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Ott

on 26 Ottobre 2010. Pubblicato in Numeri Ottobre 2010 - Numero 189 del 28/10/2010

SALONE DEL GUSTO

Si è conclusa la manifestazione di Torino con record di presenze e grande soddisfazione da parte dei produttori. Il mercato di nicchia è in buona salute e sembra non conoscere crisi. Da Nord a Sud la testimonianza di chi ha voluto investire nell’eccellenza sostenibile

Sarà Slow ma cresce


da sinistra a destra Giuseppe Ruaro, Emilia D'Urso, AndreaTessari, Laila Cacciamani, Alceo Orsini, Ottilie Pobitzer, Salvatore Bussu, Francesco D'Anna, Paolo Chiapparelli, Fausto Carboni.

L’eccellenza agroalimentare va vele spiegate e si lascia la crisi alle spalle. Non poteva registrare dati migliori l’edizione 2010 del Salone del Gusto organizzata da Slow Food: record di presenze, 200.000 visitatori, 20 mila in più rispetto al 2008, e soddisfazione da parte dei 910 espositori che vedono un mercato dei prodotti di nicchia in ripresa, per alcuni addirittura in crescita esponenziale. Un trend in netto contrasto con i tagli pesanti apportati dalle istituzioni ai fondi per la manifestazione, 600 mila euro circa un 20  per cento in meno. A risentirne di più Terra Madre che non avrebbe potuto usufruire di nuovo del milione e mezzo di euro erogato dal Ministero degli Esteri per la volta precedente. Nonostante Slow Food abbia dovuto fare i conti con finanziamenti più ristretti, la microeconomia dei presidii e delle tradizioni enogastronomiche ha comunque ingranato la marcia a tutte le latitudini della nostra penisola come raccontato dagli stessi produttori. E Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia lancia anche un appello alle istituzioni: "Il successo del Salone del Gusto conferma che questa manifestazione funziona sia per il pubblico che per gli stessi imprenditori. Governo ed enti locali alle prese con le ristettezze economiche ne tengano conto. Forse è venuto il momento di selezionare i tanti contributi pubblici destinati ad eventi del genere e premiare quelli che funzionano". Ed ora la parola ai produttori.

In Friuli c'è Luigi Faleschini, nella foto a destra, coltivatore del presidio Slow Food Radìc di Mont. “La nostra è una piccola produzione, non stiamo soffrendo la crisi. Certo, il nostro è un germoglio che ha il suo costo, dai 12 ai 16 euro come prodotto fresco e che trasformato arriva a 100 euro al kg e i consumi sono in crescita".

In Veneto Andrea Tessani produttore del presidio Slow Food Oca in Onta spiega: “Un prodotto di cui ha memoria la gente di una certa età. Devo dire che al salone ha  incuriosito. Si sta riscoprendo ma attualmente siamo solo due produttori a farlo. La carne la conserviamo in barattolo come vuole la tradizione e la vendiamo a 40 euro al kg circa. Un prezzo che ci consente di vivere e crescere".

Sempre al Nord, in Lombardia,  Paolo Chiapparelli presidente del Consorzio Salvaguardia del Bitto Storico è entusiasta: “Il Bitto è un formaggio che va a ruba. Lo richiedono da tutto il mondo. Nel mercato vanno solo 1500 forme. Uno dei più costosi al mondo. L’annata del 2006 per esempio la vendiamo a 75 euro al kg. Prodotto con il latte della razza vaccina orobica è il gioiello della nostra civiltà contadina”.


Bitto Storico

Giuseppe Ruaro coltivatore del presidio Slow Food Rapa di Caprauna: "La vendiamo 1 euro e 40 centesimi al chilo all’ingrosso quando la rapa convenzionale è a 30 centesimi. La gente è disposta a pagare questo prezzo. La nostra è una piccola produzione. Siamo solo quattro produttori a coltivarla e in tutto ne raccogliamo 50 quintali l’anno”. Ottilie Pobitzer produttrice del presidio Slwo Food Ur Paarl della Val Venosta racconta: “Il nostro pane non sente la crisi. Lo vendiamo tutti i giorni. Al nord il mercato c’è e comunque nel resto d’Italia. E’ un pane che piace agli italiani perché speziato”.  Mentre Alceo Orsini allevatore del presidio Pollo del Valdarno, in Toscana spiega: “Stanno aumentando le richieste. Si è creato un mercato particolare. Un circuito di certe gastronomie e ristoranti. Siamo 7 allevatori riuniti in un’associazione da due anni e grazie al presidio abbiamo conquistato più clienti. Vendiamo il nostro pollo a 26 euro intero o 15 euro al chilo”:  Altri salimi. Ne parla Ernesto Berardi produttore del presidio Slow Food Mortadella di Campotosto in Abruzzo: “Lo vendiamo a 21.50 al chilo. Piace tantissimo. Si vende bene. Fatto a mano e affumicato nel camino ne facciamo 3.000 forme l’anno”.


Salame di Fabriano

Laila Cacciamani produttrice del presidio Slow Food Salame di Fabriano: “Nel mercato il nostro salame va bene. Incuriosisce molto. Lo vendiamo a 25 euro al kg. Era un prodotto che stava scomparendo, e fu apprezzato tanto anche da Garibaldi. Oggi siamo 10 produttori uniti in consorzio per noi il mercato non ha subito contraccolpi”.
Dice Amelia Nibi (nella foto a destra con Luciano Riccò) produttrice dello stracchino stagionato biologico nel Lazio: “Non ho sentito per nulla la crisi: vendo lo stracchino al doppio del normale, a 17 euro al chilo. Si vende bene, basta farlo conoscere”. C'è pure Luciano Riccò (nella foto a destra con Amelia Nibi) produttore di prodotti per celiachi: “Abbiamo il nostro laboratorio nel monastero di S. Giovanni Battista e facciamo pane, dolci, biscotti.  Nel solo mese di agosto abbiamo registrato un più 35%. Piacciono moltissimo. Non abbiamo sofferto”. E Giovanni Convertino produttore del presidio Slow Food Biscotto di Ceglie spiega: “Questo biscotto ha 300 anni di storia. Il mercato sta crescendo. Si consuma molto ultimamente grazie anche alla promozione che ne fanno certi ristoratori”.

Vito Abrusci Presidente dell’associazione produttori “La Vera Cipolla Rossa di Acquaviva”: “Un prodotto che si è recuperato e che ha una sua storicità, già nel 1847 era citata in un archivio vescovile. La vendiamo a 26 euro al chilo. La gente la compra soprattutto come piatto a sé e non come ingrediente”. Emilia d’Urso Presidente del Presidio La Mandorla di Toritto: “Diciamo che dopo un periodo di stasi adesso il mercato della nostra mandorla si sta riprendendo. E’ richiesta dalle pasticcerie di un certo livello. Siamo solo tre produttori, 10 ettari coltivati. La vendiamo a 10 euro al chilo”.

E Salvatore Bussu produttore del presidio Slow Food Fiore Sardo dice: “Il Fiore Sardo sta avendo successo al salone più di due anni fa. E quest’anno abbiamo visto la gdo interessarsi a questo formaggio. Non ho sentito la crisi. Vedo che è aumentata la curiosità. Lo vendo a 30 euro al chilo”. Fausto Caboni produttore del presidio Slow Food Zafferano di San Giorgio Monreale. “E’ un prodotto di lusso e abbiamo sofferto un po’ quest’anno. In Italia si vende al nord ed anche in Europa. Ne produciamo solo 10 chili di prodotto essiccato per ogni ettaro”.

In Sicilia Nunzio Bastone, nella foto a sinistra, produttore del presidio Melone Purceddu di Alcamo è contento a metà: “Non siamo riusciti a crescere nel mercato in modo significativo. Abbiamo qualche difficoltà, purtroppo non sono tutti che riconoscono il Purceddu come prodotto di eccellenza, viene visto come frutta e basta. Ma quest’anno in termini di comunicazione Slow Food sta facendo meglio degli altri anni e qualche giovamento lo stiamo avendo”. 

Francesco D’Anna coltivatore del presidio Fagiolo Badda di Polizzi: “E’ un prodotto costoso perché solo di manodopera se ne vanno 60 euro al giorno. Diciamo che un ritorno significativo nel mercato non l’abbiamo anche se sta crescendo in termini di visibilità in Italia. Lo vendiamo dai 12 a 15 euro al chilo”.

Manuela Laiacona


 

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