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27
Mar

La signora delle Marche e del Rosso Piceno: "Ma sul disciplinare avrei qualcosa da ridire"

on 27 Marzo 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervista

La nostra intervista ad Angela Velenosi che si racconta a Cronache di Gusto a 360°: dalla sua azienda al futuro, passando per un nuovo vino che debutterà ufficialmente al prossimo Vinitaly


(Angela Velenosi)

di Federico Latteri

Brillante, dinamica, vulcanica, ma anche acuta e riflessiva. E' Angela Velenosi, uno dei volti più famosi dell'Italia del vino, una donna che ha raggiunto importanti e prestigiosi traguardi grazie a indiscusse capacità e ad un grande lavoro. 

Portare l'azienda al livello attuale non è stato affatto facile poiché si partiva da un territorio poco conosciuto che poneva tanti interrogativi e importanti scelte da fare. Una strada decisamente in salita. “Trentacinque anni fa, nel giugno dell'84, decidemmo di iniziare questa avventura nell'area in cui oggi operiamo - dice la Velenosi - Il territorio non mi ha trainato, non perchè non fosse vocato, ma perchè ancora da scoprire. Potevo occuparmi di aziende di famiglia in altri settori, ma per passione non l'ho fatto, ho voluto iniziare questo nuovo percorso, senza grandi capitali, nè Doc famose. Credo che la mia sia una storia bella, soprattutto perchè all'inizio nessuno avrebbe scommesso su di me. Però non l'ho mai vissuta come una sfida, ma come qualcosa fatta con il cuore, una cosa che volevo portare avanti”. Poi precisa: “Quando credi in qualcosa e ti accorgi che è diventata parte di te non puoi fallire. Faccio tante attività, non mi fermo mai e non capisco quando mi chiedono se sono stanca. Il lavoro è la mia vita e non posso essere stanca".

Come sta l'azienda oggi?
“Direi molto bene, riceviamo costantemente riconoscimenti dalla stampa specializzata, produciamo 2,3 milioni di bottiglie e ritengo che, dopo 35 vendemmie, abbiamo acquisito una buona maturità. Inoltre, abbiamo ampliato i nostri territori con le tenute abruzzesi. Essendo originaria di Teramo, per me ha anche il significato di un ritorno alle origini. Qui abbiamo voluto percorrere nuove strade, dando uno stile diverso ai vini. Per le vinificazioni usiamo il cemento, poi botti da 48 ettolitri per la maturazione. Tutto viene seguito da un enologo che si occupa solo di questa azienda, così come accade per il Verdiccchio e la Lacrima di Morro d'Alba, gli altri due grandi vini marchigiani prodotti lontano dal nucleo principale dell'azienda”

C'è un'etichetta del cuore tra i suoi vini?
“Mi piace dire che il Brecciarolo è la mia ammiraglia perchè è un prodotto di grandissima importanza per noi. E' difficile fare tante bottiglie di un vino di questa qualità che vengono vendute ad un prezzo così conveniente”

Come va il mercato estero?
“Siamo presenti in 55 paesi. Oggi il mercato è cambiato perchè è aumentata molto l'offerta e anche gli interlocutori. E' diverso anche il modo di consumare il vino, ci sono più persone competenti, ma questo è un piacere. Un esempio è New York, un mercato saturo e molto competitivo dove è difficile vendere, un vero e proprio banco di prova. Un altro elemento importante che sta emergendo negli ultimi anni è l'aumento dei vini prodotti localmente, un po' in tutti gli stati, una sorta di risveglio dell'orgoglio di essere parte di qualcosa”.

Quando si è accorta di avere successo e come?
“Quando qualcuno provava a presentarmi e l'altra persona diceva “ma la signora Velenosi è famosa”. Rimanevo basita... Oppure quando un importatore poneva attenzione sui nostri vini pur non essendo alla ricerca di nuove etichette”.

Il futuro dell'azienda?
“Dovrebbe chiamarsi Matteo e Marianna. Sono i miei figli che hanno già intrapreso importanti percorsi di studio. Matteo è ricercatore in Viticoltura ed Enologia presso l'Università di Bari. Marianna si occupa da due anni e mezzo di marketing strategico per un grosso gruppo francese. La mamma ha in mente che tornino in azienda presto”.

Come sta oggi il vino italiano?
“Dalle ultime impressioni avute al ProWein posso dire che gode di ottima salute. L'Italia è un valore aggiunto, l'appeal è notevole nel vino come in altri settori. Dobbiamo, però, sempre lavorare per non perdere il vantaggio che abbiamo. E' importante snellire la burocrazia e superare le diatribe per essere competitivi. Ci sono competitor “dormienti” come la Spagna che non ha ancora preso coscienza delle proprie potenzialità”.

E il suo territorio?
“Cresce molto, è bellissimo vedere giovani, nuovi o di seconda generazione, impegnati nelle aziende vitivinicole. Poi nel Piceno il 70 % della produzione è in biologico”

Dove può arrivare il Rosso Piceno?
“Ha due punti di forza che sono il Montepulciano e il Sangiovese, ma anche un punto debole costituito da una forbice troppo ampia nel disciplinare che consente di utilizzare da 40 a 70 per cento di Montepulciano. Ciò va a discapito dell'identità. La potenzialità è enorme, ma bisognerebbe stringere questa forbice”.

Ci saranno novità in azienda a breve?
"Al Vinitaly verrà presentato un nuovo vino, si tratta del Verso Sera 2017, un Montepulciano d'Abruzzo colline Teramane Docg, il top di gamma dell'azienda abruzzese. E' il vino della maturità che racchiude in sé l'esperienza di tante vendemmie. Rappresenta un momento particolare della giornata, la sera, quando sei con te stesso e pensi al lavoro fatto durante la giornata. Proprio in questa occasione vuoi gratificarti e per farlo hai bisogno di un bicchiere di vino, non ti serve nessuna altra cosa".

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