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Set

Giancarlo Gariglio: "Doc Sicilia e produttori dissidenti devono andare nella stessa direzione"

on 22 Settembre 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervista


(Giancarlo Gariglio)

di Giorgio Vaiana

Continua il nostro "viaggio" alla ricerca di pareri e opinioni degli esperti del mondo del vino italiano sulla Doc Sicilia.

La scorsa volta abbiamo chiacchierato con Andrea Gabbrielli (leggi qui), giornalista ed esperto di vino di lungo corso, di Sicilia soprattutto (ha scritto anche 4 libri dedicati all'Isola), oggi tra i collaboratori della newsletter del Gambero Rosso Tre Bicchieri. Oggi è il turno di Giancarlo Gariglio, curatore insieme a Fabio Giavedoni, della guida Slow Wine di Slow Food.

Giancarlo, sta seguendo la vicenda della Doc Sicilia, che idea si è fatto?
"Ci sono alcuni produttori storici che realizzano vini con alcuni vitigni importanti come Grillo e Nero d'Avola che si sentono un po' fuori dagli schemi classici enologici e hanno paura di non rientrare nella Doc e quindi rimanere fuori da un certo tipo di circuito".

Una "lotta" senza né vincitori né vinti?
"Chi gestisce la questione Doc Sicilia ha come obiettivo principale il fatto che le uve crescano di prezzo. Un prezzo che mi sembra molto basso. E tra l'altro la Sicilia non ha una produzione così alta in base agli ettari disponibili. Non è come, per fare un esempio, il Prosecco, che produce quantità importanti. Qui le produzioni sono scarse e i prezzi troppo bassi. E il produttore non è contento di questa cosa. Soprattutto vedendo come si continuino a perdere ettari di vigneto. La Sicilia è la regione italiana che ha perso più ettari vitati negli ultimi anni".

Ma Doc Sicilia sì o no?
"La Doc Sicilia potrebbe avere grandi risvolti positivi con alcuni rimaneggiamenti che tengano conto anche dei territori. Ma soprattutto bisogna migliorare nella comunicazione e fare un lavoro ancora migliore di quello che si sta facendo adesso. Poi bisognerebbe fare delle modofiche al disciplinare per consentire l'ingresso a chi fa vini di altissima qualità su determinati territori ma che non rispetta al momento i parametri richiesti. Penso a Barraco o De Bartoli, che hanno fatto un lavoro straordinario. La scelta migliore è andare nella direzione dell'accoglienza".

In che senso?
"Nel senso che da un lato ci sono milioni di bottiglie e mi riferisco alla Doc; dall'altro poche migliaia. E quindi sembrerebbe una lotta impari. Ma credo sia necessaria una sintesi, un camminare nella stessa direzione. Certo una cosa molto complicata ma non impossibile. Poi è fondamentale che i produttori cerchino di valorizzare le proprie uve non vendendole al prezzo delle patate con il rispetto per le patate. E la Doc può essere utile anche a questo scopo. Ma la governance della Doc deve essere lungimirante, lavorare sulla comunicazione, fare un riallinamento delle dinamiche e non lasciare fuori questi produttori".

E lo sta facendo?
"Sta lavorando. Sta cercando di fare sintesi. Ancora però non è arrivata alla fine di questo percorso"

C'è secondo lei una lotta fratricida tra i produttori dell'Etna e della zona occidentale?
"L'Etna non è un fenomeno passeggero. Paragono la Sicilia alla Toscana e vi spiego perché. In Toscana ci sono tante zone di produzione che fanno grandi vini, come il Brunello, Bolgheri, Chianti Classico, Chianti Rufina, Vernaccia. La Sicilia è così: tanti territori dentro un territorio. Non è come il Piemonte che ha molte zone di pianura dove le viti non vengono coltivate e le eccellenza si trovano principalmente nel Sud (Langhe e Monferrato) e qualcuna nel Nord. In Sicilia ci sono punte qualitative in varie latitudini. Non solo l'Etna, penso Faro con vini di assoluta finezza e longevità, il Cerasuolo di Vittoria con il suo Frappato, la parte occidentale che esprime vini di altissima qualità con il Catarratto, che per noi di Slow Food è il vitigno principe di queste zone, i grandi interpreti del Grillo, il Perricone che si sta imponendo alla grande, il Nero d'Avola, così interessante da assaggiare nelle varie zone in cui viene prodotto. E poi non dimetichiamoci le Isole minori: da Pantelleria alle Eolie sono altre 4 mini-zone con vini di grandissima qualità. Una regione molto affascinante dal punto di vista enologico.

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