Banner
Banner
24
Set

I vini che puzzano e i narcisisti "finti-esperti"

on 24 Settembre 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervento

di Daniele Cernilli, Doctor Wine

“Dammi un vino che puzza”. L’ho sentito con le mie orecchie in un wine bar, la richiesta era fatta da un giovane appassionato al proprietario che, sorridendo, gli ha servito un bicchiere di un bianco opalescente e dal colore giallo carico. 

Dietro una richiesta del genere c’è un atteggiamento preciso, “alternativo”, che vuole sottolineare una distanza con i vini “convenzionali” e probabilmente con i vini dei padri. Perché i figli non bevono i vini dei loro padri. Così come non ascoltano la stessa musica, non leggono le stesse cose e con le stesse modalità. Il compianto sociologo Gianni Statera teorizzava il conflitto generazionale come motore dei movimenti del ’68, Sigmund Freud ha scritto un magistrale saggio dal titolo Totem e Tabù che tratta anche di questi argomenti. Nel vino la protesta e la presa di distanze passa attraverso i “vini che puzzano”, che non sono molto diversi da quelli che bevevano non i padri, ma i nonni e i bisnonni. Quelli che Veronelli chiamava “vini contadini”, insomma, e che prescindevano dalla moderna enologia e da una viticoltura molto intensiva e specializzata.

Ma non finisce qui. I distinguo prendono anche spunto dall’eccesso di terminologie gergali che si sono usate negli anni, da un elitarismo insopportabile che ha dimenticato che il vino è anche, soprattutto, qualcosa che dà piacere ed emoziona, e non soltanto un modo per esercitare una sorta di narcisismo da super esperti, di leadership “alcolica” che francamente allontana chi cerca solo del sano edonismo. Recuperare il senso più autentico del vino passa anche attraverso “i vini che puzzano”, insomma. Almeno per alcuni. Ma è un fenomeno che va compreso e non semplicemente irriso, come sento talvolta fare. Se poi a questo ci si aggiunge che quei vini sono quasi sempre frutto di una dichiarata “naturalità” della produzione, il gioco è fatto. Quei vini sono quelli da preferire, non sono amati dai padri, rispettano l’ambiente, e se “puzzano” questo è un titolo di merito e non un difetto.

Magari sono pieni di acetaldeide, che è ben più pericolosa dei solfiti, ma tanto chi lo sa? Hanno un’immagine positiva comunque agli occhi e ai palati di molti giovani, e poi non costano così tanto come alcuni “borghesissimi” vini dei padri. È una moda? Certamente sì, ma la moda ha a che fare con scelte e comportamenti diffusi in determinati periodi e fra determinati gruppi culturali. Quindi fa parte degli accadimenti, bisogna prenderne atto e non semplicemente scandalizzarsi.

doctorwine.it

Share

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Articoli correlati

Siamo online da
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Publisette

Facebook Fan Box

Banner

Ultimi commenti

Area Riservata

 

Direzione, redazione
ed amministrazione:
Via Giuseppe Alessi, 44
(ex via Autonomia Siciliana)
90143 Palermo
Tel. +39 091 336915
Cronache di Gusto
autorizzazione
del tribunale di Palermo
numero 9 del 26-04-07

Cronache di Gusto
è iscritta al Roc
(Registro degli Operatori
di Comunicazione)
col numero 32897

Editoriale De Gustibus Italia
P.IVA 05540860821

Fabrizio Carrera
direttore responsabile

Coordinamento:
Giorgio Vaiana

Webmaster e
Web&Graphic Designer:
Floriana Pintacuda

Collaboratori
Andrea Busalacchi
Andrea Camaschella
Marina V. Carrera
Sofia Catalano
Roberto Chifari
Lorella Di Giovanni

Maria Giulia Franco
Annalucia Galeone
Cristina Gambarini
Federica Genovese
Costanza Gravina
Clarissa Iraci

Francesca Landolina
Federico Latteri
Bianca Mazzinghi
Clara Minissale
Fiammetta Parodi
Geraldine Pedrotti
Stefania Petrotta
Michele Pizzillo
Fabiola Pulieri
Enzo Raneri
Mauro Ricci
Marco Sciarrini
Maristella Vita
Manuela Zanni

Concessionaria
per la pubblicità
Publisette
Via Catania, 14
90141 Palermo
tel 0917302750
info@publisette.it

COOKIE POLICY
PRIVACY POLICY
INFORMATIVA PRIVACY