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26
Lug

Pecorino Siciliano Dop, adesso sarà possibile produrre le tipologie fresco e semi-stagionato

on 26 Luglio 2017. Pubblicato in Scenari

Le modifiche al disciplinare

di Clara Minissale

Il pecorino siciliano Dop si fa in tre. In seguito ad una modifica al disciplinare di produzione già pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, alla produzione storica di formaggio stagionato quattro mesi, si affiancherà quella di altre due tipologie, il fresco e il semi stagionato. 

“Questa modifica al disciplinare si è resa necessaria per ampliare la base produttiva – spiega Massimo Todaro, presidente del Consorzio che raggruppa i produttori che allevano, caseificano e stagionano – per avere la possibilità di diversificare l’offerta. Ma manteniamo la linea ferma sul fatto che tutte e tre le tipologie siano a latte crudo, con latte di animali al pascolo raccolto in tine di legno”. Le new entry dunque saranno un primosale fresco che potrà essere marchiato già dopo venti giorni di maturazione ed essere venduto come pecorino siciliano Dop fresco e il semi stagionato, ovvero il primintio, con una maturazione che va da due a tre mesi, che sarà messo in commercio come pecorino siciliano Dop semi stagionato. Ad entrambi potrà essere aggiunto pepe nero in grani per andare incontro alle esigenze dei produttori della Sicilia orientale.

“Ci rivolgiamo ad un parterre di consumatori che già conoscono il nostro prodotto – dice il presidente del Consorzio – e certamente il semi stagionato sarà maggiormente apprezzato dai clienti più esigenti. Abbiamo buone aspettative per il primosale che è il formaggio più venduto in Sicilia ed ha dunque un mercato vastissimo”. Questi due prodotti si affiancheranno, a partire dalla prossima stagione di produzione, in autunno, al pecorino siciliano Dop, il formaggio più antico di Sicilia, la cui realizzazione rimarrà inalterata. Lo scorso anno, i quindici produttori che fanno parte del Consorzio, hanno realizzato 45 tonnellate di Pecorino, un numero ancora in crescita rispetto allo scorso anno con un giro d’affari che si aggira intorno ai 400 mila euro e un prezzo al chilo che, per il consumatore finale, varia tra i 16 e i 18 euro.

 
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