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18
Mar

Dal Primitivo al Negroamaro, "così trasformo il vino in opere d'arte"

on 18 Marzo 2016. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il personaggio


(Arianna Greco)

di Annalucia Galeone

Ogni fine è un nuovo inizio. Una storia giunta al capolinea innesca tante reazioni, queste energie se convogliate nella giusta direzione conducono ad una nuova vita, ad abbandonare le certezze e ad inventarsi un lavoro partendo da una semplice passione: il vino. Il prezioso nettare colpisce prima la vista e dopo gli altri sensi. Nasce come alimento, ma è anche colore e cosa potrebbe accoglierlo se non una vera e propria tela da pittore?

E' la storia di Arianna Greco, giovane pittrice pugliese, non la solita artista è l'ideatrice di una nuova forma di arte quella enoica ovvero la pittura con il vino.  Gli inizi sono stati duri per acquisire credibilità tra gli scettici e chi considerava uno spreco l'uso di un Barolo del 1964 sulla tela anziché nel bicchiere. E’ l'evoluzione del colore che rende affascinante l’impiego del vino, occorre maestria poiché tende a ossidarsi rapidamente. Si passa dalle tonalità del rosso rubino al porpora ai colori più maturi con le sfumature aranciate, mattonate e marroni.
“Dal febbraio 2012 ad oggi ho realizzato quasi 200 opere di dimensioni diverse e con innumerevoli vitigni diversi - racconta Arianna -. La mia prima tela è stata dipinta con Primitivo di Manduria, uno dei miei vitigni preferiti.Mi piace sperimentare, amo provare nuovi colori e seguirne il comportamento nel corso del tempo. Ad ispirarmi è sempre un moto dell’animo, una passione, un sussulto al cuore. Non amo raffigurare paesaggi o nature morte. Non trovo entusiasmo nell’osservarle. Mi attrae molto di più la tensione muscolare e l’espressività del volto di una donna nel momento in cui sta godendo oppure mentre è assorta nei suoi pensieri con i lineamenti del viso rilassati oppure ancora quando si offre seminuda con aria di sfida, magari offrendo due calici di vino a chi osserva la tela. O quando, piegata, inarca la schiena offrendosi come tavolino umano per quella stessa bevanda. Il vino per me è forza e tanta sensualità mai banale. Non avendo studiato né arte né enologia ho proceduto da autodidatta affinando la tecnica pittorica e le modalità di gestione del vino. Prova dopo prova, con la continua osservazione della figura umana, del gioco delle luci, delle ombre e con la voglia di migliorare il mio tratto, sto continuando ad imparare. Scelgo il vino alternando i vitigni, i produttori, le annate. Ogni bottiglia è una scoperta. Alcuni vini mi gratificano nella resa cromatica nel tempo, nella loro persistenza altri sono deludenti, il colore tende a scomparire dopo solo poche ore. Dopo tanta ricerca custodisco gelosamente i miei segreti”.


(Nel bene e nel male appena dipinto)

L'agenda degli impegni è molto fitta. Il 25 marzo sarà in Russia per tenere un live e una mostra a San Pietroburgo presso “The State Hermitage Museum Official Hotel” in abbinamento ad un wine tasting con produttori italiani organizzato da Andrea Sarasso.
Il 2 aprile volerà in Brasile, a San Paolo, per Encontro de Vinhos 2016, la fiera vinicola mondiale in sei tappe, per cui ha realizzato l’immagine ufficiale che sarà svelata durante l'inaugurazione. Al rientro tappa a Vinitaly, nel Padiglione Puglia, con una tre giorni di pittura live con il vino.
A fine aprile sarà presentato il film documentario che la vede protagonista, dedicato alla pittura col vino e alla Puglia Enoica, assieme a tre aziende che fanno da set cinematografico, i Conti Zecca per il Negroamaro, il Consorzio Produttori Vini di Manduria per il Primitivo di Manduria e Grifo per il Nero di Troia. La regia e la produzione sono di Agnese Correra.
Con il successo sono arrivati i furti di opere e i tentativi di imitazione. “Di norma si tenta di emulare ciò che “va di moda”, ciò che piace, che “fa stile” basti pensare a tutti gli articoli tarocchi in vendita – sottolinea Arianna. Quindi vedere foto in cui qualcuno/a cerca di lanciarsi con la pittura col vino, cerca di emularmi, mi riempie di orgoglio perché significa che ciò che creo è oggetto di ammirazione quindi da tentare di riprodurre”.
                         

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