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Vigneto Italia, richieste per 63.500 ettari: ma ce ne sono disponibili solo 6.522

on 11 maggio 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari

I dati del Corriere Vinicolo nell'intervista a Felice Assenza: "Ma la normativa va ancora rivista"

Sono 63.500 le richieste di autorizzazione agli impianti 2018 arrivate al ministero a fronte di 6.522 ettari disponibili in tutta Italia.

I numeri li ha svelati in anteprima il Corriere Vinicolo, nel numero in uscita il prossimo 14 maggio, in una lunga intervista a Felice Assenza, dg Politiche Internazionali e dell'Unione europea al Ministero delle Politiche Agricole firmata dal direttore Giulio Somma. Il dato che emerge è la richiesta dieci volte superiore alla disponibilità dei nuovi vigneti stabilita dal sistema normativo europeo entrato in vigore nel 2016. Per Felice Assenza, il sistema di correttivi, per evitare una mole mostruosa di richiesta, ha comunque dato i suoi frutti, "perché se avessimo mantenuto gli standard dello scorso anno saremmo andati ben oltre questa quota. Un numero comunque importante e che merita una riflessione". Quest'anno viene raggiunto il numero minimo di richieste raggiunto nei tre anni di applicazione del nuovo protocollo. Si è passati dai 77 mila ettari del primo anno, ai 163 mila del 2017 e quest'anno il livello più basso: "Siamo consapevoli di non poter parlare di una situazione normalizzata - dice Assenza - Purtroppo il limite dell'1 per cento non ci da margini di manovra".

Nel resto dell'Europa, i limiti di richiesta di nuovo impianti sono più bassi della quota italiana, come in Spagna e Francia. Le richieste sono abbastanza sparse in tutta Italia (con exploit dell'Emilia Romagna, Puglia, Sicilia): "Il contesto è quello di un fortissimo interesse da parte degli operatori agricoli che va valutato in maniera positiva - dice Assenza - Grazie al decreto Omnibus quest'anno abbiamo avuto la possibilità di concedere alle regioni lo strumento per bloccare le richiese con il famoso "limite massimo", che abbiamo fissato a 50 ettari, lasciando alle regioni lo spazio per abbassarlo ulteriormente. E questo, per alcune di esse, ha funzionato come Veneto e Friuli Venezia Giulia dove tale limite è stato contenuto a un solo ettaro". I numeri non mentono: lo scorso anno il solo Veneto ha ricevuto domande per circa 90 mila ettari sui 165 mila ettari nazionali. Invece quest'anno la richiesta è di 7.450 ettari, così come il Friuli Venezia Giulia che si è fermato a 1.700 ettari. E i dati sono interessanti anche al Sud. La richiesta della Puglia è ai livelli massimi rispetto allo storico dei due precedenti: 20.277 ettari. "Qui dobbiamo considerare il fenomeno Xylella - dice Assenza - che ha messo in difficoltà gli olivicoltori sia per i cali di produzione dovuti alla malattia, sia per le restrizioni produttive e costi di produzione lievitati, spingendoli verso la viticoltura". Altro caso è la Sicilia, al massimo storico con la richiesta di 12.653 ettari. Già nel prossimo anno, spiega Assenza, potrebbero essere inseriti nuovi correttivi: "Le regioni - dice - avranno la possibilità di circoscrivere in maniera più efficace il territorio dove dirigere le richieste di sviluppo del potenziale viticolo. Insomma dimensionare la superficie viticola destinandola a quelle aree più vocate". Altra questione è la cosiddetta clausola di elusione, ossia quella clausola per cui si rende difficoltoso il trasferimento dell'autorizzazione da una regione all'altra: "Analizzeremo tutti i dati in nostro possesso - dice Assenza - per fare le nostre valutazioni".

Ma c'è un però: "Bisogna lavorare nelle pieghe di questo limite dell'1 per cento - dice Assenza - perché ci sono margini di miglioramento. Abbiamo chiesto alla Commissione europea di considerare questo 1 per cento non solo come un dato che emerge dal vigneto Italia fotografato al 31 luglio dell'anno precedente, ma di considerare il totale del potenziale che si desume anche dai diritti di impianto che i produttori hanno in tasca. Ci troviamo di fronte a casi in cui alcune regioni invece che aumentare vedono diminuire il prorpio potenziale viticolo (come il Piemonte). Ecco perché chiederemo alla Commissione di istituire una sorta di riserva nazionale per evitare che il patrimonio viticolo diminuisca".

C.d.G.

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