avere sviluppo”.