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27
Nov

60 milioni di euro l'anno per certificare i vini Doc e Docg. Uiv: "Ecco come abbattere i costi"

on 27 November 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari

La cifra spesa dalle aziende italiane. Ernesto Abbona: "La nostra proposta consentirebbe di abbattere il costo del 15 per cento"

“Le certificazioni dei vini Doc e Docg, costano ai produttori italiani ogni anno 47 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri circa 10 milioni di euro di costi gestionali interni alle aziende". 

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini commenta i dati emersi dall’esclusiva analisi del Corriere Vinicolo – Unione Italiana Vini, in merito al quadro attuale dei costi della certificazione dei vini italiani: "Abbiamo stimato che, applicando le proposte di Unione Italiana Vini, i costi potrebbero ridursi di almeno il 15%. L’attuale sistema, inoltre, introduce gravi squilibri nella dinamica concorrenziale tra le aziende, perché presenta esorbitanti oscillazioni di questi costi “obbligatori” con variazioni, da zona a zona, che arrivano a moltiplicarsi da 10 a 30 volte, come nel caso eclatante della degustazione, il cui costo cresce del 3000% passando dalla Sicilia al novarese”. Per Abbona "dematerializzazione, sistemi alternativi di tracciabilità, uniformità dei costi a livello nazionale, semplificazione delle procedure per le piccole Doc, sono i quattro punti cardine della proposta che Uiv ha presentato alla filiera ed al Mipaaf nel confronto in atto sui decreti attuativi del Testo Unico. Proposte chiare ed efficaci nel conciliare riduzione dei costi e miglioramento della macchina dei controlli capaci di avviare la revisione del sistema anche verso una maggior uniformità dei costi a livello nazionale”.

“Il sistema dei controlli e della certificazione delle denominazioni è un punto di forza del nostro vino, ma vogliamo che funzioni meglio – continua Ernesto Abbona. Crediamo che le nostre proposte per razionalizzare e ottimizzare la macchina della certificazione porterebbero più efficacia nel monitoraggio della tracciabilità e nei controlli, abbattendo in maniera considerevole i costi, interni ed esterni, a carico delle aziende”. Le proposte di Unione Italiana Vini. I costi ispettivo/documentali e le fascette, che rappresentano l’80% dei costi complessivi della certificazione, sono i due temi sui quali si dovrà lavorare per ridurre sensibilmente gli oneri economici e le sperequazioni tariffarie del sistema di certificazione. “Poter contare sul registro telematico pienamente operativo e pienamente interconnesso con gli OdC rappresenterà la vera svolta del percorso di certificazione – sottolinea Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini. L’Amministrazione pubblica, di concerto con gli Organismi di Controllo, deve procedere speditamene verso l’attuazione di questo percorso. Alle imprese è stato chiesto un grande sforzo economico ed organizzativo, di cui ancora non vediamo risultati compiuti”.

“I costi di acquisizione e gestione della fascetta rappresentano la seconda voce di costo delle imprese – aggiunge Paolo Castelletti. La liberalizzazione della stampa delle fascette da tipografie autorizzate e l’introduzione di sistemi alternativi di tracciabilità che siamo riusciti ad ottenere con il Testo Unico porteranno a notevoli economie in questa voce di spesa, favorendo, inoltre, elemento non secondario, la diffusione della tracciabilità del vino anche in quelle Doc ed Igt dove i costi della fascetta non sono oggi sostenibili dalle imprese”. “Per le Doc sotto i 10 mila hl di prodotto, che rappresentano il 70% del totale delle denominazioni, dopo aver ottenuto nel Testo Unico il passaggio degli esami chimici da “sistematici” a “campione” - conclude Paolo Castelletti - abbiamo proposto che, nei decreti attuativi la percentuale di controllo ispettivo/documentale sia ridotta del 50% (passi cioè dal 10% al 5%)”.

C.d.G.

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