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08
Feb

Vino della settimana: Fastaia 2011 di Ceuso

on 08 Febbraio 2014. Pubblicato in Il vino della settimana

Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot.

Nella Sicilia occidentale, nel passato, era usuale per i proprietari di vigneti vendere le uve e infatti le cantine sociali proliferavano. A questa pratica non era estranea la famiglia Melìa, agricoltori da sempre, che in contrada Ceuso in agro di Salemi e poco in quel di Alcamo aveva ed ha 45 ettari di vigneti. Ma era un’attività veramente poco remunerativa così alla fine degli anni 80, quando finalmente nell’isola si comincia a sviluppare una enologia come si deve, si decide di intraprendere un vero e proprio progetto per rendere non solo l’azienda autonoma ma anche per riuscire a creare vini di qualità. Così nel 90 si estirpano i primi 5 ha di uve bianche ad alta produzione per introdurre i nuovi rossi e continuare la trasformazione dei vigneti. Con la vendemmia 1995 nasce quindi il primo vino il Ceuso, di Nero d’Avola, Cabernet e Merlot e nel 2006 si definisce l’attuale assetto viticolo dell’azienda dove rimangono pochi ettari di Grillo e un fazzoletto di Zibibbo. Tutto il resto è rosso.
 
Antonino Melia, da bravo coltivatore diretto si occupa della campagna, degli altri fratelli Vincenzo si dedica alla cantina e al marketing e Giuseppe fa l’enologo, ma tutta la famiglia collabora compresi i figli. Per far conoscere l’azienda e ricavare anche ulteriore reddito da tempo le strutture sono aperte a visite specialmente di gruppi stranieri con degustazione dei vini accompagnati da prodotti del territorio. Completa una piccola produzione di olio proveniente dagli ulivi piantati anche per migliorare il paesaggio. Siamo in collina tra i 280 e i 350 metri in terreni prevalentemente argillosi in gran parte chiari quindi ricchi di scheletro calcareo per cui si ottengono uve dalle bucce più spesse, dalla maturazione precoce, da cui si ottengono vini molto longevi.
 
Le etichette sono cinque:  3 rossi Ceuso, Fastaia e Scurati e due bianchi Scurati e l’ultimo nato Le Arbe. La coltivazione è orientata  al rispetto dell’ambiente quindi principalmente zolfo e rame e l’inerbimento tra i filari senza concimazioni azotate; per evitare la conseguente burocrazia si è scelto di non fare il biologico certificato. Esiste l’impianto irriguo ma in genere si coltiva in asciutto e solo in quelle annate veramente siccitose si dà l’acqua necessaria a non far soffrire le viti. Le vendemmie sono effettuate a mano per scelta filosofica e solo quando la maturazione è omogenea in piccola parte si procede meccanicamente.
 
La cantina è nata nel garage e da alcuni anni è stata trasferita in un baglio dell’800 restaurato in territorio di Calatafimi quindi a circa 15 km dai vigneti, cantina dove su suggerimento o addirittura imposizione di Giacomo Tachis, il padre dell’enologia siciliana, la fanno da padrone le vasche in cemento rivestite in quanto il grande enologo non amava l’acciaio che con le correnti galvaniche tra l’altro lasciano i microsedimenti in sospensione e quindi costringono a filtrare il vino. In totale si producono fino a 120.000 bottiglie all’anno che per l’ottanta per cento vanno all’estero.
 
Il Fastaia per importanza è il secondo vino dopo il Ceuso e prende il nome dall’omonimo torrente. Le uve di Cabernet Sauvignon 50%, Merlot 40% e Petit Verdot sono vinificate separatamente con macerazione di circa 12 giorni e appena finita la fermentazione con lieviti selezionati i singoli vini sono messi nelle vasche vetrificate ove sono soggetti a periodici travasi. Il Petit Verdot invece fa un anno di barrique. Una volta puliti, dopo più di un anno si miscelano i vini che continuano in vasca per qualche mese e alla fine senza filtrazione e senza stabilizzazione vanno in bottiglia dove riposano circa 5 mesi.

Nel calice il colore è rosso granato fitto. Appena immerso il naso si ha la netta impressione di essere in presenza di un vino di accentuata acidità, di un vino che anche se fa legno in pochissima percentuale deve prendere aria per esprimersi, allora ecco venir fuori l’amarena, la mora, il pepe nero, la liquirizia, la resina. Al palato si conferma questa spiccata acidità accompagnata da una buona dose di tannini morbidi, la struttura è corposa, densa con un retrogusto lungo, leggermente amarognolo e molto fruttato. 14 gradi l’alcool.
 
Un vino che potrete bere anche dopo anni, che si apprezza a tavola proprio per la sua acidità, capace di accompagnare anche piatti grassi o piuttosto elaborati. Provatelo con un ragout di salsiccia, funghi e finocchietto selvatico, con agnello al forno e patate,  con pecorino primosale. Sono 10.000 bottiglie che trovate a 14 euro.

Azienda Agricola Ceuso
c.da Vivignato
91013 Calatafimi-Segesta (Tp)
tel. 0924 22836
www.ceuso.it





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di Gianni Paternò

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