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09
Apr

on 09 Aprile 2010. Pubblicato in Vinitaly 2010

Ore 19.03

Il produttore piemontese: “Preferisco vendere a prezzi bassi parte del Barbaresco che produco, piuttosto che lasciarlo invenduto nella mia cantina”

Il Vangelo secondo Gaja

“Vendo una parte del mio Barbaresco come Nebbiolo delle Langhe al prezzo di 1,50 euro per sgonfiare la mia cantina”. A parlare, sembra strano, è Angelo Gaja, produttore storico piemontese, che durante un convegno al Vinitaly sui vini nella Gdo, ha raccontato di cedere parte del suo preziosissimo vino ad imbottigliatori locali che in tal modo producono un vino corretto. Una dichiarazione forte, che rimbomba tra i padiglioni del Vinitaly e che pesa come un macigno sui bilanci della crisi. “Il vino non è, e non deve essere, un prodotto alimentare come pane e pasta, ma deve essere concepito come un bene di lusso”, ha proseguito Gaja, con l’intento di scuotere i direttori commerciali della grande distribuzione presenti in sala. “Preferisco vendere a prezzi bassi parte del Barbaresco che produco, piuttosto che lasciarlo invenduto nella mia cantina o peggio ancora, riducendone il prezzo stesso”. Il produttore piemontese ha così spiegato di essere fortemente contrario all’inflessione dei prezzi operata da molte aziende italiane. “Non si può andare avanti così, soprattutto rispetto ai mercati esteri”.
Gaja ha poi proseguito criticando i rappresentanti della Gdo, giudicando il loro fare “arrogante” nella proposta di alcuni vini italiani, anche Docg, sotto il marchio aziendale generico, senza garantirne la qualità e screditando i gruppi individuali. Le aziende locali si sentono penalizzate dunque, ed i prodotti sarebbero minacciati da una bassa qualità che è sempre più un fantasma ricorrente. “La Gdo è preziosa, ma pericolosa se si fa eccessivamente promozione della qualità” ha commentato Gaja.
Il produttore ha infine lanciato un appello alla Gdo nei confronti delle enoteche: “Dovete mettervi d’accordo ed aiutare i piccoli artigiani a crescere”. E un appello anche ai produttori verso i mercati esteri. “L’export deve essere la vostra ossessione perché l’Italia è un paese meraviglioso, ben conosciuto per i suoi straordinari prodotti ed i numeri del 2009 devono far riflettere”.

Laura Di Trapani 

 

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