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Gen

Dazi sul vino italiano negli Usa, il ministro Patuanelli: "Tutelare nostri imprenditori"

on 10 Gennaio 2020. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari


(Stefano Patuanelli)

"Io credo che dobbiamo trovare il modo per garantire i nostri produttori, le eccellenze vinicole, in modo che non vengono applicati i dazi alla nostra produzione, stiamo lavorando in questo senso". 

Così il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, parlando del rischio dei dazi imposti dagli Stati Uniti che potrebbero scattare dal 13 gennaio, ospite di Porta a Porta in onda in seconda serata su Rai Uno. La situazione, però, rimane complessa. Il vino italiano attende con impazienza la decisione che verrà presa dall'amministrazione guidata dal presidente Donald Trump che potrebbe  causare una improvvisa, e gravissima, battuta d’arresto all’esportazione del nostro vino. I brand italiani del vino erano scampati alla prima black list che il presidente statunitense aveva stilato ad ottobre scorso – erano state invece pesantemente colpite le etichette francesi –, mentre questa volta il destino pare segnato.  I dazi americani già in vigore, pari al 25% del valore, si applicano su formaggi, salumi e agrumi in arrivo dall’Italia per un valore delle esportazioni che è stato di 468,5 miliardi di dollari nel 2018. Gli Stati Uniti sono poi il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore: secondo i numeri di Coldiretti, gli americani apprezzano soprattutto il Prosecco, il Pinot grigio e il Chianti (leggi questo articolo).

Tutto verrà deciso il 13 gennaio, quando si chiuderà la consultazione pubblica lanciata dallo United States Trade Representative con la pubblicazione di una lista di prodotti che influenzerà la decisione del Dipartimento del Commercio statunitense sull’applicazione o meno di nuovi dazi, addirittura fino al 100%, su praticamente tutti i vini europei. Sia Federvini che l’Uiv (Unione Italiani Vini) si sono da subito mobilitati presso le istituzioni nazionali ed europee sollecitando un dialogo attivo con i partner americani, “per scongiurare un danno enorme e ingiustificato nei confronti del mondo del vino italiano”. E si sono moltiplicati a catena appelli e petizioni provenienti dal mondo del commercio. Uiv ha lanciato un’azione di lobbying senza precedenti, in coordinamento con gli importatori americani, supportati anche dall’Ambasciata d’Italia a Washington, verso i consumatori americani e gli operatori della filiera della ristorazione e della distribuzione, affinché partecipino alla public consultation facendo sentire la propria voce a Trump (leggi questo articolo).

C.d.G.

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