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20
Mar

Il codice eti(li)co

on 20 Marzo 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervento

di Daniele Cermilli, Doctor Wine

Come giudichereste un famoso critico enologico italiano che accetta di farsi organizzare una festa “segreta” di compleanno da un altrettanto famoso produttore di vino, con altri amici produttori invitati, dove si stappano costose bottiglie e si consumano cibi raffinati? 

Tutto a carico del produttore che ha invitato tutti? Quale distacco, quale serena critica c’è da aspettarsi nei confronti dei vini dei presenti, tutti impegnati nell’esaltazione dell’ego smisurato del critico, giornalista con tanto di tessera, quando poi costui li degusterà e li valuterà? I nomi non li faccio, perché non voglio scadere nel gossip e perché mi interessa discutere sulla cosa in linea di principio e non per mettere sulla graticola questo o quello. Però l’episodio è avvenuto sul serio, nello scorso gennaio, e di “segreto” ormai c’è ben poco.

Altro esempio, stavolta con nomi e cognomi perché la cosa va a merito dei protagonisti. Monica Larner, collaboratrice di Robert Parker, è stata invitata da Francesco Ricasoli al Castello di Brolio per una straordinaria degustazione di Vin Santo. È arrivata con la sua auto, senza chiedere alcun rimborso spese, e ha persino preteso di pagare per l’ospitalità nella stanza della foresteria. Fa parte della sua policy e di quella dell’editore per il quale lavora. Si trattava di una cinquantina di euro, non di una cifra mostruosa, ma per correttezza lei si è comportata così. Una lezione per tutti e un bell’esempio di indipendenza. Persino troppo rigoroso, a mio avviso, ma comunque emblematico di cosa significhi il codice di comportamento per una giornalista americana molto influente sul mercato.

Da noi esiste un codice etico, realizzato dai giornalisti de Il Sole 24 Ore, che indica in 150 euro il massimo valore accettabile per un invito o per un regalo, ed è quello che applico personalmente e che chiedo di osservare a tutti i collaboratori di DW. La cosa comporta che non si devono accettare inviti in ristoranti eccessivamente costosi o regali, anche in forma di bottiglie, che superino quella cifra. Chi vuole inviarci campioni da sottoporre all’assaggio può mandarci una sola bottiglia per tipo per un massimo di tre etichette, e solo in rare occasioni chiediamo direttamente vini, solo se non riusciamo a organizzarci diversamente e non per nostra responsabilità. In tutti gli altri casi andiamo ad assaggiare nelle manifestazioni pubbliche o nelle sedi dei consorzi, dove gli assaggi vengono organizzati e gestiti da altri e le bottiglie che avanzano rimangono lì, a disposizione di altri degustatori. La pubblicità che prendiamo sul sito è sempre palese e organizziamo tre manifestazioni, due in Italia e una all’estero (quest’anno a Washington DC con un esaltante successo di pubblico pagante) per presentare la guida e non per altri motivi.

Così sapete tutto e potete capire che, pur non essendo perfetti, ci impegniamo per evitare possibili situazioni scivolose, nel rispetto dei nostri lettori. Non scrivo queste cose per apparire come esempio di correttezza, la Larner in questo si dimostra migliore di noi e gliene rendo atto, ma solo per chiarire come, in un Paese come il nostro, dove ancora non è chiaro che certi contenuti non dovrebbero per forza essere gratuiti, è necessario trovare dei sistemi di finanziamento diversificati. L’importante è che siano palesi e trasparenti e che tutti ne siano a conoscenza. I “segreti”, fossero anche festeggiamenti, li lasciamo volentieri ad altri. Unicuique suum.

doctorwine.it

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