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14
Ott

on 14 Ottobre 2010. Pubblicato in Numeri Ottobre 2010 - Numero 187 del 14/10/2010

L’AZIENDA

Tenuta Gatti a Librizzi, nel Messinese, ha avviato una sperimentazione sul vitigno condotta dall’enologo Martinico.  “Ma per il momento lo troviamo idoneo solo per lo spumante”

I love Pinot Nero

Sentori di Pinot Nero a Librizzi. Tenuta Gatti ha deciso di lavorare sul rosso più elegante di Francia. Una vera passione per il produttore Nicolas Gatti Russo. “Il Pinot Nero è sempre stato il mio vino preferito. Sono incantato dalla sua morbidezza e dai profumi. Quando sono venuto in Sicilia avevo il desiderio di impiantarne qualche vite per me. In Argentina si coltiva, certi Pinot lì vengono fuori sorprendenti. E' una delle cose che più mi manca di quella terra. Oggi lo stiamo studiando. Non è certo un vitigno facile”, dice Gatti.
La vinificazione di questo vino per ora è solo in fase sperimentale ed è seguita dall’enologo Salvatore Martinico. Si tratta di viti ancora giovani di 4 anni di cui per il momento stanno migliorando l'aspetto fisiologico. Lavoro condotto non solo sulla pianta anche sul territorio attraverso studi di zonazione per individuare il terroir più adatto. La tenuta si trova a 350 m sul livello del mare ed esposta a nord-ovest, sicuramente una zona insolita per il vitigno che invece richiede un clima fresco d'altura e continentale. Gli esperimenti di vinificazione fino ad ora hanno prodotto una base rosata in purezza per lo spumante. “Per ora questo vitigno ci ha dato poco. Vinificarlo è molto complicato, lo è persino per gli stessi vigneròn della Borgogna, chi lo fa da sempre – spiega Martinico che per la prima volta si confronta con questo varietale -. Abbiamo imbottigliato mille bottiglie. Ma non pensiamo di farne un rosso. Siamo solo al secondo anno, per il momento lo troviamo idoneo solo come base spumante, è anzi una buona base”. Per capire come il Pinot evolverà in questo territorio e cosa darà, l'enologo rimanda la verifica ad una decina d'anni a grappoli più completi. Le caratteristiche del terreno però consentono al produttore di fare qualche pronostico sul quadro organolettico. “Abbiamo un terreno a medio impasto fatto di sabbia e argilla. Pensiamo che conferirà al vino più mineralità”. Anche se la verve di questo vino non potrà eguagliare quella degli altri internazionali che si sono adattati in Sicilia rimane, a detta dell'enologo, un esperimento interessante da portare avanti e da cui poter trarre un prodotto particolare, sicuramente originale.

Manuela Laiacona

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