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Ott

Edi Keber, ambasciatore del Collio: "Il vino simbolo di una vita senza barriere"

on 12 Ottobre 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La guida


(Giancarlo Gariglio, Edi Keber, Fabio Giavedoni)

di Michele Pizzillo, Milano

Non c’è più la politica, sommersa da spot, dall’annuncio che non sortisce mai conclusioni concrete per i cittadini. 

Poi, ascolti le anticipazioni – in anteprima a Milano Wine Week, perché la guida sarà presentata a Montecatini Terme il 12 ottobre con la più grande degustazione di vini, con più di 500 aziende e oltre 1.000 vini – con relativa premiazione di chi, secondo Slow Wine, la guida ai vini di Slow Food, ha segnato gli ultimi dieci anni della viticoltura in Italia, e cominci a fare una sorta di autocritica, nel senso che ti viene il dubbio di essere stato un po' precipitoso nel parlare di fine della politica. L’uomo capace di provocarti questi dubbi è un simpatico viticoltore di confine, Edi Keber, di Cormons, che dopo aver incamerato il premio alla carriera – gli altri premi riguardano la viticoltura sostenibile e il giovane vignaiolo, ne parlavamo in questo articolo – come da prassi, viene invitato a dire due parole. Keber ha il dono della sintesi e, in un frangente, ti descrive quello che secondo noi potrebbe essere il programma di un partito moderno. Parte dalla scelta di produrre un solo vino, Collio – unica denominazione al mondo che si estende in due paesi, l’Italia e la Slovenia -, come simbolo di superamento di confini, di filo spinato, di muri che ancora oggi qualcuno sogna di alzare per dividere la gente - dimostrando di non aver capito che, come diceva Albert Einstein, esiste solo la razza umana - come espressione identitario di un territorio assurdamente diviso, pur essendo identico in tutto. Per questa sua idea di Collio, Keber è stato osteggiato, hanno sottolineato i due curatori di Slow Wine, Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, ma il nostro eroe è sempre andato fiero delle sue scelte anzi, più lo criticavano, più rafforzavano le sue convinzioni, la sua determinazione nel cercare di cancellare confini di qualsiasi tipo, fermo restando l’idea di un vino che fosse espressione del suo territorio di origine, con l’utilizzo delle uve tipiche del posto come il suo Collio fatto di Friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana, con il millesimo 2017 descritto da Daniele Cernilli nella “Guida essenziale ai vini d’Italia 2020” come vino di lunghissima prospettiva”.

Il viticoltore di Cormons è stato premiato come “portabandiera del suo amato Collo, negli anni ha compiuto scelte coraggiose volte all’esaltazione del terroir, realizzando una sola splendida etichetta e praticando un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e della biodiversità”. Anche gli altri premi decisi dal duo Gariglio&Giavedoni non sono state scelte casuali ma, possiamo dire, decisamente politiche. Prima perché sono produttori praticamente sconosciuti; poi, in linea con l’impostazione della guida “partita da un’idea semplice che i risultati di queste 10 edizioni hanno confermato: conoscere territori e protagonisti, i loro sforzi, i loro traguardi, la loro volontà di modificare il singolo gesto quotidiano per cambiare il mondo della viticoltura, per restituire il senso più compiuto al piacere di degustare un buon vino”.

E, quindi, il premio alla viticoltura sostenibile assegnato a Florio Guerrini perché il suo “Paradiso di Manfredi”, a Montalcino, è “tutto armonia e attenzione per l’ecosistema e la natura nelle vigne-giardino di Guerrini è armonia e attenzione che si sentono poi nei rossi di questa cantina, vibranti di vita”. Anche il ringraziamento del viticoltore di Montalcino ci è sembrato espressione di una scelta politica perché, ha detto, non abbiamo fatto niente, tranne che tutelare il regalo che ci fa la natura. Così, ogni anno è una sorpresa. Anche quella di accettare decisioni non condivisibili da parte di organismi che dovrebbero sostenere le scelte innovative portate avanti da alcuni vignaioli.

Un’altra bella storia c’è dietro il premio al giovane vignaiolo che, in realtà, è un gruppo, SoloRoero, formato da tre giovani, titolari di aziende come Valfaccenda di Canale, Cascina Fornace e Alberto Oggero di Santo Stefano Roero, animati dal grande amore per il Roero “una vitalità la loro in grado di dare una scossa alla denominazione e di aggiungere un rinnovato spirto di cooperazione e confronto che da tanto non si respirava con così tanta forza in Piemonte”. Quando, è proprio il caso di sottolinearlo, uniti si vince. In questo caso il progetto dei tre giovani vignaioli fa vincere il Roero, i viticoltori che lavorano bene, e i consumatori che vogliono godere del piacere di un vino fatto bene.

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