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on 01 Settembre 2010. Pubblicato in Numeri Settembre 2010 - Numero 181 del 02/09/2010

L'ANALISI

Peter Dipoli, vice presidente dell'associazione dei vignaioli contesta i dati di Herbert Taschler: "I piccoli produttori importanti quanto le cantine sociali. Sono una delle ragioni del nostro successo"

"Alto Adige,
non ignoriamo
i vigneron"

D'accordo sì ma non troppo. Peter Dipoli, vice presidente dell'associazione vignaioli dell'Alto Adige, ovvero la Freie Weinbauern Sudtirol che raggruppa ben 82 piccoli produttori in provincia di Bolzano, vuole dire la sua sul successo dei vini altoatesini dopo aver letto l'intervista su Cronache di Gusto a Herbert Taschler, degustatore ufficiale del Gambero Rosso in questo lembo estremo d'Italia. Dice Dipoli: "E' giusto dire che parte del successo dell'Alto Adige va attribuito alle cantine sociali ma fino a un certo punto. Le piccole aziende non sono complementari affatto. Anzi, il loro ruolo nella conquista del successo è stato determinante. Dipoli snocciola alcune cifre interessanti soprattutto in riferimento ai "tre bicchieri" conquistati dalle aziende altoatesine, ovvero il massimo punteggio attribuito dalla guida del Gambero Rosso, la più seguita dal settore, in oltre 20 anni di uscite. "Da quando esiste la guida, l'Alto Adige ha conquistato 263 "tre bicchieri". Il 50 per cento è andato a vini prodotti dalle cantine sociali, il 25 per cento è andato a cantine produttrici che acquistano anche uva da altri viticoltori, e il rimanente 25 per cento è andato a produttori-vignaioli che imbottigliano e vendono i vini delle proprie uve. Ma, va detto commentando queste cifre, che le cantine sociali rappresentano il 75 per cento della produzione di vino, i produttori-commercianti il 20 per cento e solo il 5 per cento della produzione di vino dell'Alto Adige viene fuori da quei vignaioli che da soli hanno vinto un quarto dei "tre bicchieri" da venti anni a questa parte. Dire allora che il ruolo delle piccole cantine è complementare è troppo poco. Mi sembra un giudizio affrettato che non tiene conto di questa importante risorsa che sono i vigneron".
L'associazione di cui Dipoli è vice presidente esiste da dieci anni ed è ormai un punto di riferimento per tutti coloro che hanno imboccato la strada della cantina e del vino di qualità.
Continua Dipoli: "Ho fatto una ricerca sulla media-alta ristorazione tra Trentino e l'Alto Adige. Tengo a sottolineare che i vignaioli da soli occupano il 45 per cento dei vini altoatesini presenti in carta. Le cantine sociali sono poco presenti. E naturalmente sentono la concorrenza delle piccole aziende che hanno una forte individualità. Anche questo è uno dei motivi del successo dei vini altoatesini. Essere presenti nel segmento medio-alto della ristorazione non è roba da poco".
E allora il segreto di tanto successo? Risponde Dipoli: "Essere entrati nel mercato al momento giusto con vini fatti bene, ricercati, e a prezzi giusti. Anche il fatto di produrre bianchi aromatici in un momento in cui questa tipologia è molto richiesta ci ha aiutato non poco. In buone fasce di mercato abbiamo dato filo da torcere ai vini friulani, mentre vedo le aziende trentine in difficoltà, alcune delle quali ingabbiate da una cooperazione che punta soprattutto al basso segmento di prezzo piuttosto che alla qualità, che insegue il supermercato Usa piuttosto che l'alta ristorazione italiana". E per concludere Dipoli cita due piccole aziende i cui vini non possono non assaggiarsi: il pinot nero di Michela Carlotto, enologa ad Ora che ha vigneti a Mazzon e la cantina Fliederhof a Santa Maddalena, ottimo Lagrein.

F. C.


 

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