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Gen

I fagioli biologici che vengono dalla Cina

on 30 Gennaio 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il caso

Riceviamo e pubblichiamo. 

Domenica pomeriggio casualmente mi ritrovo  in mano, a casa di mia cognata, un sacchetto di fagioli neri biologici (vedi foto).

Sempre attento alle etichette cerco di conoscerne le qualità e soprattutto la provenienza e lì grande sorpresa. Origine del prodotto: China! Mi chiedo: una bella confezione, una descrizione dettagliata in italiano e in inglese e poi un bel made in China?!!  (visibile nella retro etichetta in basso a destra)          

In effetti qualche dubbio mi è subito venuto appena ho letto che la confezione poteva contenere residui di gusci e sesamo. Poi, dopo aver letto le modalità di utilizzo la sorpresa di apprendere il Paese da cui erano stati importati.

Cari amici lettori non ci siamo proprio, i consumatori devono essere tutelati ed informati. Questo è il classico esempio di come un consumatore distratto si ritrovi sul piatto un prodotto che non avrebbe certamente acquistato. Non faccio un discorso di certificazione sul biologico, non conosco la legislazione cinese e non entro nel merito dei controlli che l'ente certificatore Italiano esegue su questi prodotti, dico solo che un consumatore attento deve acquistare un prodotto con la consapevolezza della sua origine.

Posso anche essere contento di provare le caratteristiche di un prodotto di provenienza estera da confrontare con il prodotto locale, ma lo devo sapere ed esserne informato in modo chiaro.

La legge và sicuramente cambiata, le etichette devono essere chiare e chi confeziona i prodotti deve evidenziarne la provenienza, specie sul biologico.

Non torno sui problemi dell'inquinamento, del chilometro zero, delle nostre eccellenze alimentari, però dobbiamo porre attenzione su quello che ci propinano e dimentichiamo che siamo fatti di ciò che mangiamo. 

Due parole anche sull'etica del produttore. Spesso in questi paesi non vengono rispettati i diritti umani, non c'è alcuna tutela dei diritti del lavoratore e viene utilizzata manodopera minorile, da lì i costi bassissimi di produzione.

Mario Indovina
Coordinatore Slow Food Palermo

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Commenti  

 
0 #1 pierina 2012-01-30 22:25 Daccordo su tutto, o quasi.
Infatti c'è chiaramente scritto che vengono dalla Cina. Il consumatore attento lo può leggere e comportarsi come gli aggrada.
Citazione
 
 
0 #2 Gaspare 2012-01-31 11:12 Ha ragione Pierina: giusto in questo caso la provenienza è chiara (pure bilingue); è compito del consumatore leggere BENE l'etichetta al momento dell'acquisto.
E' vero, però, che ci sono prodotti (tanti, troppi…) in cui non si riscontra la stessa chiarezza, anzi… la legge va cambiata, è vero, ma soprattutto nelle sanzioni: oggi chi fornisce informazioni errate in etichetta incorre in sanzioni fisse (circa 4.500 euro) ridicole in confronto a certi fatturati; sarebbe più equa una sanzione proporzionale all'entità del danno arrecato, ad esempio 1 euro al kg o al litro e per l'intero lotto di produzione.
Solo in questo modo verrebbe meno la convenienza della frode, visto che la maggioranza di queste riguarda normalmente prodotti di bassa fascia.
Citazione
 
 
0 #3 pierina 2012-01-31 11:58 Concordo pienamente!
La verità è che spesso la Comunità Europea non fa gli interessi dei consumatori e dei produttori onesti che vorrebbero valorizzato il loro lavoro, bensì della grande industria e dei grandi commercianti.
Dovremmo ribellarci noi consumatori almeno NON ACQUISTANDO i prodotti che non abbiano un'origine certa.
Citazione
 
 
+2 #4 Mario Indovina 2012-01-31 14:11 Il mio articolo vuole evidenziare un problema enorme, pur essendo chiara la provenienza, non è evidenziataca sufficienza.
Il consumatore vede chiaramente la descrizione "biologico" ,vede le varie certificazioni addirityura della UE…e poi un piccolo: origine Cina.
Sarebbe molto più giusto scrivere " fagioli neri cinesi", la dedcrizione in lingua estera con traduzione in Italiano e la certificazione NON UE.. Almeno io la penso così.
Citazione
 
 
+1 #5 valentina 2012-01-31 14:13 non sono affatto d'accordo. se di Conoscenza parliamo, quella con C maiuscola, bisogna tenere a bada gli essenzialismi. NON è CHE QUI STIAMO PARLANDO DI MANODOPERA o un di un prodotto che costa meno in cina e basta. stiamo parlando del fagiolo nero, che come l'azuki è un fagiolo tipicamente orientale. non sarà un prodotto a km zero ma è pur sempre un prodotto bio, oltretutto fondamentale per la dieta macrobiotica, vegana, vegetariana che sia. è un fagiolo particolare quello piccolo orientale (rosso, nero che sia) perché particolarmente ricco di ferro e di minerali preziosi. la conoscenza è apertura, la critica è guardare oltre e non fermarsi alle proprie stantie ideologie mai messe in discussione. ok, è un prodotto global. possiamo parlarne in questo senso, però trovo che tante associazioni legate al cibo e all'etica del cibo spesso incistino il proprio credo erigendo dei fondamentalismi moralisti più che morali. io credo che la cina tanto odiata abbia delle tradizioni dignitosamente da difendere. credo che sia un bel messaggio che anche in cina ci sia il bio. credo che il mondo ormai sia di tutti e non degli occidentali che hanno originali a dispetto degli orientali che taroccano e basta. non è che perché noi abbiamo la mozzarella di bufala originale o l'olio d'oliva siamo migliori di loro. loro hanno il tè verde migliore al mondo, per non parlare di alcune tipologie di ortaggi e frutta che noi ci sognamo… queste chiusure culturali non portano alla conoscenza. i cinesi sono la gran parte dell'umanità è che ci piaccia o no, criticabili o meno, sono anche nel nostro paese, perché per fortuna ogni terra promessa non ha colore. LA CULTURA è DIVERSITà.è giusto difendere le proprie tradizioni, tuttavia credo che questo non sia il modo giusto di farlo. per dire che sono anche d'accordo con alcuni contenuti del testo, ma non col il senso complessivo informativo del pezzo.
se il fagiolo è coltivato con dei metodi bio controllati ben venga
Citazione
 
 
0 #6 valentina 2012-01-31 14:22 in ogni caso l'etichetta era chiara.
voglio dire se il consumatore non è attento, saranno cavolacci suoi. non credo che non ci sia una tutela, (ma poi da che dalla cina? o dal razzismo nei confronti di un paese?)
se uno vuole acquistare prodotti km zero, cercherà di essere attento. e poi non è che se mangia il fagiolo cinese bio muore di cancro. quindi non capisco di quale tutela parliamo. parlaimo allora di quello che c'è normalmente in certi prodotti da banco spacciati come dop igt e quant'altro …
scusate la critica. non me ne vogliate ma voglio capire qual è il punto.
Citazione
 
 
0 #7 Claudia 2012-02-07 10:05 Valentina bellissima risposta! Ma bisognava fare un articolo Citazione
 

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