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04
Nov

on 04 November 2010. Pubblicato in Le grandi verticali

LA VERTICALE

Viaggio tra sei annate del Deliella, di Feudo Principi di Butera, la tenuta siciliana dell'imprenditore veneto. Grazie a un enologo che conosce bene il vitigno: Franco Giacosa

Il Nero d’Avola di Zonin

di Francesco Pensovecchio

Se mai si volesse accostare lato sensu il nome di un personaggio al Nero d’Avola, non v’è dubbio sarebbe quello di Franco Giacosa, il leggendario enologo della Corvo-Duca di Salaparuta, “primo colonizzatore” di questo nobile vitigno. Senza togliere meriti ai tanti che tra gli anni ’70 e ’80 hanno lavorato e scommesso su questo vitigno (potremmo ricordare a tal proposito il conte Giuseppe Tasca che si era ostinato fondatamente sul Perricone e sul Nero d’Avola del suo Rosso del Conte, un vino di gran fascino affinato in quegli anni in botti grandi di castagno), l’ascesa travolgente e scintillante del Nero d’Avola ai vertici mondiali dell’enologia è segnata dal Duca Enrico. Nel 1983 il Nero d’Avola non è nemmeno un vitigno autorizzato. Anzi, per essere più precisi esisteva con il nome di “Calabrese”, mentre il nome Nero d’Avola era pressoché ignorato. Difficile, quindi, la scelta di Giacosa di puntare tutto su di un vitigno considerato di “serie B”, da taglio, con il rischio di incappare nelle terribili maglie degli uffici governativi di controllo. Ma questa è una storia a lieto fine.

Da quel lontano 1984, quella è la prima annata sul mercato del Duca Enrico, il Nero d’Avola è divenuto sinonimo di personalità siciliana, senza timore di confronti. Diffuso su tutta l’Isola, non solo nel suo areale di riferimento tra Avola, Noto e Pachino, è capace di esaltare la differenza di climi, microclimi, suoli e tipologia di allevamento, in altre parole un recordman del terroir di Sicilia.

Franco Giacosa firma 13 vendemmie del Duca Enrico, 23 in totale con Corvo/Duca di Salaparuta e, durante il Vinitaly del 1997,  accetta una collaborazione di ampio respiro con Zonin. Un incarico non da poco considerando 9 tenute e l’attività di coordinamento di un’equipe tecnica di 32 elementi tra enologi ed agronomi. Ad affiancarlo, Denis Dubourdieu, francese, già professore di Enologia all’Università di Bordeaux e produttore in prima persona tra Sauternes e Graves (Bordeaux).

Il rapporto con il nero d’Avola quindi non si chiude, ma si ripropone in Feudo Principi di Butera. La tenuta siciliana di Zonin si estende per 320 ettari totali, di cui 180 vitati. Il Nero d’Avola “Deliella”, il Cru che assegna il nome all’ammiraglia della cantina, è coltivato su poco meno di 5 ettari, un impianto nuovo costituito nel 1998 e con densità di 4.500 ceppi per ettaro. I numeri sono minimi, appena 12.000 bottiglie. Il lavoro sul vigneto è maniacale, un grappolo per germoglio. La vendemmia è manuale, solitamente nella terza settimana di settembre. La fermentazione dura 3-4 settimane. Segue un affinamento di 18 mesi in tonneaux da 350 litri e 12 mesi di in bottiglia.

Il lungo bagaglio di esperienze di Franco Giacosa, tra Feudo Principi di Butera e Duca di Salaparuta, è una chiave di lettura non di poco conto. Sarebbe sbagliato pensare che i due vini siano confrontabili, anche se l’enologo è il medesimo.

La variabilità della materia prima del Duca Enrico, composto dal taglio di uve provenienti da appezzamenti diversi, differisce in modo sostanziale dal Deliella, un mono vigneto dalle caratteristiche definite. Ciò circoscrive – non è un giudizio di qualità – le sue peculiarità organolettiche. Il suolo del Deliella è calcareo bianco, compatto, quello solitamente preferito dal mandorlo (lanciamo un riferimento alle “pizzute” di Avola e Noto dagli aromi elegantissimi), il clima è quello dell’entroterra siciliano, esposto ai venti ed al caldo secco con escursioni rilevanti. Giacosa su questo non ha dubbi: il suolo calcareo è decisivo. Perfetto per il mandorlo, è il suolo ideale anche per il Nero d’Avola, contenendone la vigoria e spronandolo verso espressioni di finezza.

Impossibile, dunque, non incuriosirsi su questo vino, soprattutto per gli appassionati del Duca Enrico. Non tanto a stabilire se l’uno possa essere più interessante o valido dell’altro, quanto invece per evidenziare i punti di contatto, che riportano al vitigno ed alle caratteristiche varietali, e le differenze, che invece riportano al microclima ed ai suoli. Le annate di Deliella degustate sono sei: 2000, 2001, 2002, 2005, 2006, 2008 e 2009, un arco di tempo sufficientemente ampio per valutare il vino anche nel suo sviluppo temporale.

La verticale

Deliella 2000
83/100
Colore rosso granato con riflessi ancora rubini. Nonostante i 10 anni di età e l’annata calda, stupisce la nitidezza del naso non ancora assediato da note ossidative che, anzi, passano timidamente in secondo piano. Ciliegia sotto spirito e cioccolata fanno da cornice a leggeri cenni di confettura di frutti rossi. In bocca è elegante, setoso, scorrevole. Darà cenni di cedimento solo dopo un’ora di ossidazione nel bicchiere.

Deliella 200
86/100
Un’annata climaticamente regolare. Colore rosso cupo con intensi riflessi granati e rubini. Chiuso e scontroso il naso, è contraddistinto da note di carruba, prugna, liquirizia ed una lieve nota fumé. Nocciole. In bocca è inaspettatamente fresco ed energico, con qualche reminiscenza ferrosa. Lenta l’evoluzione nel bicchiere, probabilmente a causa della trama ricca e fitta. In splendida forma.

Deliella 2002
84/100

Annata difficile e piovosa. Colore rosso rubino con intensi riflessi granati. Naso vivace, deciso. Frutta rossa e more in confettura sono armonicamente accompagnate da sentori evoluti quali tabacco, cacao e liquirizia. Qualche accenno floreale. In bocca è equilibrato, pieno ma con una vena acida piacevole e composta. I tannini sono morbidi e non aggressivi.

Deliella 2005
89/100

L’annata è piuttosto piovosa, anche se segue a due annate siccitose. Colore rosso rubino. Naso ancora fresco ma opulento e intenso. Viola e prugna sono accompagnati da piacevoli note di fiori bianchi. In bocca viene un po’ meno la pressione olfattiva, lasciando spazio a sensazioni di bocca bilanciate e non opulente, quasi magro o sottotono rispetto ai vini precedenti. A fine degustazione si rileverà alla prova bicchiere però una delle annate più integre e durevoli.

Deliella 2006
91/100

Annata climaticamente regolare. Alla vista è rosso rubino carico. Naso intenso e persistente. Si avvertono ribes, prugne mature, frutti rossi piccoli. Cenni di pepe e liquirizia, caffè e nocciola del legno. In bocca è pieno, caldo, estrattivo. Si muove in bocca morbido e lentamente. Intensità e persistenza coincidono tra naso e bocca. Finale fruttato e di lunga persistenza. Eccellente l’evoluzione per affinamento.
91/100

Deliella 2008
88/100

Andamento climatico regolare. Colore rosso rubino con lievi riflessi violacei. Naso fresco e fruttato, di notevole pressione olfattiva. Intensamente varietale: prugne, lamponi, cassis e viola al naso. Leggera nota di nocciola e crema di vaniglia. In bocca è morbido e cremoso. I tannini sono ben presenti ma non infastidiscono. Lunga persistenza olfattiva. Nel finale, ed oltre, permane al naso una dolcezza leggermente mielata, pulita e piacevole.

Deliella 2009
90/100

Andamento climatico regolare. Colore rosso rubino vivo con netti riflessi violacei. Naso fragrante, fresco, “giovane”, intensamente fruttato. Frutta fresca rossa, more, susine e viole. Cacao, chiodi di garofano e crema di vaniglia seguono senza interrompere il percorso olfattivo, perfettamente integrate nella parte fruttata. Le espressioni varietali rimangono nette ed in risalto. In bocca è pieno, armonico, di piacevole freschezza. Il corpo – pur presente – non sovrasta il degustatore. Lunghissima persistenza olfattiva. Unico neo: ancora troppo giovane.


Le foto sono di Igor Petyx
 


Franco Giacosa durante la degustazione


Antonio Cufari


Francesco Pensovecchio


Fabrizio Carrera


Franco Giacosa

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