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Nov

Promozione del vino italiano, il punto di vista di FederVini, Uiv e Fivi

on 26 November 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari


(Sandro Boscaini, Ernesto Abbona e Matilde Poggi)

FederVini, Unione italiana Vini e Fivi. C'era quasi tutto il mondo del vino italiano rappresentato oggi all'incontro "Tutti per uno, nessuno per tutti", che ha dato il via ufficiale al Wine2Wine organizzato dal Vinitaly a Verona.

Sandro Boscaini per FederVini, Ernesto Abbona per Uiv e Matilde Poggi per Fivi hanno dialogato con il ministro Gian Marco Centinaio presente in sala esprimendo le loro considerazioni su un mercato, quello dei vini italiani, che sta attraversando una fase molto delicata. Ad iniziare l'incontro Maurizio Danese, presidente di VeronaFiere: "Stiamo investendo davvero tanto nel mondo del vino italiano - ha detto - anche nel nostro piano industriale, a favore delle nostre aziende e dei nostri produttori. Lo facciamo per dire che ci siamo e siamo qui con voi per cogliere le opportunità che meritiamo, soprattutto in Cina, dove è davvero molto complicato".

Poi ha preso la parola Sandro Boscaini: "Non possiamo cambiare la nostra enologia come si cambiano le camicie - ha detto - I mercati invece fanno così. Allora la soluzione giusta è guardare ai nostri cavalli di battaglia, che sono i vini fermi. Ben venga il fenomeno Prosecco, ma non può essere sostitutivo di una situazione generale. Noi continuiamo ad essere forti nei nostri 4/5 mercati di riferimento, che sono stati arati e seminati negli anni passati grazie anche ad una ristorazione italiana che è stata fondamentale. Oggi la ristorazione italiana è sempre forte, ma ha al suo interno sempre meno italiani. E quindi dobbiamo fare un po' da soli. Adesso, secondo me, è doveroso riportare la palla al centro, fare una riflessione che non facciamo da tempo: è la riconoscibilità italiana che va promozionata, dove ci sta anche il Prosecco, ma che deve puntare su quelle quindici corazzate che hanno portato avanti il vino italiano nel mondo".

Per Ernesto Abbona, presidente di Uiv, "gli accordi bilaterali di libero scambio sono la soluzione ideale per i nostri mercati - dice - Quello con il Canada riteniamo sia un buon accordo, come lo sarà quello con il Giappone. Poi ogni nostro territorio ha le sue prerogative, bisogna saper scegliere e saper promuovere quelli che hanno maggiore appeal. Attenzione, non vuol dire scartare gli altri, ma sapere scegliere per avere un successo continuativo, perché le risorse sono scarse e devono essere usate nel migliore dei modi. Al ministro suggerirei di utilizzare i fondi che non vengono spesi per la salvaguardia dei terrritorio vitivinicoli". 

"Comunicare il vino vuol dire sempre di più promuovere e vendere i territori dove viene prodotto - dice la Poggi - Oggi dovremmo approfittare del fatto che c'è un ministro che ha la doppia delega all'agricoltura e al turismo, un momento favorevole in cui serve fare una migliore comunicazione. Siamo consapevoli dei dati in crescita, ma non dobbiamo sederci sugli allori e abbassare la guardia. Credo sia fondamentale una promozione univoca, altrimenti verremo sorpassati dai paesi che fanno massa critica e riecono a vedere il vino meglio di noi". Nel corso del dibattito è stato consegnato il premio "Vinitaly Trade Award" a Marino Braccu del ristorante 8 e mezzo Bombana di Honk Kong. Il riconoscimento, alla sua prima edizione, intende premiare le personalità che si sono distinte nel settore della distribuzione e posizionamento del vino italiano nel mondo. E Braccu è riuscito in questi anni a costruire una delle cantine di vino italiano più importanti in uno dei ristoranti italiani più rappresentativi in Asia.

"Chiudiamo un export 2018 a luci e ombre – ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – in un anno in cui il vino italiano ha ricevuto straordinari posizionamenti nelle guide di settore a livello internazionale. È evidente che stiamo assistendo a un cambiamento delle polarità nel mercato del vino, per questo serve un’armonizzazione delle politiche di promozione: oggi serve un salto di qualità come a metà degli anni ’80, dove erano forti le bandiere di aggregazione del made in Italy. Dal canto nostro – ha concluso Mantovani – il nuovo piano industriale prevede un ulteriore sviluppo di Vinitaly sui mercati esteri".
C.d.G.

 
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