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21
Ott

on 21 Ottobre 2010. Pubblicato in Numeri Ottobre 2010 - Numero 188 del 21/10/2010

SALONE DEL GUSTO

Il presidente internazionale di Slow Food alla quarta edizione di Terra Madre traccia il prossimo futuro per l'agricoltura sostenibile. Al Pala Isozaki colori e musica per dare il benvenuto ai contadini di 150 Paesi

Petrini: "Senza giovani
non c'è futuro"

È iniziata con i suoni della Macedonia la quarta edizione di Terra Madre. L'evento più atteso e scenografico del Salone del Gusto nato per promuovere la filiera alimentare sostenibile è stato benedetto dal ritmo del tamburo e delle danze di un'antichissima comunità di pastori macedoni. Al Pala Isozaki è andata in scena una cerimonia d'apertura altisonante e coloratissima che ha visto riunirsi i rappresentanti delle comunità del cibo di 150 paesi del mondo. Nei loro costumi originari, contadini, pastori, capi tribù, ultimi testimoni di tradizioni in via d'estinzione, sono stati accompagnati sul palco della conferenza dalle bandiere in sfilata delle nazioni ospitate. Tra caftani, turbanti e amuleti è risuonato il benvenuto di Carlo Petrini, presidente di Slow Food. Il padrone di casa nel discorso inaugurale ha scelto come interlocutori privilegiati i giovani.
“Siete voi che dovete prendere in mano il destino del mondo – così a loro si è rivolto -. Siete voi i soggetti della trasformazione, coloro che dovranno realizzare la metamorfosi sociale. Siete voi che indicherete la strada giusta”. Parole di incoraggiamento che hanno suggellato l'urgenza di difendere i saperi tradizionali e gli ultimi soggetti depositari rimasti. Gli umili così come li ha definiti Petrini. “Contadini, indigeni, donne e anziani, queste sono le categorie che vanno difese e sostenute. Dobbiamo rispettare il lavoro degli umili che di generazione in generazione hanno dimostrato la potenza di certe culture. Difenderli è una pratica che ci fornisce gli strumenti indispensabili per la nostra vita”, ha continuato il presidente. La fraternità sarebbe quindi la parola d'ordine di questa edizione di Terra Madre, per Petrini lo strumento con cui risollevare un sistema che ha messo ai margini il legame con la terra favorendo lo sviluppo dei beni materiali.
“Rischi nucleari, degrado delle biosfere, economia mondiale senza regole, ritorno delle carestie, conflitti etnici, politici e religiosi, questo sistema deve essere trasformato. E si deve partire dalla conservazione delle eredità culturali. Tutto deve essere ripensato. Anzi tutto è già in essere – conclude Petrini -. Basta con l'intossicazione da brama di guadagni”. Non solo esortazioni il presidente ha lasciato poi ai giovani anche un manifesto del cambiamento articolato in tre punti su cui invita a costruire una battaglia costruttiva: la valorizzazione della diversità; il rafforzamento della reciprocità, del dono e del contro dono; il dialogo e l'incontro. A prendere la parola sono stati anche i rappresentanti di quelle comunità del cibo che hanno rischiato più di altre di scomparire.
Tra queste la Comunità dei nativi kamchadal dalla Kamchatka, gli aborigeni australiani di Darlington, gli agricoltori gamo della regione montuosa dell'Etiopia, il presidio del suovas di Renna di Sapmi. il Presidio Cuore di Palma Jucara del Brasile, e il Presidio Cuore di Palma Jucara del Brasile il cui delegato ha coinvolto tutto il Palazzetto in una preghiera cantanta rivolta agli dei della terra e dell'oceano.

Manuela Laiacona

Alcune foto di Manuela Laiacona sulla cerimonia inaugurale di Terra Madre e sui delegati provenienti da 150 Paesi.

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