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27
Lug

Vino della settimana: Furore Bianco Costa d’Amalfi DOC di Marisa Cuomo

on 27 Luglio 2013. Pubblicato in Il vino della settimana

Falanghina 60% e Biancolella

Chi ha percorso la costiera Amalfitana conosce i suoi paesaggi, i paesini abbarbicati, le colline che più che degradare piombano sul mare. Un territorio dove verrebbe spontaneo allevare capre e che difficilmente sarebbe immaginato come sede di notevole viticoltura. Eppure la stranezza umana già dal 16 secolo, forse ad espiazione dei propri peccati, vi ha impiantato le viti, realizzando col duro lavoro terrazzi e scalette con muri in pietra, ripidi viottoli e intrecciate pergole su cui si adagiavano e si adagiano tuttora centenarie viti che fuoriescono orizzontali dai muretti.

In un luogo così particolare se non unico potevano insediarsi solamente normali varietà diffuse nella regione quali Aglianico, Falanghina, la già poco comune Biancolella? Nemmeno per sogno, così vi troviamo circa 50 varietà uniche e difficilmente replicabili: Ripoli, Ginestra, Fenile, Pedirosso, Pepella, Sciascinoso, Tintore solo per citarne alcune.
 
In questa terra difficile, precisamente in agro di Furore, la famiglia Ferraioli già dal secolo scorso esercitava un’agricoltura di passione con carrubi, ulivi e 15 ettari di questi vigneti. Nel tempo con divisioni ereditarie a Raffaele ne arrivano solamente 3,5. Nel 1982 il figlio Andrea sposa Marisa Cuomo e fiducioso nell’amore eterno nell’83 le regala tutta la campagna e la cantina. Andrea è perito elettrotecnico per cui non conosce a fondo i problemi e le difficoltà di fare agricoltura in un territorio difficile, aspro, diverso, ma pieno di fascino, anche perché da ogni terrazza si gode la vista del mare, per cui i coniugi decidono di gettarsi in questa avventura che è una sfida.
 
Per fortuna, anche per noi, vincono questa scommessa ed oggi l’azienda Cuomo, con il consiglio di due agronomi, gestisce circa 20 ha di vigneti, molti dei quali sono stati oggetto di vero e proprio restauro, valorizzando e risarcendo l’esistente, fatto di viti a piede franco, allevate a spalliera e specialmente a pergola, adagiate sulla roccia e sdraiate spesso orizzontalmente. Non cercate vitigni internazionali o men che locali perchè non ne trovate. Tutto rispettando quello che la natura e l’antico lavoro dell’uomo avevano tramandato. E’ una coltivazione veramente naturale: niente diserbanti o fitofarmaci, nessuna concimazione tranne il favino solamente ogni 4 o 5 anni. Una gestione che segue costantemente i 51 conferitori, che possiedono fazzoletti di minuscola superficie compresa tra i 450 mq e i 2.500 mq, quindi una produzione impossibile da certificare come biologica anche se in pratica lo è.
 
Come se non bastassero le difficoltà naturali si ci aggiungono quelle dell’ignoranza e cecità umana per cui Marisa ed Andrea non riescono ad avere autorizzate nemmeno delle rotaie o delle piccole teleferiche per favorire il raccolto e le operazioni colturali, come avviene per esempio in Valtellina.
Viticoltura pioneristica in terreni calcerei, ma ricchi di materiali piroclastici, compresi in un dislivello tra 180 e 650 m e tanto per rendere il tutto ancora più complicato sparsa in mplti comuni tra cui Amalfi, Ravello, Vietri, Scala. Una produzione di 103.000 bottiglie dove la fatica e la spesa almeno vanno a frutto in quanto sono immediatamente tutte vendute. La cantina, con i più moderni ritrovati tecnologici, si affaccia anch’essa sul mare dai 500 metri e ha la barricaia tutta scavata nella roccia. In azienda, previa prenotazione, i visitatori sono bene accetti anche per degustazioni, eventualmente in abbinamento alla cucina di un ristorante nei paraggi.
 
Delle 9 etichette prodotte degustiamo il Furore Bianco 2012, un Costa d’Amalfi DOC da 13,5 gradi di Falanghina e Biancolella, tipici della Campania.
Raccolta a mano, naturalmente, e cassette portate a spalla, con 2 o 3 vendemmie nell’anno in quanto a causa del forte dislivello le uve maturano in tempi diversi e sono entro poche ore subito ammostate dopo diraspatura, pressatura soffice e illimpidimento a freddo.

Con lieviti selezionati una fermentazione che dura anche 40 giorni a temperature di circa 13° e poi affinamento in acciaio fino a marzo quando si procede alla stabilizzazione tartarica fisica raffreddando il vino a -5°. In quindici giorni si aumenta lentamente la temperatura, si filtra e poi in bottiglia per un mese. Si avvalgono della consulenza enologica del prof. Luigi Moio. Questi trattamenti a freddo hanno principalmente lo scopo di preservare e mantenere i profumi del vino.

Nel calice ha colore giallo paglierino vivace. All’olfatto spiccano le note minerali, da terreno vulcanico con un pezzetto di pietra focaia, agrumi, fiori di campo, glicine, ginepro e un po’ di mandorla. Al palato entra morbido per poi immediatamente cambiare personalità: inizia il fruttato-floreale e seguono i caratteri minerali, diventa vivace, di bella ed equilibrata acidità, sapido e lungo. Un vino complesso, elegante ed intrigante.

Da abbinare al pesce azzurro, a primi piatti bianchi, ad una mozzarella DOP. Ottimo anche da aperitivo. Sono 31.000 bottiglie che trovate in enoteca a 16 euro.

Cantine Marisa Cuomo
Via G.B. Lama 16
84010 Furore (Sa) 
Tel. 089 830348
www.marisacuomo.it 





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di Gianni Paternò

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