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03
Mag

La Borgogna dai Village ai Grand Cru: lezione (e degustazione) a Roma

on 03 maggio 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La degustazione


(Armando Castagno nel corso della sua lezione)

di Marco Sciarrini, Roma

Una degustazione con 8 grandi vini bianchi per scoprire, capire e conoscere la Borgogna, quella dei piccoli vigneron che lavorano nei "Village" fino ad arrivare ai Grand Cru. 

A guidare il pubblico duramte il tasting, promosso da Buongiornovino, c'era Armando Castagno, degustatore, scrittore e critico del vino, autore del libro “Borgogna, Le vigne della Côte d’Or”, sulle grandi espressioni del bianco di Borgogna. I vini di Borgogna godono della fama di essere tra i più longevi, blasonati e costosi vini del mondo e l’uva Chardonnay che da origine a questi vini non appare in etichetta per legge. Solo il territorio di origine e la denominazione di base, la regione amministrativa di Borgogna che era composta da 4 dipartimenti è confluita nella regione Bourgogne-Franche-Comté formando otto dipartimenti: la Côte-d'Or, le Doubs, la Haute-Saône, le Jura, la Nièvre, la Saône-et-Loire, le Territoire de Belfort et l'Yonne. Cinque sono le zone vitivinicole della Borgogna di cui quattro si succedono a sud di Digione, più a nord la Côte de Nuits e poi la Côte de Beaune che insieme costituiscono la Cote d’Or, scendendo più a sud troviamo la Côte Chalonnaise e poi il Mâconnais; lo Chablis & Grand Auxerrois si trova distaccato dalle precedenti a nord-ovest di queste, cioè più vicino a Parigi.

La classificazione dei vini di Borgogna si presenta abbastanza complessa, differenziandosi anche dalla classificazione dei vini prodotti in altre parti della Franci. Il sistema di classificazione, sviluppatosi nei secoli, ha lo scopo di esaltare le zone di maggiore eccellenza. La storia della Borgogna corre parallela alla storia dei vini in Europa, una produzione di vini di grande finezza, per i quali Petrarca ne raccontava i pregi già nella sua Opera I, del 1581. 

La degustazione ha visto susseguirsi i seguenti vini:

La Meuliere – Chablis 2015
Un ottimo Chablis "Villages" ottenuto da diverse parcelle aziendali, su tre comuni: Fleys, Béru e Chichée. Chiaro e brillante al colore, ha una magnifica chiarezza espressiva nelle note molto franche e dirette di scorza di limone, fiori bianchi, pepe bianco, salsedine, pietra gesso e menta, la bocca, grazie alla generosità del millesimo, è meno sferzante del solito e accompagna anzi con una certa delicatezza di tocco, nel preciso riecheggiare delle sensazioni percepite nel bouquet. 

Henri&Gilles Buisson – Saint-Romain La Perrière 2016
La Perrière è un vigneto piazzato splendidamente, è a mezza costa nel settore ovest del comune, e guarda il sole levarsi al mattino. Buisson ne ricava uno dei suoi vini di più abbagliante mineralità, a note fresche di agrumi, fiori e erbe aromatiche, in un contesto aromatico improntato all'austerità, segue un assaggio teso e appassionante, in cui l'acidità traccia un profilo affilato, dalla beva che trascina. Un gran vino con ottime prospettive di ulteriore evoluzione almeno sui dieci anni.

Larue – Saint Aubin 1er Cru En Montceau 2016
Il perfetto bilanciamento che regala questo luminoso bianco di Larue è regalato dai fattori territoriali e climatici che caratterizzano la parcella "Montceau", stretto parente del ben più celebre Premier Cru "La Chatenière. Riassume quindi il carattere minerale del Vielles Vignes e la delicatezza aromatica del Les Combes. Freschezza e salinità sono le doti maggiori di questo vino 

Claude Nouveau – Santenay Blanc 1er Cru Grand Clos Rousseau 2017
L'ottima posizione e il fondo molto calcareo disegnano i contorni di un vino che sposa la maturità sudista dei bianchi di Santenay alla freschezza minerale garantita dai sottosuoli della Cote d'Or, fa 12 mesi di barrique e il risultato è sorprendente, note di iodio, mandorla, fiori bianchi e gialli, un lieve tono erbaceo fresco e dolcezze fruttate da mela e pesca quasi in sorbetto compendiano una dotazione aromatica di grande interesse; cui fa eco una bocca equilibrata, senza spigoli o eccessi né acidi né alcolici, e un finale schiettamente salino, piuttosto lungo sebbene molto sobrio. Nota importante di questo vino se ne fanno 285 bottiglie, una barrique Borgognona, una pièce.

Arnaud Tessier – Meursault Casse-Têtes 2016
Parcella splendida che dona al vino una trama di rara classe. Vino più vigoroso se comparato ad altri vini della stesso produttore ma sempre molto fine. Particolare per la sassosità dei suoi vigneti denominati teste di montone per la loro durezza. Le radici devono percorrere 10, 12 metri per trovare umidità. I vini sono un “succo di roccia”, con nota minerale piuttosto intensa coadiuvata da una frutta generosa, note di burro, nocciolina, fiori. Molto elegante al palato e di ottima lunghezza.

Chantereves – Chassagne Montrachet 1er Cru Les Morgeots 2017
Il 2017 Chassagne Montrachet Morgeot è il migliore dei bianchi realizzati in questa tenuta fino ad ora, almeno per raffinatezza e delicatezza. Questa impresa è stata lanciata nel 2010 dai due proprietari, Guillaume ha lavorato presso Etienne Sauzet prima di trasferirsi come enologo in Domaine Bize a Savigny-lès-Beaune oltre dieci anni fa, mentre la giapponese Tomoko ha studiato presso la rinomata scuola del vino a Geisenheim in Germania, prima di lavorare in una tenuta di Rheingau. La tradizione vinicola tedesca e francese è in qualche modo riconoscibile nei vini Chantereves. E, naturalmente, nel tempo, hanno l'ambizione di acquistare vigneti propri. Il 2017 segna la prima annata dai propri vigneti; un piccolo appezzamento di Aligote di 90 anni molto vecchio situato a Ladoix. Sia Tomoko che Guillaume hanno la stessa filosofia del vino. Non stanno cercando di produrre vini grandi, audaci, estratti che ti colpiscano, ma piuttosto vini raffinati, energetici che si costruiscono in bocca e sono più di lunghezza e finezza che impatto immediato. 

Moissenet-Bonnard – Puligny-Montrachet 1er Cru Hameau de Blagny 2016
Il bianco di maggiore ambizione della gamma di Moissenet-Bonnard, e uno dei più grandi bianchi borgognoni. Purtroppo, ce n'è pochissimo. Sono bianchi lapidari, purissimi, di classe eccelsa, profuma di acacia e mandorla, di salgemma e lievemente di menta e mandarino, e sfoggia una tessitura da grande vino al sorso, precisissimo eppure coinvolgente e comunicativo. Vinificazione in acciaio, trasferimento in pièces (30% nuove) per una maturazione di 14 mesi durante i quali svolge per intero la fermentazione malolattica, con due bâtonnages al mese per i primi cinque mesi. Eccezionalmente versatile a tavola, con ovvia predilezione per la grande cucina di mare, anche molto complessa e con elementi esotici. Grandi possibilità evolutive.

Poisot – Corton Charlemagne Grand Cru 2016
La leggendaria vigna detta da almeno mille anni "Corton-Charlemagne" è in realtà un insieme di parcelle di una disomogeneità straordinaria per i canoni borgognoni. Ed è qui che Rémi Poisot possiede una micro-proprietà di 0,57 ettari di vigneto piantato cinquanta anni fa da cui ottiene meno di tremila bottiglie di questo capolavoro, per il quale non sembri azzardato né provocatorio, il giudizio di vino dal rapporto qualità prezzo favorevole. L'integrità del frutto (pesca, susina gialla) incrocia una buona definizione salina, splendide volute floreali e qualche traccia muschiata, tostata, gessosa, oltre ad una peculiare nota di tartufo bianco che emerge con l'aerazione. Vino di classe suprema, già approcciabile entro pochi mesi ma pronto ad affrontare almeno tre decenni in una cantina adatta alla maturazione dei grandi vini, in un continuo crescendo di complessità e tasso emozionale.

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