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05
Ago

on 05 Agosto 2010. Pubblicato in Numeri Agosto 2010 - Numero 177 del 05/08/2010

L’ANALISI

Escludendo la zona del vulcano l’enologia catanese è poco conosciuta, pur essendo al secondo posto come numero di imbottigliatori. “Colpa del nanismo delle aziende”

Etna,
i numeri
del successo

Riceviamo e pubblichiamo uno studio di Salvatore D’Agostino, dirigente superiore dell’Istituto regionale della Vite e del Vino, sul mondo della vitivinicoltura in provincia di Catania, con particolare riguardo alla zona etnea.

di Salvatore D’Agostino *


Il  quadro viticolo
La superficie vitata provinciale in Provincia di Catania è di 3.177 ettari, pari al 2,7% del totale regionale e corrispondente al 5° posto dopo Trapani, Agrigento, Palermo e Caltanissetta. Dal confronto con 12.000 ettari del 1990 (Pastena), 3.737 del 2000, 2.873 del 2005 si osserva negli ultimi anni una moderata crescita con spostamento del vigneto in zone a più alta vocazione e sopra i 350 metri slm sull’Etna. La superficie delle uve a bacca rossa è pari al 93,6%. La vite è allevata ad alberello per il 55% che nella zona Etnea raggiunge il 70%.
Dei 51 comuni vitati complessivi della provincia 22 ricadono sull’Etna, con una superficie vitata di 2.574 ettari pari all’81% del totale. Mentre 2 denominazioni d’origine sono definibili interprovinciali: Vittoria e Cerasuolo di Vittoria, ricade su 20 comuni dell’Etna la Dop Etna Bianco, Rosso e Rosato che purtroppo non prevede la tipologia spumante.
Vitigni tipicamente provinciali risultano: il Nerello Mascalese con 2.488 ettari (66%) su 3.767 regionali e il Carricante con 119 ettari diffuso quasi esclusivamente in provincia di Catania. Il Nero d’Avola interessa 220 ettari  di cui solo sei sull’Etna, il Nerello Cappuccio, un tempo più diffuso, che contribuisce all’uvaggio dell’Etna Dop fino al 20%, invece si è ridotto a soli 23 ettari.
La superficie Dop Etna certificata nel 2007 è di 442 ettari ricadenti su 20 comuni. La produzione provinciale di uva da vino è in media di circa 250.000 quintali.

Il quadro produttivo vinicolo
Nel 2007 la provincia di Catania ha prodotto 180.000 hl di vino di cui 17.106 (9,5%) Dop, 18.175 (10,1%) Igp e l’80,4% di vini varietali, la resa in vino risulta di 56,7 hl/ettaro. La produzione Dop Etna nel 2007 è pari complessivamente a 16.600 hl con una più bassa resa in vino (37,6 hl/ettaro), che suggerisce una maggior diffusione dell’alberello e delle uve a bacca rossa.
Le aziende imbottigliatrici in provincia di Catania sono 115, pari al 16,9% dei produttori isolani. Le bottiglie prodotte sono 9,1 milioni, di cui 7,8 milioni nei 22 comuni sul vulcano. Quasi la metà (49,1%) delle aziende sono da considerare “piccolissime”, con una produzione fino a 10.000 pezzi.
Mentre le cantine medio-grandi, oltre i 3000.000 pezzi, sono il 6%.
Proprio nella zona Etnea si concentra il maggior numero di cantine della provincia: 87 aziende pari al 75,6% del totale provinciale. Due sono le cantine sociali.
I rossi Etna Dop hanno prezzi in enoteca compresi tra 10 e 25 euro con una punta massima di 65 per il rosso di De Grazia, che ha una “tiratura” di 3.500 bottiglie. L’Etna rosato Dop è al primo posto in Sicilia come numero di etichette prodotte da almeno 12 aziende. Sei aziende producono in provincia di Catania spumanti Igp, cantine che potrebbero usufruire della Dop dopo la modifica del disciplinare.

Conclusioni
Escludendo l’Etna, poco conosciuta e marginale risulta la produzione, stimata in 35.000 ettolitri, nel resto della provincia. Il Catanese, pur essendo al secondo posto come numero di imbottigliatori, è per produzione in quantità solo al quinto posto a causa del nanismo delle aziende come si evince dalla ripartizione in classi  e dalla produzione media per azienda pari a circa un quarto della media regionale.
L’Etna Dop mostra un incremento produttivo costante, posizionandosi al terzo posto della graduatoria dopo la Dop Marsala e Alcamo.
Confrontando la bassa resa Etnea di 37,6 con la  media del Veneto di 114,3 hl/ettaro si evince che per realizzare lo stesso introito per unità di volume, i produttori del vulcano dovrebbero vendere a prezzi tre volte superiori rispetto al Nord-Italia, cosa possibile solo se si punta su vini di alta qualità.

* dirigente superiore dell’Istituto regionale della Vite e del Vino

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