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Nov

Export dei vini italiani, il 2018 si chiuderà con un record storico: superata quota 6,2 miliardi

on 26 November 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari

Sono stime, certo. Ma che si avvicinano e di molto alla realtà dei dati che diventerano definitivi a breve.

L'export dei vini italiani chiuderà il 2018 con un record storico: è stata infatti superata quota 6,2 miliardi di euro. Lo ha detto Denis Pantini, di Wine Monitor Nomisna nel corso del dibattito "Tutti per uno, nessuno per tutti", organizzato da VeronaFiere nel primo giorno del Wine2Wine. La situazione, in generale, per il vino italiano è davvero positiva. Negli ultimi 5 anni presi in analisi, sono pochi i paesi nei quali i vini italiani fanno registrare un trend negativo. I dati peggiori di questo calo si sono avuti nel 2009, con un meno 4 per cento a valore, "per la ormai tristemente nota recessione economica", dice Pantini e nel 2014, "a causa della Spagna che aveva avuto un eccesso di produzione immettendo nel mercato quantità enormi di prodotto a prezzi ridicoli, causando una perdita - sottolinea Pantini - sempre a valore, di 1,5 punti percentuali".

Il primo dato che emerge da questa relazione è che l'unico mercato in sofferenza per i vini del mondo è quello cinese, che perde circa 1,8 per cento a valore. Ma c'è una spiegazione: "Il fatto è che la Cina negli ultimi tre anni ha accumulato molto prodotto - dice Pantini - ha una sorta di magazzino pieno, avendo acquistato qualcosa come 20 milioni di ettolitri che devono essere smaltiti". Non per i vini italiani, però, che in questo mercato fanno registrare un 3,8 per cento di aumento. In generale tutti gli altri mercati sono in crescita, eccezion fatta per il Brasile, che però lo scorso anno è cresciuto del 28 per cento. Quindi vale quanto detto per la Cina. I fermi imbottigliati vanno un po' a rilento, anche nel mercato americano, di solito abituato ad altre performance, mentre calano in Germania e Regno Unito. I tedeschi si stanno concentrando sulle produzioni locali, mentre in Inghilterra influiscono i costi di dogana. Piccola riduzione anche in Giappone, Svizzera e Brasile. Crescono, invece, e tanto, gli sparkling, a testimonianza di come le bollicine italiane in questo momento, siano il prodotto più di tendenza nel mondo. 

In generale l'export italiano è a luci e ombre. Alla fine il quantitativo di export dovrebbe far registrare un aumento compreso fra 3,8 e 4 punti percentuali. Il valore cresce fino a far segnare il record di 6,2 miliardi di euro. L'Italia, però, continua a farsi spazio nei mercati mondiali. Quattro punti percentuali guadagnati ad agosto 2018, a fronte di cali del 13 per cento della Francia, del 20 per cento della Spagna e dell'11 per cento degli Stati Uniti. Crescono Australia e Cile, soprattutto in Cina, con accordi di libero scambio. Dazi zero per il Cile, dazi bassissimi per l'Australia che, dall'anno prossimo, non pagherà nulla per vendere i propri vini nei mercati cinesi. Due esempi che l'Italia dovrà tenere in considerazione per aumentare quote di mercato in alcuni paesi stranieri. In generale, i vini italiani perdono in Germania, Giappone e Svizzera, crescono nel Regno Unito e in Brasile. Ma la notizia, ancora una volta, è quella già conosciuta: l'export delle nostre produzioni è trainato dagli sparkling : + 15 per cento negli Stati Uniti, + 10 per cento in Russia, + 13 per cento nel Regno Unito. + 46 per cento in Svezia, + 14 per cento in Brasile. 

C.d.G.

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