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. Pubblicato in Articoli sul Marsala

Per Luciano Pignataro, giornalista del Mattino, autore di guide enogastronomiche e wine blogger, ancora deve nascere una generazione che non ama il Marsala e per rilanciarlo tre parole d'ordine: “Semplificare, investire, creare riserve”

"Il Marsala rientri in gara”

“Il Marsala è come tutte le persone che hanno avuto successo: non si accorgono che da qualche parte del mondo qualcuno sta pensando come superarli. Per risollevarlo si parta da un rilancio rurale ed enologico”. Luciano Pignataro, giornalista del Mattino, autore di guide enogastronomiche e wine blogger (www.lucianopignataro.it).

Come vede il Marsala? Secondo lei in quale fase di vita si trova?
“In questo momento il Marsala è percepito come un vino di grande passato ma non di particolare pregio dal grande pubblico. Solo pochi appassionati conoscono le eccellenze, per la gran parte è una bottiglia da supermercato o, peggio ancora, da usare in cucina”.

Secondo lei le tipologie superiori, il Vergine o il Superiore, sono conosciute? Hanno ancora un mercato?
“La scala dei valori è troppo complessa e macchinosa per essere un elemento di comunicazione. Purtroppo questo è un guaio di numerose vecchie doc troppo centrate sulla cantina più che sulla terra”.

E' un vino che piace ancora? E' anacronistico oppure no?
“La tipologia dei vini dolci italiani è in grande sofferenza, vuoi perché complessivamente il sistema ha investito soprattutto sui rossi, vuoi perché effettivamente il fine pasto ha una concorrenza molto agguerrita e quasi mai termina con un vino nella maggior parte dei casi”.

Questi Marsala sono in declino o hanno solo bisogno di un rilancio?
“Hanno bisogno anzitutto di un rilancio rurale ed enologico, si sente il bisogno di investimenti e di alleggerimento della materia. Inoltre è necessario molto giocare sul fascino del tempo”.

Sono vini che ancora possono vantare un posto nelle guide? Sono ancora vini da competizione?
“Sicuramente sì, alcuni continuano a riceve importanti riconoscimenti”.

Secondo lei la Doc ha tutelato il Marsala?
“Al contrario di quel che si pensa, non è la doc a tutelare il vino, ma i produttori stessi. Ci si affida a norme rigide e inderogabili con il solo risultato di aggirarle quando si deve fare i conti con la realtà, proprio il contrario di quel che succede in Francia, Paese commercialmente molto più maturo dell'Italia. Le tipologie inoltre confondono le idee”.

Alcuni hanno sostenuto che il disciplinare andrebbe modificato, lei è d'accordo?
“Semplificato”.

Scienza dice di ritornare a fare il vino in vigna?
“Penso che sia un processo già avviato. Sicuramente l'epopea dei vinificatori è finita”.

E sulle metodologie di produzione cosa ne pensa?
“Purché si rispetti la tradizione senza cercare scorciatoie”.

Secondo lei è un vino declassato per l'uso che ne viene fatto in cucina o nell'industria alimentare?
"Sì".

Cosa si potrebbe fare per rilanciarlo? Qualche idea o suggerimento.
“Investire, creare riserve e semplificare il disciplinare creando un parallelo tra il prezzo, la qualità e la severità del procedimento”.

Alle nuove generazioni potrebbe piacere?
“Deve ancora nascere una generazione che non ama il Marsala”.

Secondo lei il Marsala sta subendo la concorrenza in casa dei passiti? A cosa si deve il successo di questi vini liquorosi che piacciono sempre di più?
“Il Marsala è come tutte le persone che hanno avuto successo: non si accorgono che da qualche parte del mondo qualcuno sta pensando come superarli. In questo settore si sono fatti passi in avanti, soprattutto giocando sulla sapidità e l'eleganza, soprattutto al Nord, con risultati straordinari”.

Il Marsala potrebbe riconquistare posizione rispetto a questi vini?
"Certamente".

Secondo lei il Marsala ha ancora un futuro o questo capitolo della storia enologica d'Italia lo si può decretare definitivamente chiuso?
“Il Marsala è stato sinora il capitolo più importante della storia enologica italiana. È un po' appannato, ma le cose vanno viste sempre sui tempi lunghi. In fondo l'enologia italiana ha poco più di venti anni, non confondiamo i cento metri con la maratona”.

Manuela Laiacona

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