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05
Nov

Vino della settimana: Doc Primitivo di Manduria Elegia 2013 Produttori Vini Manduria

on 05 November 2016. Pubblicato in Il vino della settimana

 

di Gianni Paternò 

Iniziò a Manduria nel 1928 l’attività di un consorzio di pochi viticultori che 4 anni dopo si costituirono in una cooperativa chiamata “Consorzio Produttori Vini e Mosti rossi superiori da taglio per la zona di Manduria”. 

Avevano capito che il Primitivo doveva essere valorizzato per la sua vocazione enologica, ma non compresero ancora che meritava ben più di essere venduto sfuso per irrobustire anemici vini del nord e d’Oltralpe. Addirittura anche il Primitivo tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 subì la crisi dovuta allo scandalo dei vini al metanolo, ma questa servì da resurrezione perchè si comprese che bisognava invertire la rotta facendo qualità e puntando sul vetro.


(Fulvio Filo Schiavoni)

Questo sviluppo è stato intenso tanto da portare oggi il Consorzio ad avere 400 soci su una base di 900 ettari di vigne iscritte. Un Consorzio, con presidente Fulvio Filo Schiavoni e direttore generale Vittorio Moscogiuri, che opera in un territorio dove oltre la metà è impiantata a Primitivo, curato così bene che si definiscono i “Maestri del Primitivo” di cui sono il maggiore produttore. Oltre a questo antichissimo vitigno, coltivano Negroamaro, Malvasia Nera, Fiano di Puglia ed internazionali. Le bottiglie sono 700 mila, in forte incremento, in 13 etichette con l’estero al 60%.


(La cantina)

Una cantina totalmente rimodernata con particolare cura alla ricezione. C'è un Museo della civiltà del vino Primitivo, visite in cantina, uno showroom con degustazioni e vendita che riesce a coprire addirittura un terzo del fatturato.


(Il museo)

Per produrre al meglio, i soci sono seguiti da una squadra di tecnici che, oltre alle visite dirette, utilizza un sistema di sms per indicare le cure e i trattamenti da effettuare. Si adotta un’agricoltura sostenibile che prevede una drastica riduzione dei fitofarmaci, usando quelli con meno impatto negativo, utilizzando tecniche selettive e di lotta biologica. Inoltre si sviluppano progetti di ricerche assieme ad Enti ed Università per il miglioramento qualitativo delle uve e delle pratiche enologiche.
 
Degustiamo ovviamente un Primitivo, tra l’altro un Riserva, l’Elegia il più importante della produzione dopo il Sonetto che ne costituisce il cru. Il Primitivo è tra i più antichi vini nazionali ed attorno ad esso si sono sviluppate leggende e pagine di storia che potete leggere nel sito del Consorzio. Elegia, che come tutti i Primitivo dell’azienda prende il nome da una figura letteraria, è il vino top non cru. Deriva dalle vigne più vecchie, per la maggior parte ad alberello, di soci che aderiscono ad un severo protocollo dedicato che tra l’altro impone diradamenti e basse produzioni.


(Alberello di Primitivo)

La vendemmia, in piccole cassette, si conclude in genere entro agosto anche perchè, come dice il nome, il Primitivo è un’uva precoce; avviene in 2 fasi, tornando in vigna per raccogliere i grappoli che maturano più tardi. Una seconda selezione in cantina, diraspatura e macero-fermentazione di circa 8 giorni che inizia spontaneamente ma viene rinforzata con lieviti selezionati, rimontaggi in automatico. Pressa soffice ed il mosto fiore è destinato alle 2 riserve, il resto alle altre Doc. Dopo la malolattica va in barrique di secondo passaggio in un locale apposito per almeno 12 mesi; successivamente si stabilisce quali partite sono destinate all’Elegia e si ritorna in acciaio per completare l’affinamento che, per disciplinare, non deve essere inferiore ai 24 mesi; alla fine stabilizzazione a freddo sotto zero, filtrazione, pochissimi solfiti ed in bottiglia per circa 3 mesi. L’annata 2013 è uscita da pochi mesi. Enologo è Leonardo Pinto.

Nel calice il colore è rubino intenso e brillante. All’olfatto inizia con sentori di frutta secca leggermente tostata: noci e mandorle, accompagnate da confetture di prugne e di amarene, da note balsamiche e vegetali di fieno; pulito, piacevole, elegante. Al palato spicca la fragranza dei profumi olfattivi, i tannini sono quelli giusti, come l’acidità che ci va a braccetto, è armonico, pieno, robusto e non fa sentire particolarmente i suoi 15 gradi, molto persistente lascia la bocca asciutta e gradevole. Un bel vino.

Abbiniamolo a tagliatelle fresche al ragù, ad agnello al forno con patate, cardi fritti in pastella, formaggio canestrato Dop, agli gnummareddi alla griglia, specialità pugliese (leggi qui una versione dello chef di Borgo Egnazia Domingo Schingaro). Sono 40 mila bottiglie che allo scaffale sono prezzate 16 euro.

Rubrica a cura di Salvo Giusino

 
Consorzio Produttori Vini di Manduria
via Fabio Massimo
74024 Manduria (Ta)
tel. 099 9735332
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www.cpvini.it
 
 

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