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Mag

Per il Soave è il momento della riscossa. Gini: “Garantiremo alla Doc uve sempre migliori”

on 20 maggio 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari

Il presidente del consorzio traccia l’analisi della situazione e punta alla dichiarazione preventiva dei vigneti: "Siamo come un gigante buono che ha voglia di rivincita"


(Sandro Gini)

di Francesca Landolina

“Un gigante buono che cerca la rivincita”, sono le parole di Sandro Gini, presidente del Consorzio Soave durante Soave Stories, la due giorni di maggio organizzata con lo scopo di avviare riflessioni importanti sulla denominazione, che sta intraprendendo grandi passi avanti sul fronte della valorizzazione qualitativa. 

E, a tal proposito, buone le notizie che giungono dai dati Ismea (Istituto servizi mercato agricolo alimentare) e dalla Camera di Commercio di Verona che certificano un incremento del 20 per cento del valore del Soave e del Soave Classico, in controtendenza rispetto ad altre denominazioni. Se Ismea riposiziona il valore della Doc significa che anche il prezzo delle uve è in aumento. Facciamo prima un passo indietro. Il report dell’osservatorio economico agroalimentare della Regione Veneto, sulla vendemmia 2018, aggiornato a novembre 2018, riporta i prezzi delle uve e segnala un calo medio pari al 20,9% per tutte le tipologie presenti in Veneto. Per i bianchi, la decrescita dei prezzi risulta essere più decisa, ad eccezione del Soave, del Durello, del Garda Chardonnay e del Valdadige Pinot grigio, che si tengono al di sotto del -6,5%. Il prezzo delle uve del Soave Classico, relativamente alla vendemmia 2018 è stato infatti di 0,70 centesimi al chilogrammo, ma stando alle previsioni Ismea, aggiornate ad aprile 2019, ci sarebbe l’incremento sopracitato. Il prezzo medio mensile del Soave Classico si attesterebbe infatti intorno a 126 euro per ettolitro quindi si ipotizza anche l’aumento del prezzo delle uve.


(Il castello di Soave)

“La diminuzione generalizzata dei prezzi di tutte le tipologie venete è riconducibile all’aumentato potenziale produttivo, nel 2018, dovuto anche al gran numero di nuovi impianti che sono entrati in produzione e all'ottima annata in termini quantitativi. Per il Soave questo trend verso il basso è stato limitato nel 2018, in controtendenza, grazie ai limiti che abbiamo imposto e che imporremo per gli anni futuri, a meno che il mercato non ci dia nuovi segnali. Abbiamo un potenziale produttivo di 600 mila ettolitri, ma il tetto massimo che ammettiamo è di 450 mila ettolitri. In più nel 2018, la vendemmia particolare ha consentito di arrivare ad una produzione di 420 mila ettolitri di Soave e Soave Classico in linea con quanto richiesto dal mercato”, spiega Gini. Il messaggio del presidente è chiaro: “Il territorio è alla base di tutto”. Il vigneto più grande d’Europa ha l’ambizione di diventare tra i vigneti con alta reputazione. Dopo la zonazione e l’individuazione di 33 unità geografiche, ognuna con identità e caratteristiche proprie, la piramide della qualità sarà codificata dal disciplinare dal basso verso l’altro (Soave – Soave Classico – Soave con nome di zona – Soave con nome di vigna). Ma adesso il Consorzio punta alla dichiarazione preventiva dei vigneti. “Voglio che l’uva destinata al Soave sia la migliore – afferma Gini – e che il resto sia destinato ad altri vini”. Una dichiarazione senza mezzi termini che dimostra l’impegno e la devozione verso il territorio. 


(I vigneti della Doc Soave)

Zonazione, identità produttive, longevità, suolo vulcanico, sistemi di allevamento, sono alcuni contenuti che hanno caratterizzato la chiave di lettura della due giorni a Soave. Conoscere oggi il Soave significa non solo essere affascinati dal particolare paesaggio. Siamo davanti ad un territorio italiano come pochi, che a novembre del 2018 ha ottenuto il riconoscimento Giahs-Fao. Le sue vigne sono entrate a far parte dei patrimoni agricoli di rilevanza mondiale per il sistema agro-economico e per le sue caratteristiche invariate all’interno di un secolo di storia: da 200 anni fornisce sostentamento economico a più di 3.000 famiglie. Soave è anche il vigneto più grande d’Europa. 7.000 ettari vitati nel comprensorio di 13 comuni veneti, dai suoli vulcanici e calcarei, per una produzione di 30 milioni di bottiglie, vendute in Italia (12 %) ma soprattutto all’estero (25% Germania, 15% Regno Unito, 12% resto Europa, 8% Stati Uniti, 23% altri paesi nel mondo). Settanta circa i Paesi complessivamente. Numeri significativi che attestano la grandezza di quello che è stato definito un gigante, che ha combattuto e combatte un continuo confronto tra obiettivi molto diversi, spesso in antitesi. In vigna le dinamiche oppongono la storica zona classica alla più giovane area del Soave Doc, i progetti impostati sulla selezione di ogni singolo cru ad una visione più legata alla selezione delle uve, la pergola veronese agli altri sistemi di allevamento, la presenza di vitigni complementari ad una visione che privilegia l’utilizzo di Garganega in purezza (6.171 ettari). Altri i confronti se ci si sposta in cantina; qui le dinamiche conflittuali vanno dallo stile di vinificazione all’uso o meno di lieviti selezionati, all’affinamento esclusivamente in acciaio o all’uso delle grandi botti di rovere. Resta comunque inalterata la riconducibilità allo stile Soave, che trova un comune denominatore nell’origine del suolo su cui sono coltivati i vigneti. Si passa dai suoli neri e rossi di origine vulcanica ai suoli bianchi o gialli di origine calcarea. 

Tema condiviso è la sensibilità ambientale, che ha portato al modello di sostenibilità, che il Consorzio ha presentato a tutti i sindaci del comprensorio. “La conservazione dinamica e la gestione del paesaggio – afferma Gini – sono le ‘visioni’ che hanno guidato l’operatività consortile e che possono diventare valore. Siamo l’unico Consorzio italiano che utilizza il protocollo della biodiversità come sistema di misura in grado di valutare l’incidenza delle fasi produttive su terra, acqua, aria. Obiettivo finale è la sostenibilità dell’intero sistema produttivo. È stato già approvato all’unanimità da sindaci e tecnici il modello di gestione avanzata del vigneto Soave con l’obiettivo di conciliare la difesa fitosanitaria con la tutela della salute pubblica. Potrà essere pronto per essere recepito nei vari regolamenti comunali già da questa stagione vendemmiale”. 

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