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08
Mag

Nel museo delle acciughe di Aspra i segreti dei pescatori: "Ora qui si fa anche cultura"

on 08 maggio 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari


(Michelangelo Balistreri con Vittorio Sgarbi)

di Rosa Russo

Quante volte si può raccontare una storia? Infinite volte verrebbe da dire. Perché ogni storia è un viaggio nella memoria che ricomincia sempre. 

Come accade nel Museo delle Acciughe di Aspra, borgo marinaro del comune di Bagheria in provincia di Palermo, un luogo ideale per non dimenticare, una vera tecnologia della memoria dove si scrive e si riscrive la storia di un passato che sembra non tornare più. Un museo importante ed originale non solo per quello che racconta, ma anche perché è unico nel suo genere. Non esistono, infatti, altri musei dell’acciuga nel mondo o luoghi in grado di descrivere così bene la storia dei pescatori e dei salatori siciliani. Una attività indispensabile per Aspra, nata dove c’è sempre il sole, di fronte ad un mare cristallino pieno di scogli: qui il piccolo borgo marino ha costruito il suo paradigma esistenziale.


Il museo dell’acciuga (un pesce azzurro molto spesso dimenticato) prende vita da un’idea di due imprenditori Michelangelo e Girolamo Balistreri. I due fratelli hanno effettuato, nel corso degli anni, una lunga e accurata ricerca di quegli oggetti e di quegli strumenti che rischiavano di andare perduti. Oggetti, artefatti culturali (reti, lampare, barche … ) sottratti alla polvere e all’usura del tempo che hanno ritrovato una nuova vita in grado di raccontare alle nuove generazione, le fatiche e i sussurri di quel mare blu, dove un tempo venivano pescate le stelle, trasformate in pesci. Considerare il museo delle acciughe di Aspra come una tecnologia della memoria, vuol dire, allora, ricostruire l’identità e la storia collettiva di quella società proprio quando stava per essere dimenticata. Michelangelo Balistreri crede fermamente in questo legame tra il museo e i frammenti di memoria individuale e collettiva che esso riproduce, attraverso la riscrittura di un passato che viene nuovamente legittimato: “Il museo” spiega “nasce dal desiderio mio e di mio  fratello Girolamo di custodire la memoria di questa antica arte della salagione delle acciughe, degli antichi salatori e pescatori siciliani. Sorge ad Aspra presso piazza Verdone, nel vecchio stabilimento della Girolamo Balistreri. I pezzi raccolti sono tanti, molti sono stati donati dai pescatori”.   

Cosa rappresenta l’acciuga per Aspra?
“Anticamente Aspra era conosciuta per la famosa pietra d’aspra, una pietra utilizzata per costruire l’antica Palermo. Adesso, invece, grazie a questo piccolo pesce, Aspra e la sua antica tradizione continuano a portare gli antichi sapori del  nostro mare nelle tavole di tutto il mondo”.  

Come nasce la salagione dell’acciuga?
“La leggenda racconta che le acciughe erano una famiglia di stelle luminosissime, ma molto vanitose. Si chiamavano Engrauline e volevano brillare ovunque. Per questo motivo ogni giorno si presentavano davanti a Dio perché esaudisse questo desiderio. Dio, per la loro ostinata vanità, decise di punirle. Le gettò in mare e da qual momento si chiamarono semplicemente acciughe. Al di là della leggenda le acciughe, in Sicilia, furono salate per la prima volta ad Isola delle Femmine. Si racconta che un giorno, un pescatore pescò tanti di quei pesci da decidere di conservarli in alcune vasche antiche con abbondante sale. Si formò così una salsa di pesce di cui i Romani erano molto ghiotti: il liquamen, una poltiglia che si esponeva, affinché fermentasse al sole. Quando la parte liquida si riduceva, s'immergeva in un recipiente pieno di liquamen un cestino. Il liquido che vi filtrava dentro era il garum, e veniva conservato in alcune anfore”.

Nelle varie stanze del museo cosa si può ammirare?
“Le lastre litografiche e le latte storiche delle industrie siciliane, gli strumenti per la pesca e la lavorazione delle acciughe. E ancora: vecchie ancore, barche, foto d’epoca che raccontano Aspra, le opere di Dante Cappellani, Nicola, Nicola scafidi ed Enzo Brai. Poi ci sono vari ambienti: un locale per la salatura delle acciughe, uno per la costruzione e riparazione delle barche (gli antichi mestireri del Mastro d’ascia e del Calafataro). Nell’ultima stanza del museo abbiamo istallato una mostra permanente, chiamata “Sard’Art”: qui raccogliamo le opere di decine di artisti a cui abbiamo affidato vecchi pezzi di barche dismesse. A questi pezzi, testimoni della storia delle barche a cui sono appartenuti (e quindi testimoni del mare), è stata data una nuova vita nelle differenti interpretazioni che gli antichi hanno voluto dare nel raccontare il mare. Sono state poi allestite mostre dedicate ad artisti locali (Ignazio Buttitta e Renato Guttuso), alle vittime della mafia (Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Pino Puglisi, Rita Atria) e al Papa Karol Wojtyla”. 

Chi è il visitatore tipo del museo?
“Il museo è visitato ogni anno, a titolo gratuito, da scolaresche, studenti universitari italiani ed europei, turisti, autorità e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Il nostro è un museo che non vive di finanziamenti pubblici, ma vive grazie alla passione dei suoi proprietari. Ogni anno accogliamo migliaia di visitatori e riceviamo decine di migliaia di richieste per visitare la struttura. Un successo che è stato amplificato grazie anche ai servizi dei tanti programmi televisivi nazionali (e a volte  internazionali) molto noti al pubblico del piccolo schermo”. 

Giuseppe Tornatore, Vittorio Sgarbi, Antonino Buttitta, (recentemente scomparso), la scrittrice enogastronomica Faith Willinger sono soltanto alcune delle personalità del mondo della cultura e del mondo enogastronomico che si sono recate ad Aspra per visitare il museo. Possiamo considerare il museo di Aspra come un luogo d’incontro e di cultura?
“Nella sala Sard’Art - spesso sede di eventi culturali, conferenze, presentazioni di libri e concerti – abbiamo raccolto una serie di strumenti musicali, provenienti da tutto il mondo. Tra questi ci sono alcuni strumenti (come la “Anciova Guitar” e il “Banjova”) realizzati dall’artigiano liutaio asprense Beppe Piacentino. Il museo, quindi, è certamente un luogo di incontro, di scambio culturale, di sinergie artistiche: questo luogo è stato scelto come “casa” della Compagnia “Tango Disìu”- le Musiche dei Porti”. Si tratta di un progetto musicale iniziato dal chitarrista Francesco Maria Martorana. L’intento è quello di raccontare, a partire dalla Sicilia, le musiche di mare nel mondo. Il mare, infatti, unisce i paesi che separa”.    

Per tanto tempo le acciughe hanno dato da vivere a tante famiglia di Aspra. Quante erano? E oggi quante sono le aziende che si occupano della salagione?
“La salagione delle acciughe ad Aspra nasce nel 1947 perché anticamente le acciughe si salavano a Porticello, mentre ad Aspra si pescavano. In seguito nel 1880 i genovesi scoprirono che i salatori di Porticello erano tra i più bravi al mondo e decisero di spostarli, insieme ad altri salatori siciliani, nel nord della Spagna. Nel Golfo di Biscaglia - dove un tempo c’è stata una pesca abbondante di grosse acciughe - e in Sicilia rimangono poche ditte che continuano questo tipo di lavoro. Nel dopoguerra ci fu una ripresa e si ricominciò a salare ad Aspra, Sciacca, Marzamemi, Tusa e Selinunte. Le ditte che cominciarono a lavorare le acciughe ad Aspra inizialmente furono trenta, oggi sono soltanto dieci”.            

Museo delle Acciughe
Strada Comunale Cotogni 1, Aspra
Tel.091/928192  
www.balistrerigirolamo.it  
Visite gratuite, su prenotazione 

 

 

 

 
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