Interessante degustazione a Roma per celebrare i dieci anni dalla nascita di Troy, etichetta di punta della cantina altoatesina Tramin. Palcoscenico della celebrazione è stato il ristorante romano di Pipero. Alla presenza di Willi Stürz, enologo e direttore tecnico e Wolfgang Klotz, direttore commerciale di Cantina Tramin, la serata di degustazione ha avuto due momenti: uno dedicato all’assaggio e l’altro all’abbinamento con i piatti di Alessandro Pipero. La degustazione ha visto un vero e proprio match, rigorosamente alla cieca, tra Chardonnay provenienti da diverse parti del mondo, incluso il Troy.
Troy, nell’antica lingua locale, significa “sentiero”, a evocare il lungo percorso di ricerca che ha portato alla nascita dello Chardonnay Riserva, vertice qualitativo ed espressivo dell’interpretazione in chiave alpina di questa varietà internazionale da parte di Cantina Tramin. La storica azienda altoatesina ha iniziato a credere nelle potenzialità del vitigno oltre trent’anni fa, tanto che oggi è la seconda varietà bianca più allevata dopo l’autoctono Gewürztraminer. “Nel nostro territorio, per molti anni, lo Chardonnay coltivato ad altitudini elevate non dava risultati convincenti a causa della struttura esile – spiega Willi Stürz – Dopo anni di studi e diverse prove, abbiamo compreso come le piante potessero trovare il proprio bilanciamento e ottenere basse rese in modo naturale, attraverso un minimo intervento di regolazione delle quantità. Un percorso che, nel 2018, ci ha portati a presentare sul mercato Troy. Di stagione in stagione, quindi, abbiamo affinato la stilistica fino all’annata attuale, la 2021, che si distingue per un grande equilibrio”.
I vigneti da cui ha origine Troy si trovano in località Sella, sul versante orientale del massiccio della Mendola. Le piante, con un’età media di oltre trent’anni, si collocano tra i 500 e i 550 metri d’altitudine e sono allevate in parte a guyot e in parte a pergola semplice aperta, con pendenze che superano il 50%. L’esposizione a sud-est garantisce giornate calde e soleggiate, forti escursioni termiche notturne e la presenza di correnti fredde provenienti dalle montagne. I terreni sono composti da ghiaia calcarea mista ad argilla, quest’ultima determinante nel conferire a Troy longevità e complessità aromatica. Dopo la raccolta manuale, il mosto fermenta in barrique, dove il vino sosta per circa undici mesi sui lieviti, compiendo anche la fermentazione malolattica. Successivamente, Troy viene travasato in contenitori di acciaio per un’ulteriore maturazione sui lieviti di ventidue mesi, prima di affinare in bottiglia per quattro mesi.
“Lo Chardonnay – spiega Wolfgang Klotz – è la varietà con cui si producono alcuni tra i più grandi vini bianchi al mondo, ma è anche una delle più diffuse a ogni latitudine, grazie alla sua versatilità e capacità di adattamento. Da qui la decisione di investire in un percorso di eccellenza qualitativa e differenziazione caratteriale, dando vita a un’interpretazione personale e inconfondibile del nostro territorio alpino, in cui viviamo e crediamo”.