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27
Ott

on 27 Ottobre 2010. Pubblicato in Numeri Ottobre 2010 - Numero 189 del 28/10/2010

LA PROVOCAZIONE

Il primo vino dell'annata non è più di moda. Il boom nel Duemila, ora sembra caduto nell'oblìo. Un monito per chi crede alle tendenze

Novello,
chi era costui?

Ormai non se ne parla quasi più. Eppure alla fine degli anni '90 guai a mancare l'appuntamento col vino novello. Ai primi di novembre era un susseguirsi di feste, wine show, degustazioni, bottiglie da stappare, tutti attorno al vino novello, il primo vino dell'annata. Da Nord a Sud, senza requie, si celebrava questo rosso un po' frizzante da bere da solo o in compagna con le castagne o il panino con la mortadella. Tutto questo fino ad un lustro fa. Sembra passato un secolo. Cosa è successo? Nonostante per alcune cantine fosse un modo per incassare subito qualche soldino (spesso le vendite erano su prenotazione) si è voluto legare questo vino a un momento, una tendenza, una moda. E quando le cose sono di moda prima o poi finiscono. Ed è inutile poi sostenere che il novello ha avvicinato il vino ai giovani. Perché forse quei giovani sono cresciuti e i giovani successivi hanno cominciato a bere altre cose. Certo è che molte aziende hanno cominciato a smettere di produrlo. In Veneto come in Sicilia. Milazzo, Tasca d'Almerita, e tanti altri non lo fanno più. Duca di Salaparuta resiste ma ha ridotto la produzione. Circa 150 mila bottiglie, ma qualche anno fa erano molte di più. Mentre per esempio il salone del novello che prima si teneva a Vicenza e più recentemente a Verona, non si fa più. Altro chiaro segno di disinteresse. Secondo alcuni è la prova che il gusto si è evoluto, che i consumatori sono più esigenti e allora spendere per spendere meglio un rosso corposo, strutturato, che un vino frizzantino. Attenti, anche questo non è più vero. Perché oggi i consumastori evoluti cercano l'eleganza e il territorio, il rispetto dell'ambiente e il vitigno autoctono. Quindi siamo in un'altra fase ancora. Mi chiedo se anche quest'ultima fase sia pure una moda oppure qualcosa di più definitivo. Credo di più alla seconda ipotesi e si vedrà. In ogni caso meglio evitare che certi vini siano solo una tendenza. E per farlo bisogna continuare a crederci, ad investire, a scommettere, a fare ricerca, cosa che non è accaduta per il novello. Noi guarderemo con curiosità chi il novello lo fa ancora e perché. E magari lo racconteremo. Senza dimenticare che i francesi, con il Beaujolais continuano a marciare come se nulla fosse. Altro che moda. Non cambiano gusto ad ogni giro del vento. C'è qualcuno da 200 anni a questa parte che ha messo mai in discussione i primati della Borgogna o di Bordeaux? No, perché sono vini che vanno oltre le mode e le tendenze. Come mai? Ce n'è per imparare.

F. C.

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Commenti  

 
0 #1 Marilyn 2010-10-27 14:19 Peccato.
Penso che sia veramente il caso fare ricerca, investire nella promozione di questo prodotto che fra l'altro è una tradizione. Come ben sappiamo tradizione è cultura ed in questo periodo ne abbiamo tanto bisogno.
Citazione
 
 
0 #2 Marco Calcaterra 2010-10-28 17:51 Caro Fabrizio,
noi rientriamo tra i "pochi" da te citati che ancora credono in questo "festoso" prodotto. Il novello celebra ogni anno la nuova produzione,l'ultima vendemmia da poco trascorsa, ma attenzione a confonderlo con l'ordinario "vino nuovo": potrebbe essere proprio questa confusione nel consumatore, che ne accentua la decadenza. Questo prodotto è unico, perchè ottenuto per macerazione carbonica da grappoli interi, secondo la vera tradizione "beaujolais", con un metabolismo fermentativo molto particolare (ferm. malo-alcolica). La mia stima verso questo prodotto rimane sempre altissima, altrettanto alta la speranza che la curiosità spinga i consumatori a conoscere le molteplici facce della tecnica enologica ed a volerne assaporare i prodotti.
Cordialissimi saluti.
Citazione
 

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