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Cala il numero degli alveari in Europa. Gli scienziati lanciano nuove ricerche

on 13 Gennaio 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La curiosità

La teoria di Albert Einstein, famosissimo fisico statunitense di origine tedesca, preoccupa il mondo.

 A 55 anni dalla sua scomparsa, infatti, le sue parole sembrano trovare riscontro nella realtà degli eventi. A confermarlo un team di scienziati che sostiene che, dal 1965 ad oggi, nell'Europa centrale, il numero di alveari si è ridotto in maniera drammatica. Secondo i ricercatori, il cui lavoro è stato coordinato dal dottor Simon G. Potts, dell'Università di Reading, nel Regno Unito, le api da miele, come anche le api selvatiche e le mosche bianche, stanno letteralmente lottando per la sopravvivenza. Per l’equipe di scienziati i risultati evidenziano un imminente collasso del sistema dell'impollinazione che avrà conseguenze catastrofiche anche nelle coltivazioni.

La scoperta, pubblicata integralmente sulla rivista Journal of Apicultural Research, conferma un problema già segnalato dagli apicoltori. L'importanza dei risultati sta nel fatto che essi riguardano la maggior parte dell'Europa, non soltanto i singoli paesi. Gli scienziati hanno analizzato dati disponibili nelle relazioni nazionali e nelle riviste specialistiche degli apicoltori, e grazie a questi hanno potuto determinare il numero complessivo di alveari e apicoltori. Sulla base di questi dati, il team ha ricostruito la situazione degli alveari in 14 paesi europei tra il 1965 e il 1985, e in 18 paesi europei tra il 1985 e il 2005 (esclusi Spagna, Francia e alcuni Stati membri dell'Europa orientale). Le loro scoperte rivelano che i paesi dell'Europa occidentale e centrale hanno visto diminuire il numero dei loro alveari a partire dal 1965. Nella Repubblica ceca, Norvegia, Slovacchia e Svezia è stato osservato un affievolirsi dei numeri dal 1985.

In alcuni paesi si registra un fenomeno inverso, al contrario, in Europa meridionale, in particolare Grecia, Italia e Portogallo, è stato registrato un aumento del numero di alveari tra il 1965 e il 2005. La maggior parte degli scienziati ipotizza che la causa va cercata nei cambiamenti sociali ed economici: l'apicoltura non è più quella di una volta. Il lavoro manuale è stato sostituito dalle macchine e la richiesta di maggiori guadagni da parte della popolazione rurale ha reso i prodotti basati sullo zucchero economicamente più appetibili.

"I costi del trattamento delle malattie delle api sono cresciuti in maniera tale che a volte un trattamento può costare l'equivalente dell'intero guadagno annuale di un alveare, rendendo quindi non redditizia quest'attività su scala ridotta",ha detto Potts -. Inoltre, il problema delle malattie, in particolare quella causata dal V. destructor (un acaro parassita esterno che colpisce le api), ha probabilmente anche ridotto l'attrattiva dell'apicoltura come passatempo".

Nonostante i risultati dello studio, sono comunque necessarie ulteriori ricerche. "Dal momento che le prove a disposizione sono poche, non è possibile individuare uno stimolo efficace per ovviare alla diminuzione degli alveari in Europa e neanche si è in grado di rispondere alla tendenza negativa relativa ad alveari e apicoltori - ha spiegato il coautore dottor Josef Settele del Centro Helmholtz per la ricerca sull'ambiente (UFZ) -. "Questo crea ovviamente un urgente bisogno di normalizzazione dei metodi di valutazione, soprattutto riguardo al numero degli alveari. Tali metodi armonizzati e affidabili dovranno costituire la base di qualsiasi ricerca tesa a chiarire e amitigare la perdita degli alveari". Al progetto, denominato ALARM (Assessing large-scale environmental risks with tested methods) hanno collaborato oltre 200 ricercatori di 35 paesi e 68 organizzazioni partner.
 

Giorgio Vaiana

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