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Ago

Maurizio Zanella, presidente Consorzio Franciacorta: basta paragoni con lo Champagne

on 22 Agosto 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervista

E’ il destino del “Franciacorta”, basta una parola e si scatena un vespaio.

L’ultima ad animare i cento giorni del presidente, tanto è durata la polemica, è stata “bollicine” termine da stornare dal disciplinare, perché, ne spiegavano, “è improprio e obsoleto”. Come se non fosse bastata la sfuriata di Beppe Severgnini di qualche tempo prima quando sul “Corsera” mise insieme, in un esercizio dottrinale di termini linguistici, “brut”, “champenois”, “spumanti”, “metodo classico” che è, sosteneva, una denominazione goffa e vaga, e persino “Champagne”, per giungere alla conclusione che “quelli del Consorzio di tutela del Franciacorta avrebbero un problema di denominazione che ne limita il successo internazionale e quindi dovranno trovarsi in fretta un sostantivo comune se vorranno far concorrenza allo Champagne”.

“Franciacorta” ecco il sostantivo che li elimina tutti, anzi li racchiude in senso totale, senza pronunciarli” – è la secca e pronta risposta di Maurizio Zanella che aggiunge, “ la fatua polemica su quel “lemma bollicine”, rientra in una nostra strategia che lavora in sottrazione affinché la semplificazione del disciplinare renda la denominazione “Franciacorta” esaustiva, con sempre meno inutili specifiche, dei reali contenuti del suo brand. Brand che oggi ha raggiunto livelli qualitativi e di appeal che quasi il confronto con la Francia e i suoi Champagne poco ci interessa e, anzi, sempre meno lo sarà col tempo”.

A ben pensarci “Franciacorta” è un nome bellissimo, eufonico, richiama presto una regione enologica, anzi definiamola un terroir (Severgnini approverà?) un lembo di terra lombarda compresa fra i fiumi Oglio e Mella a sud del Lago Iseo, clima mite tanto che qui crescono anche gli ulivi, e la cui genesi e le modificazioni del suolo, pare siano dovute a fattori biotici ovvero frutto dell’azione millenaria dell’erosione dei ghiacciai. Che con il loro lavorio hanno generato quei caratteristici ciottoli alluvionali che tanti effetti benefici arrecano ai vitigni. Insomma una felice sintesi che appena nata, enologicamente, individuarono in essa “La via italiana allo Champagne”.

Ma per trasformare un territorio così vocato in un’ area vitivinicola famosa c’è voluta l’arte e il genio dell’ uomo. Senza l’uomo la Franciacorta sarebbe stata un’area di grandi potenzialità ma semi sconosciuta. “E’ vero - commenta Maurizio Zanella - ma era una strada tutta in salita perché il nostro primo ed unico programma era quello di regalare al mercato prodotti sempre più qualificati e io sono felice che la Franciacorta abbia delle prospettive straordinarie ancora di crescita in termini di qualità. Ma c’è ancora molto da fare anche se abbiamo concretizzato molto di più e in fretta rispetto a tante altre aree emergenti sparse nel mondo. Grazie anche, lo dobbiamo doverosamente riconoscere, ad una natura così prodiga ad elargire frammenti di terroir prossimi al paradiso terrestre.”

L’Adamo di questo Eden all’anagrafe risultava tale Franco Ziliani che con Guido Berlucchi fondò la prima importante azienda spumantistica, a Borgonato, area bresciana. Correva l’anno 1955 e questo spiega la lungimiranza dei “franciacortini” che colsero ben presto e con oculatezza lo spirito per orientarsi sulle varietà scegliendo i classici Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. Ma questi nobili ingredienti non sarebbero bastati da soli senza il genius loci che in fondo anch’esso è legato alla storia secolare della “Franzacurta” e agli uomini e produttori del ventesimo e ventunesimo secolo. Zanella compreso che ha ereditato la missione della Presidenza del Consorzio. Con lo stesso spirito? “Quasi, perché ogni azienda ha un suo Dna che ha reso la Franciacorta come una tavolozza di un pittore, piena di diversi colori, che creano una diversità non solo cromatica ma anche timbrica. I nostri produttori, centoquattro in tutto, sono come un’orchestra. Al di là del genius loci che lei cita, c’è stata la lungimiranza e la voglia e la capacità di sopportare pesanti sacrifici, lo diciamo non per suscitare compassione ma per manifestare l’orgoglio di aver superato l’asta fissata su certi impervi livelli qualitativi delle nostre…bollicine, e qui mi consenta di usare il termine, che hanno condotto ai successi e ai livelli di eccellenza che oggi tutti ci riconoscono”.

Allora anche qui basta pronunziare una sola parola “Franciacorta” per evocare un unico e univoco modo per richiamare una tipologia eccellente di Spumante italiano? O ha bisogno ancora di un qualcosa in più? “Basterebbe – puntualizza Zanella - ma abbiamo ancora un obbligo e un dovere verso il consumatore il quale soffre ancora la necessità di dialogare usando altri aggettivi, un consumatore che andrebbe ulteriormente educato da chi ha il compito di promuovere cultura”.

Nelle degustazioni alla cieca molti o alcuni spumanti italiani franciacortini e/o trentini ottengono spesso punteggi più alti dei celebrati Champagne, eppure i transalpini in fatto di charm e appeal sono ancora insuperabili. Grazie alla loro storia o cos’hanno in più di Voi? “Hanno un storia ininterrotta di esperienze enologiche, ma anche una dimensione e uno standard qualitativo che in verità è sceso forse perché costretti a sottomettersi magari alle leggi di mercato, ma io vorrei sottrarmi dal fare paragoni, forti come siamo oggi di quella consapevolezza di una personalità che non patisce alcun timore reverenziale nei confronti dello Champagne, un carattere diverso e ben riconosciuto non solo nei banchi d’assaggio ma anche sui prezzi allo scaffale. Basta con il fare i confronti con lo Champagne, anche se sempre più spesso la comparazione è a favore nostro per cui non chiamarli in causa torna sempre e tutto a nostro vantaggio”.

Un carattere che non si manifesta solo dentro le bottiglie ma in tutto il vostro territorio, con il Lago d’Iseo, la Valcamonica, l’Adamello, i Borghi tra i più belli d’Italia, i siti Patrimonio dell’Umanità.“E’ in atto un piano – anticipa Zanella - per la difesa e la valorizzazione di queste prerogative la cui attuazione sarà gestita da un consorzio dei diciannove comuni rientranti nell’area della Docg Franciacorta e in partnership con nostro Consorzio”. Allora viva le bollicine della Franciacorta. “Viva la libertà di espressione - chiosa Maurizio Zanella – Non vale una polemica. E’ importante invece che la cultura abbia capito che sia sempre meglio valorizzare una denominazione che non un disciplinare. E voi di Cronachedigusto ci siete riusciti”.

Stefano Gurrera

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Commenti  

 
+1 #1 Stefano Gurrera 2012-08-23 15:41 Caro Giovanni, bisogna conoscere un po' di storia prima di parlare. Nessuno lì, in quel luogo, ha mai pensato di voler scimmiottare la Francia. Uno dei tanti nomi di questo sito è stato Corte Franca il cui etimo stava per "luogo dove non si pagava alcun dazio". L'italianizzazion e del nome lo ha poi trasmutato in Franciacorta. Che per me ha un bel suono, ma questo, capisco, non può bastare. Perchè più che il nome l'importante è ciò che evoca. Prendiamo due nomi a caso, Gesù e Giuda, hanno quasi la stessa fonia dal punto di vista timbrico, se dovessimo scegliere per un marchio il colore del suono, l'uno vale l'altro. Ma il primo evoca amore, perdono e salvezza, l'altro cattiveria perfidia e tradimeto. Franciacorta naturalmente, non evoca alcuna di queste virtu né di tali vizi, ma paradisiache suggestioni della quali, in gran parte sono citate sul pezzo.- E i franciacortini lo sanno bene che bisogna lavorare su questi elementi evocativi e lo stanno facendo. E bene. Citazione
 

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