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16
Apr

Ruenza Santandrea: "Vini veri o vini naturali sono termini che ingannano i consumatori"

on 16 Aprile 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Vinitaly 2018

“Nell’ambito dell’universo dei cosiddetti vini “green”, è la presenza o meno di una certificazione l’elemento a cui a mio avviso va dato più valore. Occorre sempre prestare attenzione se una produzione vitivinicola è certificata sulla base di parametri e di controlli ben identificati, o se si fonda su impegni volontari e sul rispetto di standard auto-definiti dichiarati singolarmente dai produttori”. 

Lo ha dichiarato Ruenza Santandrea, Coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari intervenendo al convegno organizzato questo pomeriggio da "Federbio Vini Bio, questione di etichetta. Quali garanzie per un'informazione chiara e trasparente al consumatore". Tra le produzioni certificate, Santandrea ha elencato in primis quella dei vini biologici che è “normata da Regolamenti europei e leggi nazionali che impongono alle aziende una certificazione di conformità da parte di un Ente certificatore. Esistono inoltre anche altri standard produttivi accomunati dal fatto che prevedono una certificazione da parte di un Ente terzo, parametrata su uno specifico disciplinare/protocollo di produzione. Si tratta, nella totalità dei casi indicati, di standard ufficialmente riconosciuti e che vanno quindi ritenuti affidabili”. “Senza voler mettere in dubbio la serietà dei produttori che decidono di votarsi ai vari tipi di produzione “green”, riteniamo che sia necessario fare chiarezza sulla natura specifica delle varie denominazioni, a tutela degli stessi produttori seri ed impegnati, nonché ovviamente dei consumatori”.

Sulla questione la DSantandrea era intervenuta anche nel corso del convegno organizzato da Uiv dedicato ai mercati del vino italiano: "Vini naturali, vini veri, sono tutti termini un po' ambigui - ha detto - Dobbiamo giocare tutti con le stesse regole. A me pare che questi siano termini un po' impropri, che possono trarre in inganno i consumatori. Perché magari chi acquista una bottiglia di questo prodotto pensa a una cosa biologica e, a volte, non è proprio così. Attenzione, non voglio andare contro questi produttori, né criticare i loro vini che possono piacere o non piacere. Loro hanno creato un nuovo stile. Ma lo chiamino in un'altra maniera, magari "StilNovo" o "New Style", ma non termini che possono creare confusione. Il vino naturale non esiste, E' frutto del lavoro dell'uomo. Il biologico è di certo un costo per le aziende, soprattutto quelle piccole, ma chi vuole rispettare le regole, deve accettarle".

C.d.G.

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