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Giu

Luciano Ferraro ambasciatore dei vini dell'Emilia Romagna dopo Gardini e Bottura

on 01 Giugno 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il premio


(Luca Gardini, Davide Grei e Luciano Ferraro)

di Michele Pizzillo

Proviamo ad immaginare questo ragionamento: “Prima siamo saliti sul podio con Luca Gardini come miglior sommelier del mondo. Poi è arrivato Massimo Bottura come il più grande chef del mondo. Adesso è il momento di individuare una personalità da nominare ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna”. 

Visto che si tratta di un “diplomatico” che per assumere questo ruolo non è obbligato a superare un pubblico concorso, cerchiamo la persona giusta per l’incarico che gli assegniamo. E’ frutto della nostra fantasia questo ragionamento. Non è escluso che sia avvenuto veramente fra le massicce mura della Rocca Sforzesca di Dozza, un borgo collinare posto proprio al "confine" tra l'Emilia e la Romagna, sede dell’Enoteca regionale. Pierluigi Sciolette, presidente dell’istituzione, è uomo di poche parole, quindi non fa trapelare niente su conciliaboli, suggerimenti e quanti e chi erano diciamo i finalisti scelti da chi conta nel mondo del vino emiliano-romagnolo. Idem il direttore dell’Enoteca, Ambrogio Manzi. Però una volta individuata la personalità che per il 2017 sarà il “diplomatico” dei vini emiliano-romagnoli e, cioè, Luciano Ferraro, capo redattore del più importante quotidiano italiano, Corriere della Sera, viene coinvolto proprio Gardini per organizzare, a Forlì, la cerimonia di consegna del premio all’Ambasciatore dei vini dell’Emilia-Romagna, visto la sua assidua frequentazione anche per aver scritto insieme una guida diversa dalle solite, come già anticipa il titolo “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia. Guida ai vini e ai produttore d’eccellenza”. 


(Ambrogio Manzi, Pierluigi Scialette e Luciano Ferraro)

E’ vero che il “diplomatico” Ferraro non ha superato nessun concorso pubblico per assumere l’incarico diplomatico ma, è anche vero, che l’esame lo sostiene quasi tutti giorni, attraverso le colonne del quotidiano milanese, raccontando i protagonisti del vino italiano. Si può dire che il premio al giornalista del Corriere va oltre i confini dell’Emilia Romagna, perché il suo racconto su vini e vignaioli, non si ferma solo tra il Po e il Rubicone, attraversa tutta l’Italia. Solo che i viticoltori che si affacciano sulla storica Via Emilia, stabilendo un altro record, sono i primi a premiare Ferraro. Questo la dice lunga sulla capacità degli operatori di questa regione di capire subito la direzione che sta prendendo il mondo.

Ed è proprio il giornalista del Corriere che, nel ringraziare per l’incarico conferitogli, cita un suo quasi omonimo – la differenza è solo nell’ultima vocale – Enzo Ferrari, che ricordava gli emiliani come “lavoratori sia del braccio che dell'intelletto, intelligenti e attivi, con sangue e cervello bene uniti, per fare tipi d'uomini ostinati, capaci e ardimentosi". “Penso che queste caratteristiche descrivano in modo perfetto i vignaioli dell'Emilia Romagna, quelli che sono riusciti a portare in alto la qualità di Lambrusco e Sangiovese, di Albana, di Pignoletto e di Trebbiano, che voglio continuare a raccontare”, ha detto Ferraro, facendo anche riferimento alla Ferrari che aveva appena stravinto a Montecarlo, “con una macchina che contiene la potenza e l'intelligenza di questa terra”.

L'Emilia Romagna del vino, secondo il neo-ambasciatore, è un insieme di autoctoni di valore uniti a una capacità produttiva, dalle cantine sociali agli artigiani del vino, che ha pochi rivali in Italia. Un sistema che può battere i concorrenti a cui piace vincere facile. Come, si è chiesto Ferraro? “Puntando su quello che è già un primato italiano, l'abbinamento del vino con il cibo, usando la rete di ristoranti italiani ed etnici in tutto il mondo. Non serve la fantasia, ma la tenacia di proporre Lambrusco e salumi emiliani dal culatello alla coppa piacentina, Sangiovese e Parmigiano Reggiano, pesce dell'Adriatico con il sale di Cervia e la Caciara romagnola. E poi l'aceto balsamico tradizionale, la piadina romagnola”.


(Il Refettorio del museo San Domenico)

Applausi e, poi, tutti a tavola. Ma non nell’osteria di Forlì “Casa di Mare”, gestita da Luca Gardini e dai fratelli Marcello e Gianluca Leoni, ma, di fronte, nel refettorio del Museo San Domenico che dopo un paziente restauro, è diventato il cuore della vita culturale forlivese. E, il sindaco, Davide Drei, ha voluto che il premio al neo-ambasciatore del vino, fosse consegnato nei locali del musei. Dove si sono dati appuntamento decine di produttori di vini. Con il presidente Scialetti che ha commentato “finalmente abbiamo messo insieme viticoltori emiliani e viticoltori romagnoli che, nel passato, erano come separati in casa. Il premio Ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna, ha fatto il “miracolo”. Anche per questo, forse, il sindaco Drei, aveva avvisato Gardini che metteva a disposizione l’ex refettorio del museo per la cena di gala che è seguita alla premiazione. Di cosa hanno preparato i Leoni e di quello che Gardini ha scelto per accompagnare piatti eccellenti, ne parliamo a parte. Anticipiamo solo che a disposizione di oltre cento commensali, c’erano 33 etichette, a rappresentare i 7,16 milioni di ettolitri di vino prodotti da vigne impiantate su 51.500 ettari. La produzione del settore si è attestata sui 315 milioni e, molta, raggiunge mercati come Germania, (25,6%), gli Stati Uniti, Canada (6,3%), Gran Bretagna (4,8%) e Francia (4,2%). Tra mercati extracomunitari in forte sviluppo Giappone, Russia e, soprattutto, la Cina.

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