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26
Ago

Sua maestà Chablis al Vinexpo

on 26 Agosto 2013. Pubblicato in Speciale Vinexpo Bordeaux

Altri assaggi a Bordeaux da raccontare: quei vini dolci naturali del Sud Est

di Gianni Paternò

Continuiamo la nostra peregrinazione quasi mistica per gli stand del Vinexpo 2013.

Siamo nel secondo giorno ormai avanzato e decido di saltare il pranzo, sia per non perdere tempo sia perché, bene o male, qualche pezzetto di pane o di cracker tra un vino e l’altro l’ho rimediato. Vado un poco a zonzo cercando di individuare una cantina che possa interessarmi.

La trovo nei VIGNERONS CATALANS, un colosso dei vini di Roussillon, la regione nel profondo sud est dal territorio assolato ed arido, dal 1964 raggruppamento di 9 cooperative, 2.500 produttori, 10.600 ettari, 40 milioni di bottiglie.

Davanti all’infinità di etichette mi rivolgo esclusivamente alla AOC Rivesaltes, splendidi “vin doux naturel” a base dei tre Grenache, Maccabeu, Malvoisie, la cui fermentazione è arrestata con aggiunta di alcol di vino. Perchè poi i francesi chiamino naturali i vini liquorosi è un mistero!

Mi propongono un Croix Milhas un Rivesaltes Ambré con 3 anni di invecchiamento, un assemblato dai bei profumi diversi dove spicca l’arancia candita e gusto leggermente mielato; la stessa etichetta ma nella versione Special Réserve quasi tutto di Maccabeu con 10 anni in legno e aggiunta di sentori di mandorle e noci, una splendida bocca con una sorprendente vivace acidità;

e sempre della stessa etichetta un 20 anni da soli 18 € che non si può dire che nettare è: naso equilibratissimo e affascinante, bocca complessa con evidenza di miele e fichi secchi. Eccellente.

Passiamo poi alla gamma Haute Coutume di Rivesaltes Ambré dedicata ai millesimi antichi e rari, dall’elegante bottiglia cilindrica.

Assaggiamo un 1993, blend di più vigneti e un 1969 di sola Grenache bianca e grigia, colore ambrato-dorato meraviglioso, sentori di cioccolato e di albicocca che si elevano in un paniere aromatico vastissimo, bocca dall’incredibile freschezza, suadente, dolce ma non stucchevole, complessa, armoniosa, infinita con un finale di mandorla amara. Perla fantastica da meno di 40 €.

Dopo aver fatto i più meritati complimenti, quasi quasi decido di terminare il mio giro in fiera, lasciando la lingua ancora immersa in cotanto paradiso. Passando però davanti ad una grande scritta Chablis, altra denominazione d’eccellenza, e un ampio scaffale con le bottiglie allineate la mia curiosità vince e mi invoglia ad indagare.

E’ lo stand PASCAL BOUCHARD un Domaine di 33 ettari sparsi nei migliori Cru di Chablis in Bourgogne: 3 Grand Cru, i più importanti, 4 Premier Cru più le Appellation normali . Al banco il giovane Damien Bouchard (nella foto) che davanti al nostro interesse si scatena facendomi assaggiare ben 6 vini, chiaramente fatti da solo Chardonnay come tutti gli Chablis, e avrebbe continuato se non l’avessi stoppato. La moglie di Pascal, Joelle, nel 1980 eredita 12 ettari di vigne e la famiglia decide di imbottigliare e di ingrandirsi. Nel ’95 la nuova cantina e dal 2000 un’agricoltura secondo i principi biologici, ma non certificata. Vini curati specialmente in vigneto e largo uso di acciaio per mantenere la freschezza e la naturalità del vino. Esclusivamente i Grand Cru fanno solo legno, ma vecchio, gli altri affinamento misto o solo acciaio. Damien è uno dei due figli e ci racconta che quando la temperatura scende sotto zero in alcuni vigneti nebulizzano acqua che ghiacciando protegge i germogli.
 
La degustazione inizia con Petit Chablis AOC 2012 dai vigneti più in alto, profumi intensi e gusto inaspettatamente potente; Chablis Les Vieilles Vignes 2011, che già il nome dice tutto, un naso più ricco e complesso ed un gusto più minerale e sapido; Premier Cru Montmains Vecchie Vigne 2011, sentori più eleganti e delicati mentre il palato è ancora più sapido e minerale; Premier Cru Fourchaume 2011 sempre Vecchie Vigne in cui l’eleganza olfattiva cresce mentre diminuisce la sapidità; Grand Cru Les Clos 2010 dalle vigne più vecchie, resa di 30 hl/ha, affinamento di 14 mesi in legno e qui siamo già all’eccellenza in tutti i sensi nonostante sia ancora giovane e con una potenzialità di almeno 15 anni. Un applauso a questi Chardonnay. Infine un altro Fourchaume ma del 2004 che è quello che c’è piaciuto meno perchè con sensazioni grasse, quasi burrose.

Siamo quasi alla fine e ci fermiamo presso un’altra cantina consigliata dall’amico Hervé (vedi primo articolo) DOMAINES SCHLUMBERGER, 130 ettari col più grande vigneto accorpato dell’Alsazia, a sud di Colmar. Siamo nella patria francese dei Gewurztraminer, Riesling, Pinot, che la famiglia, ormai alla settima generazione, vinifica in ben 8 Grand Cru, la massima classificazione dell’INAO. Non contenti di ciò, solamente nelle annate migliori, 4 Cuvées ricavate dai migliori grappoli per fare i più eleganti e rari vini del Domaine. Le vigne sono adagiate nei versanti di una collina boscosa in cima, raggiungendo anche notevoli pendenze che necessitano dei muri a secco.

Mi accoglie Severine (nella foto) e mi racconta la passione e la competenza con cui la sua famiglia si dedica a questi ori bianchi e che praticamente tutti i vini fermentano in legno e affinano in acciaio sui lieviti. L’assaggio inizia con un Les Princes Abbés, diciamo la linea base in AOC Alsace, di Riesling 2011, suolo povero e 8 mesi sui lieviti dopo la fermentazione in legno, un vino secco, note fruttate, fresco, bella acidità e buon corpo; un altro Riesling ma Grand Cru Saering 2008, una cesta di agrumi, di frutta bianca e qualche sentore iodato, quasi idrocarburico, sapido anzi salato, minerale, secco. Si passa al Pinot Gris base, naso di prugne, bergamotto e note un poco affumicate, al gusto secco anche se leggermente addolcito; altro Pinot grigio G. Cru Kitterlé 2007, ricco di agrumi, miele e note torrefatte entra in bocca quasi dolce per divenire poi complesso, minerale ed acido. Passiamo al vino principe di Alsazia il Gewurztraminer prima nella versione base 2011, si entra in un campo fiorito accompagnato da frutta tropicale e un pizzico di spezie, bocca dolce , fresca che diventa acida e minerale; poi nella versione G. Cru Kessler  2007, ancora più equilibrato al naso, meno floreale e più speziato, al palato sempre una delicata dolcezza e una rotonda mineralità. Finiamo con la Cuvée Christine 2008, un Gewurztraminer vendemmia tardiva che si potrebbe definire come il Sauternes Alsaziano e infatti qualcosa ce l’ha, effettivamente un grande vino dal naso complesso di albicocca, spezie, frutta secca che arriva in bocca con una dolcezza morbida e fresca al contempo rimanendo lunghissimo.

Terminano i miei due giorni in giro per il Vinexpo, sperando di aver suscitato in qualche lettore la curiosità e la voglia di visitarlo nel 2015,  ma continua il mio viaggio per turismo e per Chateaux, quelli una volta utilizzati per dimora o difesa e che oggi sono piacevoli musei e quelli, che sicuramente ai miei quattro lettori interesseranno di più, che sono riconosciuti tra le più importanti cantine del mondo. 

Per leggere le precedenti puntate cliccare i seguenti link: PrimaSeconda e Terza.

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