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05
Mar

Il Roma Whisky Festival, tra miti, leggende e banchi di degustazione - I NOSTRI ASSAGGI

on 05 Marzo 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La degustazione

di Marco Sciarrini, Roma

Ottava edizione del Roma Whisky Festival presso il Salone delle Fontane all'Eur di Roma. 

Appassionati, neofiti e professionisti del whisky sono stati deliziati da un nutrito ventaglio di eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, ospiti internazionali, quattro cocktail bar, area gourmet, stand dei migliori Cognac e Armagnac e una mostra dedicata al design e all'architettura di una distilleria scozzese. Circa 2.000 etichette di whisky provenienti da Scozia, Irlanda, Galles, Stati Uniti, Canada, Giappone, India, Francia, Italia, Islanda, Taiwan e Australia. Questo è stato l’ imperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, sotto la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai whisky consultant, Pino Perrone, Andrea Franco e la scozzese Rachel Rennie, e, per la prima volta, una mostra dedicata al design e all'architettura di una distilleria in costruzione in Scozia. La manifestazione nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di Andrea Fofi, e per quella del whisky da parte di Rachel Rennie, successivamente il sodalizio si è sviluppata con l’ingresso di Pino Perrone, Emiliano Capobianco e Andrea Franco e la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

Andrea Fofi evidenzia come l'ottava edizione, vuole essere l'edizione delle conferme nonché del preludio a futuri cambiamenti che apporteremo negli anni a venire per rafforzare il Brand RWF sul mercato. "La crescita della manifestazione, considerata ormai tra le più importanti a livello internazionale, è evidente e ne siamo fieri e felicissimi - dice Fofi - Non possiamo non riconoscere lo sforzo e la fiducia riconosciutaci dalle aziende partecipanti e dal pubblico numerossimo che ci segue durante tutto il corso dell'anno nei nostri eventi e attività di formazione, fiducia che di anno in anno tentiamo di ripagare attraverso la proposizione di nuovi contenuti, come la Bowmore Room Experience, una mostra dedicata all'architettura e al design nel mondo del whisky presentata dallo studio di architettura Threesixty Architecture di Glasgow, impegnato nella progettazione di una nuova distilleria a Edimburgo. Ma anche la presenza di nuovi ospiti internazionali, momenti di intrattenimento e attività promozionali e di comunicazione sempre più importanti". Saranno presenti Masterclass, abbinamenti gastronomici azzardati, tra cui ostriche e un angolo gastronomico con un ventaglio che va dal salmone affumicato alle acciughe, dai formaggi ai prosciutti. All'interno del salone, ampio spazio dedicato alle bottiglie vintage e rare, presenti quest'anno grazie alla nota casa d'aste online Katawiki. In occasione del Festival sarà anche presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata di Roma Whisky Festival, che quest'anno vedrà il whisky scozzese Caol Ila protagonista". 

Tra le molte masterclass abbiamo partecipato, alla “Jefferson’s il whisky che vien dal mar” i cui relatori sono stati Pino Perrone, la whisky consultant RWF & Angela Bosco senior brand manager Jefferson’s. Il Jefferson’s è un bourbon che nasce dal duro lavoro di Trey Zoeller e suo padre Chet che fondarono l'azienda nel 1997 riprendendo una vecchia tradizione di famiglia risalente alla nonna che nel lontano 1799 fu arrestata per la produzione e la vendita clandestina di liquori spiritosi. La storia dell’Azienda è legata sentimentalmente alla storia dell’America, il nome dell’azienda è stata data in memoria di un grande Presidente degli Stati Uniti, esattamente il terzo Thomas Jefferson. Non tutti sanno che Jefferson divenne assieme al suo collega, l'allora Segretario al Tesoro Alexander Hamilton il braccio destro di George Washington. E all’epoca della Whiskey Rebellion, meno nota come Whiskey Insurrection, ci fu un sollevamento popolare che ebbe inizio nel 1791, durante la presidenza di George Washington e terminò in una vera e propria insurrezione. La protesta venne attuata dai coloni dei monti Appalachi che protestavano per l'istituzione di una accisa sui liquori e bevande distillate, questa tassa era stata proposta dal Segretario di Stato al Tesoro degli Stati Uniti, Alexander Hamilton, approvata dal Congresso e promulgata come legge dal presidente George Washington, nonostante il parere contrario dell’altro vice del presidente Thomas Jefferson che sosteneva la causa dei produttori. Il debole governo degli Stati Uniti funzionante secondo gli Articoli della Confederazione, era stato sostituito da un governo federale più forte sotto le leggi della Costituzione degli Stati Uniti nel 1789. Questo nuovo governo, su istanza del Segretario al Tesoro Alexander Hamilton, si assunse il debito dei singoli stati derivante dalla Guerra d'indipendenza americana (45 milioni di dollari). Uno dei provvedimenti presi da Hamilton per pagare detto debito, fu l'istituzione di una tassa su spiriti e distillati approvata dal Congresso nel 1791. Ai grandi produttori venne imposta una accisa di 6 centesimi di dollaro a gallone. Ai più piccoli produttori, invece, la maggior parte dei quali era di origine scozzese o irlandese e localizzata nelle aree occidentali e più remote, venne applicata una percentuale più alta, pari a nove centesimi a gallone.

Questi coloni occidentali erano in difficoltà economiche, lontani dalle fonti di approvvigionamento dei cereali per la produzione dei distillati, con costi maggiori di trasporto su una viabilità notevolmente inadeguata. La tassa su whisky venne strenuamente avversata dal primo giorno della sua approvazione. I coltivatori occidentali considerarono che essa fosse ingiusta e discriminatoria fino a quando non avessero convertito in distillato il grano che avevano ancora in giacenza. Infatti, il liquore così prodotto poteva essere facilmente trasportato e venduto, mentre il grano in loro possesso era di difficile trasporto. Poiché la tassa doveva essere pagata dai produttori, questo provvedimento colpì molti coloni. Dalla Pennsylvania alla Georgia, le contee occidentali misero in atto una campagna di molestia contro gli esattori delle tasse federali. I produttori fecero anche proteste violente in Maryland, Virginia, Carolina del Nord e del Sud. Nell'estate del 1794, le tensioni giunsero ad un livello di rottura lungo tutta la frontiera occidentale quando la principale risorsa dei pionieri coloni fu messa in pericolo dalle misure governative. A quel punto, le civili proteste divennero una ribellione armata. Come misure di lotta che si diffusero per tutta la frontiera, venne deciso il furto della posta, il blocco dei provvedimenti giudiziari e la minaccia di un assalto alla città di Pittsburgh. La leggenda narra che un gruppo di coloni travestito da donna assalì un esattore di tasse, gli rasò i capelli e gli sottrasse il cavallo. Sebbene non uccisero l'esattore, lo sfregiarono in maniera permanente. George Washington, nonostante l’altro consigliere Jefferson fosse contrario, su consiglio di Alexander Hamilton, decisero di fare in Pennsylvania una prova dell'autorità federale. Washington ordinò che i contestatori fossero citati in giudizio presso la Corte del distretto federale. Il 7 agosto 1794, Washington invocò la legge marziale per chiamare in causa le milizie di Pennsylvania, Virginia e di molti altri stati. Le forze che vennero opposte ai ribelli erano composte da uomini provenienti dagli stessi stati nei quali avrebbero dovuto operare. Venne organizzata una milizia di 13.000 uomini fu organizzata, quasi simile, per numero, all'intero esercito che combatté la Guerra d'indipendenza. Sotto il comando personale di Washington, Hamilton e l'eroe della guerra d'indipendenza generale Henry "Lighthorse Harry" Lee, l'esercito venne radunato a Harrisburg e marciò verso la Pennsylvania occidentale, nell'ottobre del 1794. Jefferson disse: "I ribelli non saranno mai trovati" ma la milizia operò degli sforzi considerevoli che portarono all'arresto di 20 ribelli riuscendo così ad affermare l'autorità dello Stato federale. Gli uomini furono imprigionati e nel corso della detenzione uno di loro morì. Altri due vennero condannati per alto tradimento e condannati all'impiccagione. La repressione militare della Whisky Ribellion pose un precedente che stabilì come i cittadini americani che desiderarono cambiare una legge dovevano farlo pacatamente attraverso i loro rappresentanti in parlamento; altrimenti, il governo sarebbe costretto ad intervenire con la forza per mantenere l'ordine nell'interesse dell'intera nazione. La repressione ebbe anche come conseguenza non intenzionale, quella di incoraggiare i piccoli produttori di whisky in Kentucky e Tennessee che rimase fuori della sfera di controllo federale per molti più anni. In queste aree di frontiera, essi trovarono anche del buon mais, che unito alle acque particolarmente pure che scorrevano negli stati, consentì loro la produzione del Bourbon whiskey. Nel 1802 il neoeletto Thomas Jefferson abolisce tutte le tasse sul whiskey e a partire dal 1840 il Bourbon viene riconosciuto e commercializzato come un caratteristico tipo di whiskey americano.

Tornando alla degustazione di particolare interesse è il prodotto  “Jefferson's Ocean”, nel 2012 Trey Zoeller, proprietario della Jefferson's, sperimentò una nuovo tipo di invecchiamento, prese tre delle sue botti di Jefferson's bourbon e le fece caricare sulla nave Ocearch, le 3 botti rimasero sulla barca viaggiando per tutto l'Oceano Pacifico. Al ritorno dopo 4 anni di mare si accorse che l'aria marina, le differenti temperature e il movimento costante donarono al bourbon un fantastico profilo con profonde note di caramello e un gusto dolce e salato derivato dall'aria marina. Oggi le 3 botti iniziali si sono trasformate in qualche centinaio, e il Jefferson's Ocean Aged At Sea attraversa l'equatore almeno 4 volte e visita oltre 30 porti nel suo viaggio prima essere imbottigliato al 45% vol. (90% proof. nella misura Statunitense) in quantitativi molto limitati. Ai banchi di degustazione abbiamo trovato tra le varie aziende anche una italiana la Distilleria Puni, la storia nasce nel 2010 dopo anni di ricerca e di pianificazione Albrecht Ebensperger, un costruttore edile, pose la prima pietra per la prima distilleria di whisky italiana, quello che incitava la famiglia Ebensperger a costruire la distilleria Puni era la grande e comune passione per l'Acquavite scozzese. La distilleria moderna si trova a Glorenza in alta Val Venosta, in mezzo alle Alpi vicino al gruppo dell'Ortler, e proprio lì, nelle “Highlands dell'Italia“ si sono create le migliori condizioni per la produzione di un whisky di classe superiore. La coltivazione di cereali nella Val Venosta è ormai una lunga tradizione, già nel Medioevo la valle era conosciuta come il “granaio del Tirolo“, e soprattutto i tipi di segale nostrani si distinguono grazie alla loro qualità eccellente.  Il denominatore della distilleria è il rio Puni che scorre attraverso l'alta Val Venosta nome retico della distilleria fa un riferimento alla propria regione, simile come i nomi gaelici delle distillerie scozzesi. Nell’impianto produttivo gli alambicchi originali scozzesi sono stati creati a Rothes in un accuratissimo lavoro artigianale, e durante l' installazione erano presenti sul posto esperti scozzesi. Nel 2012, dopo due anni di costruzione e con l'ultimazione dell'impianto produttivo, hanno iniziato la produzione del primo whisky italiano e dopo tre anni di maturazione in botte, quest'anno è stato imbottigliato il primo whisky italiano. 

Tra le curiosità c’è il Puni Vina Marsala Edition. E' gamma di whisky maturati in botti di vino, Vina è la parola latina per vini ed ogni edizione esibisce una varietà di aromi diversi. Il Marsala è un vino fortificato ottenuto da vitigni bianchi, viene affinato in botti di rovere europeo per 5 anni, le migliori botti di Marsala Vergine secco sono state scelte a mano. Nell'edizione Vina Marsala gli aromi di torta di frutta secca sono dominanti, noci cremose e dolce uva sultanina avvolgono il palato e aromi di composta di ciliegie con cannella, prugne e scorza d'arancia completano il carattere corposo. L’altro prodotto dell’Azienda è il Puni Gold stile classico dell'Italian Malt Whisky, viene maturato esclusivamente in botti Ex-Bourbon first-fill per 5 anni, ed è un whisky fragrante ed elegante di colore oro brillante e di uno stile senza tempo. Gold è stato invecchiato in magazzini tradizionali, approfittando del clima tipico dell'Alto Adige con estati calde e secche e inverni freddi e umidi, questi contrasti climatici accelerano in modo naturale la maturazione del whisky e permettono a Gold di sviluppare un profilo morbido, dominato da una dolcezza ricca e profonda. Un connubio armonioso di frutta estiva e dolce vaniglia, completato da un bel tocco di rovere speziato. 

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