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17
Mar

on 17 Marzo 2011. Pubblicato in Numeri Marzo 2011 - Numero 209 del 17/03/2011

SCENARI

L’Italia blocca le importazioni dal Giappone dopo il terremoto e il disastro nucleare. Ma dal Paese del Sol Levante arriva ben poco 

Lo tsunami in tavola

Effetto dello tsunami nipponico anche nel settore alimentare italiano. Ammonta infatti a 13 milioni di euro il blocco delle importazioni di cibi dal Giappone a partire dall'11 marzo. La cifra e' stata resa nota dalla Coldiretti in seguito all'annuncio del fermo da parte del ministro della Salute Ferruccio Fazio. ''Gli arrivi di prodotti agroalimentari dal Giappone - dice la Coldiretti - sono limitati per un importo che nel 2010 ha raggiunto solo i 13 milioni di euro, appena lo 0,03% dell'import agroalimentare totale nazionale, anche perche' i ristoranti giapponesi in Italia si approvvigionano di pesce sul posto''. Peraltro le importazioni riguardano, per ben 3 milioni di euro piante e fiori che non sono destinate a fini alimentari mentre sono praticamente irrisori, gli arrivi nell'ordine di semi oleosi, bevande alcoliche, oli vegetali, prodotti dolciari, pesce e the'. ''Le esportazioni alimentari sono in realta' marginali in tutto il mondo poiche' il Giappone e', tra i Paese sviluppati, il piu' dipendente per l'alimentazione dall'estero dal quale importa ben il 60% del proprio fabbisogno'', afferma ancora la Coldiretti. Molto piu' rilevante e' quindi l'export di prodotti agroalimentari Made in Italy nel Paese del Sol Levante che potrebbero essere colpiti dagli effetti della tragedia sull'economia nipponica. A rischio ci sono le esportazioni agroalimentari nazionali che nel 2010 hanno fatto segnare un valore 536 milioni di euro, in aumento del 2 per cento rispetto all'anno precedente. E intanto e' stata proprio la Commissione europea a raccomandare agli Stati membri ''di effettuare delle analisi sul livello di radioattivita' nei prodotti alimentari per l'uomo e per gli animali, importati dal Giappone''. Lo ha detto all'Ansa Frederic Vincent, portavoce del commissario europeo alla salute John Dalli, precisando che Bruxelles ha notificato gia' da ieri la raccomandazione alle autorita' responsabili nei 27 Stati membri, tramite il sistema rapido di allerta comunitario per alimenti e mangimi (Rasff). Sulle importazioni di alimenti e mangimi dal Giappone, tiene a rassicurare il portavoce del commissario europeo alla salute John Dalli, ''il valore totale nell'Ue in campo alimentare e' stato complessivamente di appena 65 milioni di euro''. Quanto all'Italia, ha aggiunto, ''le importazioni sono minime; i primi clienti sono Germania, Olanda, Regno Unito, Belgio e Francia''. Dal Giappone, gli europei importano soprattutto prodotti della pesca come molluschi bivalvi, cibo per animali da compagnia e ortofrutticoli. In Europa i livelli autorizzati di radioattivita' nei settori agroalimentare e della pesca sono definiti dal regolamento del 1987 che fissa i valori massimi ammissibili a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva. Sulla base di queste norme quindi, ogni Stato membro e' invitato a testare i prodotti alimentari importati dal Giappone e, in caso di presenza radioattiva anormale, segnalarlo alla rete 'Ecuri', il sistema europeo di allarme in campo nucleare. Un sistema per prevenire ogni rischio per la salute.

Elena Mancuso

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