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06
Nov

C’è fermento sul mercato: il vino entra nel radar di banche e fondi d’investimento

on 06 November 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari


(Lorenzo Tersi)

Non solo food, ma anche vino. La finanza scopre il wine e almeno tre banche - Crédit Agricole, Mediobanca e Bnl Paribas - battono a tappeto il mercato per scovare cantine da valorizzare, che abbiano in corso passaggi generazionali o che vogliano spingere lo sviluppo sui mercati internazionali.

“C’è molto fermento sul mercato in questa fase – dichiara Lorenzo Tersi, consigliere e facilitatore nel mondo del vino -, con movimenti di dimensioni rilevanti, come confermano il caso della cantina Torrevento e del private equity Made in Italy Fund o di Farnese in vendita da parte di Nb Reinassance. Ma, in generale, diverse banche di primo livello hanno avviato uno scouting del mercato al fine di individuare realtà aziendali che abbiano le potenziali per svilupparsi”. Da ricordare anche il caso della veronese Collina dei Ciliegi, in Valpantena, di proprietà del patron di Generalfinance Massimo Gianolli: è partito dalla casa paterna per acquistare il borgo di Erbin, costruire l'eco-resort Ca' del Moro  e i vigneti intorno. Il ritorno sull'investimento è ancora lontano ma Gianolli ora gioca anche la carta dell'eno-turismo: finora l'investimento è stato di 10 milioni ma potrebbe arrivare a 18 con il completamento del progetto ospitalità.

La finanza non ha mai creduto nel vino. Nel food invece ha investito moltissimo. Il vino può diventare oggetto del desiderio come il food? “Anche di più – commenta Tersi -. Il food è un prodotto orizzontale: conta su numerose categorie. Mentre il vino è un prodotto verticale: è quello e basta. E questo aiuta”. Nell’ultima edizione dei personaggi più influenti del vino stilata da Cronache di Gusto, Tersi si è piazzato al numero 98. Davanti alla new entry Maria Sabrina Tedeschi.

A parte Farnese (74,9 milioni di ricavi e un Margine operativo lordo di 15,4 milioni), non ci sono, almeno apparentemente, grandi merger all’orizzonte. Difficilmente si riproporranno casi come Biondi Santi o Sella e Mosca. Da notare però che sia nel caso di Farnese che di Sella e Mosca si sono attivati fondi d’investimento con capitali tali da forzare lo sviluppo delle aziende.  Sella e Mosca e la toscana Teruzzi & Puthod sono state vendute da Campari per 62 milioni e il fondo cinese Nuo Capital investment company è entrata nel capitale di Terra Moretti. “Escluderei deal delle dimensioni di Biondi Santi e Sella e Mosca – si dichiara d’accordo Tersi che è anche presidente di Venturini Baldini – ma il grosso del lavoro è da svolgere nell’off market, cioè nel cosmo delle piccole e medie imprese. In questa fase il rischio è molto più contenuto: il denaro non costa quasi nulla ed è molto più facile indebitarsi di un tempo”. 

Negli ultimi anni i produttori “aggregatori” sono stati nomi blasonati del vino tricolore: Marzotto, Angelini, Frescobaldi, Feudi di San Gregorio. Ma la tensione non è caduta: oggi a uscire allo scoperto sono Moretti Polegato che cerca una cantina nel Chianti; la veneta Paladin che non si accontenta della franciacortina Castello Bonomi e punta sul Conegliano Valdobbiadene; Mondodelvino che scandaglia la Denominazione del Prosecco alla ricerca di opportunità. Quali le Denominazioni che fanno gola agli investitori? “Inevitabilmente il Piemonte – risponde Tersi – ma non esistono opportunità d’acquisto in questa regione. Mentre ci sono possibilità in Veneto e in Toscana: regioni ambite. Non trascurerei Sicilia e Marche che presentano grandi occasioni. Infine Abruzzo e Puglia hanno potenzialità inespresse da monitorare”.      

C.d.G.

 
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