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Mag

Il Marsala dimenticato

on 19 maggio 2011. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervento

Caro Direttore, caro Fabrizio.
Per la prima volta (anche se avrei voluto farlo da qualche tempo) scrivo due righe a proposito della querelle sul Marsala a cui hai dato spazio su queste “e-pagine”.

Scrivo solo ora per vari motivi, tra cui quello che sempre di più il mio nome è associato all’azienda per la quale lavoro da anni. Beh, in questo caso, ti prego di considerarmi semplicemente Marcello La Monica da Palermo, un affezionato consumatore di Marsala purché di pregio e di lungo affinamento.
Così ti parlerò delle sensazioni che raccolgo ovunque mi capiti di far conoscere il nostro vino liquoroso delle terre occidentali (“nostro” qui sta per siciliano, non aziendale…), ti parlo dell’emozione e della sorpresa che questo vino può suscitare in chi lo degusta. Sorpresa! Sì! Perché il Marsala è tanto dimenticato, tanto frainteso, che quando la gente ha l’opportunità di degustare quello vero, si stupisce, s’inebria, s’incuriosisce.
Purtroppo la conoscenza media del Marsala non è per nulla approfondita, né in Italia nel suo complesso, né in Sicilia! Io sono nato, cresciuto e vissuto a Palermo per i miei primi ventisette anni; Palermo non è poi così lontana, ma la conoscenza che io ebbi per anni del Marsala, era a dir poco sconcertante. Alla domanda: “Marcello, cos’è il Marsala?” io avrei risposto: “Il Marsala? Ah, sì. Ce n’è uno all’uovo e poi uno molto meno dolce per cucinare…”. E così avrebbe risposto mio padre (65 anni), mio nonno (92 anni) e forse un paio di generazioni prima di lui. Il motivo è arcinoto ed è da ricercare in tutta una serie di speculazioni commerciali che hanno fatto malissimo a questo glorioso vino liquoroso. Quando un mercato è fiorente, il pericolo delle contraffazioni, delle forzature, dei lanci di tutta una pletora di prodotti “derivati” ma di dubbia qualità, è sempre dietro l’angolo. Il mondo-Marsala ne fu affetto e per così tanto tempo che generazioni e generazioni di consumatori hanno visto sugli scaffali delle botteghe, nelle vinerie, nelle taverne, sempre di più vini aromatizzati o di giovanissima età, anziché più costose e pregiate riserve di lungo affinamento. Il risultato netto fu che queste ultime furono dimenticate, un vero peccato!
Quando io, nel 2000, da giovane chimico appena laureato ed ignorante in materia enoica, mi avvicino al Marsala, ne rimango folgorato! Sorpreso: perché mai mi sarei aspettato tale ricchezza di profumi, di sensazioni complesse, evolute e di grande pregio. Ammaliato: dalla storia di un vino che incrocia in lungo e in largo il Mediterraneo e ne assorbe lo spirito. Innamorato: perché di Marsala non ce n’è solo uno, quindi in ogni momento del proprio vivere ti puoi confrontare con un profilo diverso e rimanerne sempre conquistato (qual è quell’amante che ti capisce al volo ed è sempre pronto a comprendere il tuo stato d’animo, adattandosi e coccolandoti comunque?).
Così divenne mia ferma convinzione quella di fare conoscere il vero spirito che si cela dietro la parola Marsala. Le prime cavie furono ovviamente amici e parenti. Il risultato fu quello scontato: una serie di aficionados che sanno cosa il Marsala sia, dove cercare la qualità e che tipo di Marsala è degno di questo nome. Poi il caso volle che la stessa attività di divulgazione divenisse la mia principale attività professionale, e allora posso dirti che ovunque il Marsala venga apprezzato per quello che è il suo effettivo valore, fa proseliti. L’occasione più bella, più appagante cui mi sia capitato di partecipare è stata l’8 aprile scorso. Una magnifica degustazione in parallelo di Marsala e Sherry. Organizzata mirabilmente da Michéle Shah, questa è stata la più sensazionale occasione per far capire lo spirito con cui il Marsala nacque, perché nacque con un ben determinato profilo, perché lo Sherry è da intendersi come suo avo naturale e quali sviluppi i due vini abbiano incarnato nei secoli. Meraviglioso.
Un crescendo rossiniano che ha spaziato dalle note pungenti, delicate e persistenti dei primi vini, uno Sherry Fino ed uno Manzanilla, che per caratteristiche produttive non hanno un reale equivalente tra i Marsala, passando per le note tostate, asciutte e persistenti di due “fratellini di sangue”, lo Sherry Dry Oloroso ed i Marsala Vergini, per poi spostarsi verso le sensazioni via via sempre più abboccate ed aromatiche di frutta disidratata, come i Marsala conciati (Superiori, e Superiori Riserva) anch’essi a braccetto con i cugini Sherry Amontillado, e concludendo con una esplosione di dolcezze e corposità, incarnate dai Marsala più dolci e dagli Sherry Cream e Pedro Ximenes. Degustando, la sensazione netta era quella di attraversare senza soluzione di continuità lo stesso ambito, la stessa famiglia di sentori. A parte qualche intemperanza poco giustificata nei confronti del povero “mosto cotto”, fonte in ambito Marsala di notevoli discussioni circa il fatto che sia o no un valore (per me lo è….), questa esperienza è stata davvero unica!
Un grosso plauso quindi a Michéle Shah che ha saputo organizzare un franco, onesto e formativo confronto e grazie alla quale adesso abbiamo una platea di affezionati al concetto di vino liquoroso mediterraneo che hanno pienamente colto l’anima di questo fenomeno. Inoltre, caro Fabrizio, consentimi questo sfogo, cancellando del tutto il ricordo di analogo e sventurato tentativo dell’anno precedente a cui ho partecipato e che a mio modo di vedere si è risolto in un’accozzaglia di luoghi comuni, per altro errati. A tal proposito lancio uno spunto di riflessione: deve il Marsala, già vittima nel passato di cattiva gestione e speculazioni commerciali, difendersi oggi anche da una certa dose di disinformazione, più o meno in malafede, ma spesso originata da ignoranza in materia?
 
Un caro saluto

Marcello La Monica 
 

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