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06
Apr

Lina, La Cialoma e Marzamemi: "Il mio sogno che è diventato realtà"

on 06 Aprile 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari


(Lina Campisi)

Un set cinematografico a cielo aperto, un luogo perfetto dove lasciarsi abbacinare dalla pienezza dei sensi. 

Marzamemi, la frazione marinara del comune di Pachino in provincia di Siracusa, oggi si presenta all’occhio del visitatore così, con la piazza luminosa e immensa circondata dalle casette basse che un tempo erano dei pescatori del borgo; oggi sono ristoranti, bar, locali che in gran parte mantengono il sapore artigianale di un viaggio nel tempo. Appena entrati si scorgono, ritte sulla piazza, le sedie turchesi della Taverna La Cialoma che reclamano l’attenzione di chi passa. Qui Lina Campisi, 18 anni fa, aprì il suo ristorante, il primo sulla piazza di Marzamemi. Era un atto d’amore a questa terra e alle sue radici. Lei, nipote del Raìs della Tonnara di Marzamemi, giocava tra le reti e gli arnesi dei pescatori fin da piccola. Quel canto che ha dato il nome al ristorante, la “Cialoma”, appunto, era quello che intonavano i pescatori durante il lavoro.

In questo borgo Lina è nata ed è diventata presto grande: a 12 anni perde la mamma, donna Nina, che l’aveva già svezzata alla cucina. Lina cresce con gli altri 4 fratelli e diventa la “mammina” di quelli più piccoli, poi si allontana dalla sua terra, cresce 5 figli e poi torna. Marzamemi era vent’anni fa poco meno che una frazione di mare. La piazza diventata poi set cinematografico, era un parcheggio mal coperto dal cemento. Lina torna e apre il suo ristorante nel malafaragghiu della tonnara, le casette basse dove i pescatori risiedevano nei periodi di pesca. Non ha nessuna esperienza se non quella che ha maturato come cuoca di famiglia: “Ero abituata a cucinare per una ciruma di persone. I miei figli, ma anche i loro amici, parenti e vicini. Avevo dalla mia i ricordi delle lunghe ore passate a pulire il pesce accanto a mia madre e a mia nonna, la Raisa, con cui attendevo mio nonno che tornava dalla pesca. Ma non avevo nessuna esperienza della gestione di una cucina o di impresa. Venni spinta a tentare questa impresa dal desiderio di mio figlio Elio. Mi sono rimboccata le maniche e mi sono detta: a casa mia non è mai rimasto digiuno nessuno. Adesso voglio fare più grande la mia cucina e ospitare anche chi arriverà in questa terra”. 

L’avventura della Cialoma nasce così, da un amore ardimentoso e incurante della bellezza trasandata dell’innamorato: ”Questa è la mia terra, qui sono nata e qui giocavo fin da piccola. Questa piazza era per me un palpito del cuore anche quando era affannata da un mucchio di automobili. Sentivo che mi chiedeva una dichiarazione d’amore e gliel’ho fatta attraverso la mia cucina”. Non è un amore docile quello di Lina, che fin da subito mostra di avere le idee chiare: le tovaglie di pizzi e ricami, i tovaglioli di lino, le sedie dipinte di turchese sfavillante o con disegni che ripercorrono la Sicilia sugli schienali. I vasi dipinti a mano, prima ricoperti di schegge di mattonelle colorate, poi da disegni di donne dagli occhi grandi e fantasie isolane. Gli anni passano, la piazza di Marzamemi pian piano si sveste dei panni logori e indossa quelli affascinanti che fanno perdere la testa a registi, attori, artisti e innamorati da ogni parte del mondo. I gerani dei vasi di donna Lina svettano con i loro colori audaci accanto alle sedie turchesi. “Ogni anno le ridipingiamo perché brillino sempre dello stesso palpito che mi diedero all’inizio”. Oggi Taverna La Cialoma, oltre a uno dei ristoranti di pesce più apprezzato del territorio, è l’angolo preferito della piazza proprio per la sua architettura onesta e coraggiosa che fa del colore il centro di quella stessa passione che donna Lina mette nei piatti. Accanto a lei i figli Chiara e il genero Totò che affiancano la nipote della Raisa in cucina, Azzurra che si occupa dei dolci, Davide che gestisce la cantina e la sala; la figlia Barbara ha costruito il suo progetto proprio dentro la tonnara con Liccamuciula,  luogo di sapore, libri e scoperta- che rimangono il centro della sua attenzione, anche mentre organizza lista della spesa e detta i tempi dei fornelli e i dettagli della mise en place. Il segreto di questa impresa, facile comprenderlo, è proprio lì: l’amore per una terra e per la sua famiglia, che fa luccicare gli occhi di Lina anche oggi che di anni ne compie 70 e che dice: ”Non volevo che mancasse nulla a loro”. Una nidiata di nipoti, l’ultima che veste il nome “Nina” con la pienezza di due guance invitanti da bambola. E una carrellata di ricordi da fare invidia a qualunque ristorante stellato: attori, cantanti, politici, artisti sono passati dalla Taverna La Cialoma, portando con sé un ricordo speciale.

“La mia vita è stata una bella avventura” si lascia scappare Lina alla fine della nostra conversazione. Dalla venatura nella voce si coglie che quest’avventura non è sempre stata piacevole e che le ha giocato un po’ di scherzi maldestri. “Ma in fondo la vita è così. L’importante è non abbattersi e cantare il colore che il cuore ti ispira”. Fosse anche quel turchese brillante e affilato che sfida la polvere di una piazza dimenticata.

C.d.G.

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