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Dazi americani, il mondo del vino e dell'olio italiano trema

on 09 Gennaio 2020. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari


(Il presidente Donald Trump)

Dopo l'accordo sui dazi trovato dagli Stati Uniti con la Cina adesso va cercata la pace anche con l'unione europea in vista della conclusione il 13 gennaio della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio (Ustr) americano sulla nuova black list allargata dei prodotti europei sui quali Trump minaccia di estendere le tariffe e di aumentarle fino al 100% in valore. 

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della scadenza del termine fissato dal Federal Register nell'ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l'americana Boeing e l'europea Airbus, proprio in concomitanza della visita del vicepremier cinese Liu He sara' negli Usa per firmare la 'fase uno' dell'accordo commerciale. La minaccia di Trump di imporre tasse aggiuntivi fa tremare in particolare l'Italia del mondo del vino che è il prodotto agroalimentare Made in Italy più esportato negli Stati Uniti con un aumento del 5% in valore nel 2019 dopo il record di 1,5 miliardi raggiunto l'anno precedente, secondo l'analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi nove mesi dell'anno. Tra i nuovi prodotti che potrebbero essere colpiti dai dazi c'è infatti anche il vino italiano che a differenza di quello francese era scampato alla prima black list scattata ad ottobre 2019. Gli Stati Uniti sono il principale consumatore mondiale di vino e l'Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l'altro il Prosecco, il pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti.

L'imposizione di dazi favorirebbe la produzione di vino degli Stati Uniti che ha raggiunto quasi il 10% del totale mondiale per effetto di una crescita vorticosa delle coltivazioni che hanno consentito agli Stati Uniti di diventare il quarto produttore di vino a livello globale dopo Italia, Francia e Spagna con una quantità di 24 milioni di ettolitri. Ma ad avvantaggiarsi sarebbe anche i concorrenti del Cile e dell'Australia particolarmente presenti sul mercato statunitense. A preoccupare sono anche le misure protezionistiche sulle esportazioni di olio di oliva che sono state pari a 436 milioni nel 2018 negli Stati Uniti.

Una situazione che aggraverebbe il conto delle perdite già subite dall'Italia per effetto dei dazi al 25% scattati il 18 ottobre scorso contro una lista di beni europei che ha colpito molte delle più note specialità tricolori, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dall'Asiago al Gorgonzola fino alla Fontina ma anche salumi, agrumi, succhi e liquori per un valore di circa mezzo miliardo di esportazioni. Dalle prime analisi emerge infatti che l'entrata in vigore dei dazi ha azzerato la crescita delle esportazioni alimentari Made in Italy negli Stati Uniti che rimangono stagnanti (+0,6%) ad ottobre dopo che nei nove mesi precedenti erano aumentate in media del 14,1% sulla base delle elaborazioni Coldiretti di dati Istat relativi al commercio estero ad ottobre.

"Ci sono le condizioni per avviare un dialogo costruttivo ed evitare l'acuirsi di uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull'economia e sulle relazioni tra Paesi alleati" ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l'impegno a livello nazionale ed internazionale per sventare una minaccia devastante per il Made in Italy agroalimentare.

C.d.G.

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