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02
Ago

Assaggi di Borgogna e Bordeaux e scoprire perché i francesi sono bravi

on 02 Agosto 2013. Pubblicato in Speciale Vinexpo Bordeaux

di Gianni Paternò

Secondo giorno del mio Vinexpo (per coloro che avessero perso il primo giorno cliccare QUI).

Ormai mi sento un veterano e a colpo sicuro torno alla fermata del tram C dove nuovamente prendo il bus navetta. Giornata uggiosa, ogni tanto il sole e più spesso piove. Dovevano aspettare me per avere il brutto tempo a Bordeaux dove mi dicono che per le edizioni precedenti sempre sole e caldo. Pazienza. Stavolta scendo all’ultima fermata proprio a pochi metri dall’ingresso.
 
Per fortuna mi accorgo che proprio di fronte all’ingresso sta per iniziare una degustazione di vini di Sauternes.

Per l’unico lettore che non conosce questo vino sono costretto, ma con piacere, a spiegare che Sauternes è una minuscola cittadina di poche anime e tanti vigneti principalmente di Sémillion, poi di Muscadelle, Sauvignon Blanc e Gris, le cui uve colpite da una muffa dovuta al fungo Botrytis Cinerea danno un vino eccezionale, perfetta fusione di aromi, profumi, dolcezza ed acidità. E qui mi fermo perchè ne parlerò quando vi farò partecipi della mia visita alla cantina che da molti, e modestamente dallo scrivente, è considerata la migliore al mondo: Chateau d’Yquem che produce un unico omonimo vino, un sogno fatto nettare, il vino d’oro in tutti i sensi.
 
Purtroppo, ma come è normale che sia, Chateau d’Yquem non è presente, in compenso ci sono uno a fianco all’altro ben 34 cantine che mettono in degustazione l’annata 2010 e 13 di loro anche un’annata più giovane o il loro secondo vino. Occasione unica per finalmente poter degustare e specialmente comparare i Sauternes, dei quali eravamo praticamente ignoranti. Ora possiamo dire di capirne qualcosa, specie dopo aver degustato, anzi goduto, il Chateau d’Yquem 2007, che effettivamente è di un altro pianeta.

Quasi un’intera mattinata è squagliata ma ben investita sui Sauternes, per cui mi precipito in giro per recarmi in alcune cantine già segnalatami dal mio amico Hervé Racoussot, di cui ho già detto, e in altre, trovate per caso, anzi per mia fortuna.

Torniamo indietro nei due giorni trascorsi al Vinexpo elencandovi gli espositori incontrati. Il primo giorno si comincia con Chateau Moulin Caresse, 40 ettari ad ovest della città di Bergerac, altra zona viticola di pregio, i proprietari Sylvie e il marito Jean-François Deffarge vantano una produzione specialmente nelle AOC Bergerac e Montravel.

Baronne Guichard, un marchio proprietario di 3 Chateaux: Vray Croix de Gay, AOC Pomerol;  Siaurac, AOC Lalande de Pomerol; Le Prieuré, AOC Saint Emilion Grand Cru Classé. Siamo sempre nel Bordolese, qui nel regno del Merlot che entra almeno all’80%, accompagnato spesso dal Cabernet Franc. Il Merlot che in Francia dà i grandi vini di eccellenza e che in Italia è generalmente considerato un vitigno di secondo piano. Ma questa è un’altra storia. Il proprietario, assieme alla moglie Aline Guichard nipote della Baronessa (per chi non mastica francese baronne è il femminile di baron), Paul Goldschmidt nella foto si entusiasma per le sue bottiglie e ne ha ben donde.

Champagne Pannier una casa da 5 milioni di bottiglie di grandi Champagne a Chateau-Thierry, a metà strada tra Parigi e Reims, la cui filosofia è la calma nel mettere in vendita le bottiglie per cui la fermentazione in bottiglia dura a lungo fino ai 10 anni nell’Egérie. Una delle poche Maison che fa dei Rosé Saignée, cioè di solo Pinot Noir e non di vini bianchi a cui si aggiunge del rosso. Tra le etichette anche un Rosé Velours, più vellutato e la Ratafia, unione di succo d’uva e di distillato di champagne.
Cercheremo di farvi degustare un Pannier al prossimo Panelle&Champagne.

Pascal Jolivet, 70 ha e 900 mila bottiglie in due AOC Sancerre e Pouilly-Fumé rispettivamente in riva sinistra e destra della Loira a sud di Parigi. Due visioni dello stesso vitigno il Sauvignon Blanc, con assoluto rispetto delle diversità dei due territori, agricoltura biologica, lieviti naturali. La seconda AOC già nel nome indica la caratterizzazione del vino. Sauvignon eleganti, fini, con sentori meno invasivi e niente “pipi de chat”.

Con Domaine Faivelay ci spostiamo nella mitica Bourgogne, nella Cote d’Or, nel paesino di Nuits-Saint-Georges  con 120 ettari sparsi in tutta la regione suddivisi in alcune delle 84 AOC che caratterizzano la Borgogna viticola, regno del Pinot Noir per i rossi. Una maison tra le più grandi in un insieme in genere fatto di piccoli proprietari e di estrema parcellizzazione. In questo pianeta Faivelay comprende 10 Grand Cru e 20 Premier Cru. Abbiamo degustato un Puligny-Montrachet, chardonnay molto minerale e poco fruttato. Poi i rossi di Pinot Noir: un Mercurey, fragrante, profumato dai tannini equilibrati che ci è piaciuto molto; un Nuits-St-Georges che non ci ha entusiasmato, una splendida bottiglia da 150 € di Mazis-Chambertin, elegante, fruttato, di grande struttura ed equilibrio e infine un’altro grande vino il Corton, vellutato, morbido, di classe.

Sempre in Borgogna la Maison Albert Bichot, da 6 generazioni un impero da 5 milioni di bottiglie, 100 ettari di vigne di proprietà, con 1,8 milioni di bottiglie, di cui 16 di Grands Crus in una infinità di Denominazioni, specialmente in Chablis, Cote de Nuits, Cote de Baune, Cote Chalonnaise, Beaujolais, Maconnais, Mercuray e tante altre fino ai vini regionali. Produttore che anche acquista le uve e Négociant, cioè distributore di altre cantine. Tra i più importanti: Château Long-Depaquit,  Domaine du Clos Frantin,  Domaine du Pavillon, Domaine Adélie. La Borgogna per i bianchi significa solamente Chardonnay e dove, contrariamente a ciò che avviene per i Bordeaux, si può vinificare e imbottigliare non obbligatoriamente dove si hanno i vigneti. I vini bianchi che abbiamo degustato: Baune Clos de Mouches, Savigny le Baune, Chateau Gris, tutti caratterizzati da una forte mineralità, spesso di pietra focaia e lavagna, completamente diversi dagli Chardonnay di casa nostra.

Concludiamo questa puntata con la foto che, assieme al modesto scrivente, mostra quelli che Hervé ha definito “i due Papi del vino francese”: Pierre Castel (al centro) e Bernard Magrez.
Il primo 640 milioni di bottiglie provenienti da tutto il globo, tra l’altro le cantine più grandi non spumantistiche francesi: Roche Mazet e Vieux Papes, 21 Chateaux con un impero complessivo da 2,6 miliardi di euro in molti settori: vino (1,2 miliardi di euro), birre, acque minerali, zucchero, cotone, e altri. Il secondo ben 42 Cantine nel Bordolese, in Languedoc-Roussillon, in Provenza e anche all’estero compreso una in Giappone. Marchi di punta i Grands Crus Classés: Chateau Pape Clement, Ch. La Tour Carnet, Ch. Fombrauge, Ch. Haut Peyraguey. Ma di Magrez parleremo a parte.

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