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26
Feb

La filosofia VinNatur a Roma: "Il nostro lavoro può far star bene la Terra"

on 26 Febbraio 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La degustazione

di Marco Sciarrini, Roma

In una fredda e ventosa giornata di febbraio, l’Associazione VinNatur, Associazione produttori naturali, si è data appuntamento presso le Officine Farneto a Roma con un vasto banco d'assaggio. 

Circa 90 i produttori presenti, provenienti da 15 regioni italiane ma anche da Francia e Slovenia, che sono stati  protagonisti della manifestazione. I visitatori hanno potuto degustare gli oltre 400 vini delle aziende presenti, prodotti con metodi di lavoro che prevedono il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina, e che escludono l’utilizzo di additivi chimici e di manipolazioni da parte dell'uomo. All’interno della manifestazione si sono avuti momenti di approfondimento, in particolare abbiamo partecipato al convegno sul tema  “Sostenibilità ambientale, alla base della viticoltura del futuro” moderato dal Giampaolo Giacobbo. I relatori sono stati Ruggero Mazzilli, agronomo specializzato in viticoltura, Patrizia Gentilini, oncologo ed ematologo membro di Isde Italia, e Angiolino Maule, Presidente dell’associazione VinNatur. Gli argomenti trattati sono stati la riduzione dell’impatto sull’ambiente, la limitazione o eliminazione dell’impiego del rame e dello zolfo in viticoltura, ma molto incisiva è stata la relazione della Gentilini, che ha illustrato, dal punto di vista medico, come l’impatto dei comportamenti dell’uomo nella conduzione dell’agricoltura in generale, ed anche in quella vitivinicola in particolare, incida sulla salute delle persone, e non riguarda solo i consumatori del prodotto finale, ma anche gli stessi operatori che sono esposti in prima persona ai trattamenti che effettuano.

L’oncologo ha poi dichiarato come l’agricoltura potrebbe diventare la chiave di volta per combattere l’inquinamento, ridare la vita al suolo, e di conseguenza incidere anche sui cambiamenti climatici e molto altro. Il Presidente dell’Associazione VinNatur, ha sottolineato che fin dalla sua nascita l’Associazione ha collaborato con Università e Centri per la Sperimentazione per dar vita a progetti di ricerca nelle vigne nelle quali coinvolge direttamente le aziende associate,  il lavoro per avanzare e migliorare la produzione prosegue anche in cantina, la crescita personale di ogni vignaiolo trova un valido aiuto dal confronto diretto con gli altri produttori che hanno scelto di seguire lo stesso percorso, “per questo motivo negli eventi che organizziamo o ai quali partecipiamo cerchiamo di dare sempre spazio a momenti di condivisione, utili per noi ma anche per il consumatore che sceglie di bere naturale”. L’altro convegno ha visto il giornalista e scrittore Sandro Sangiorgi condurre una degustazione guidata di “vini inconsueti” per un pubblico ristretto.  All’interno della manifestazione è stato possibile accompagnare la degustazione con pietanze di origine artigianale e biologica. 


(Ruggero Mazzilli, Angiolino Maule, Patrizia Gentilini, Giampaolo Giacobbo)

Durante le degustazioni abbiamo ritenuto davvero meritevole di una menzione, due cantine, una italiana ed una francese. La prima è quella di Marco de Bartoli che ha presentato i suoi prodotti: Vecchio Samperi Vino perpetuo, Terreno calcareo-sabbioso di medio impasto, vigneto di oltre 40 anni, per la produzione del Vecchio Samperi viene utilizzato un sistema di “travasi” di piccole parti di vino di fresca produzione, ogni anno,  in botti con vini già invecchiati in fusti di rovere e castagno invecchiamento per una media di almeno 15 anni, utilizzando il tradizionale metodo in perpetuo (o Solera). Grillo 100%, 3.500 ceppi per ettaro con radici che hanno origini tra il 1970 ed il 1996. Piante ad alberello e contro-spalliera Guyot, 40 quintali di resa per ettaro vendemmiati l’ultima decade di settembre. Selezione manuale delle uve, spremitura soffice, sedimentazione naturale, fermentazione tradizionale con lieviti indigeni 

Marsala Superiore Oro Doc Riserva 10 anni - Semi-secco. da Terreni: calcareo-sabbioso di medio impasto, pianeggiante l’età del vigneto è tra i 20 e i 42 anni, il Marsala Superiore Riserva, si distingue per la media di invecchiamento e l’aggiunta di mistella, a differenza del Vecchio Samperi, vino tradizionale non fortificato. Grillo 100% 3.500 ceppi per ettaro. Piante ad alberello e contro-spalliera Guyot. Selezione manuale delle uve, spremitura soffice, sedimentazione naturale, fermentazione tradizionale con lieviti indigeni in fusti di rovere e castagno a temperatura ambiente. Una parte del mosto viene arricchito con acquavite per la preparazione della mistella che sarà aggiunta al vino. Oltre 10 anni in fusti di rovere di diversa grandezza.

Integer Grillo Grillo Sicilia Doc. Da terreno calcareo, di medio impasto, tendente al sabbioso, e pianeggiante, il sistema di allevamento è a controspalliera Guyot, 3.500 ceppi per ettaro, vigneto di  oltre 20 anni e non è sottoposto a nessuna concimazione chimica del suolo e a nessun trattamento di diserbo; i trattamenti fitosanitari vengono drasticamente ridotti, utilizzando dosi minime di rame e zolfo. La resa per pianta è moderata, la selezione dei grappoli è manuale, raccolti in piccole casse e con brevi tragitti tra vigneto e cantina. La vinificazione avviene dopo una rigorosa selezione manuale dei grappoli, l’uva viene diraspata e delicatamente pigiata per avviare una fermentazione spontanea di una piccola parte della massa in botti usate in presenza di bucce (vinificazione in rosso) a opera di lieviti indigeni, senza rimontaggi né follature, per circa 10 giorni, nel rispetto dei naturali tempi di fermentazione. La parte restante fermenta invece in anfore di terracotta e resta a macerare per qualche mese sulle bucce.

Terzavia Metodo Classico Brut Nature Terre Siciliane Igp, da uve Grillo 100% il terreno ed il sistema di allevamento ricalca i precedenti.  Le uve vengono raffreddate e sottoposte a una selezione dei grappoli, segue una pressatura soffice diretta delle uve (intere) e, dopo la decantazione spontanea del mosto, si attende l’avvio della fermentazione in vasche di acciaio, per poi continuare in fusti di rovere francese (del 20% circa delle uve) a temperatura controllata in maniera indiretta, con climatizzazione dell’ambiente. La fermentazione è operata da lieviti indigeni e con un impiego minimo di solfiti. Tiraggio di mosto fresco aggiunto al vino in quantità proporzionali tali da diluire il tenore in alcol e apportare la quantità di zucchero (naturale) necessaria alla presa di spuma. L’apporto di zuccheri non supera il 15%. Il 50% del vino base affina 12 mesi in acciaio, mentre il restante 50% affina in recipienti di rovere francese, sui propri lieviti. Dopo il tiraggio, almeno 18 mesi in bottiglia sempre sui propri lieviti. Non dosato.

Bukkuram Padre della Vigna 2012 Passito di Pantelleria Doc, Zibibbo 100%, Terreno vulcanico, collinare-terrazzato,2.500 ceppi per ettaro coltivati ad alberello pantesco,  pratica agricola dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità il 26 novembre 2014, con radici che hanno origini tra il 1950 ed il 1970 nel territorio di C. da Bukkuram, a Pantelleria. 25 hl di resa per ettaro raccolti la seconda settimana di agosto e la prima di settembre. Appassimento al sole del 50% delle uve per almeno tre settimane in appositi stenditoi, delimitati da grossi muri in pietra lavica, la rimanente parte matura sulla pianta sino a settembre. A fermentazione avanzata, l’uva appassita in precedenza, e sgrappolata a mano, viene aggiunta al vino, a più riprese, e lasciata a macerare per circa tre mesi fino ad ottenere un equilibrato rapporto tra la componente alcolica e il residuo zuccherino. Segue un affinamento di almeno 42 mesi in fusti di rovere francese non nuove da 225 e 6 mesi in vasca di acciaio. Un’armonia perfetta tra struttura, acidità e morbidezza realizzata grazie all’antica arte del passito.

L’altra cantina è Francese ed esattamente Château Pascaud Villefranche Bordeaux che ha presentato una vericale di vini sauternes 2009- 2010 - 2011 201414 e 2015. La storia dei  Pascaud, originaria di Barsac, già nel 1600, possedeva un piccolo appezzamento di viti. All'inizio del XX secolo, Pierre Pascaud ha ricevuto parte della proprietà del grande castello Pernaud, come ringraziamento per il lavoro della sua famiglia. Sauternes Pascaud Villefranche è il risultato di un'esperienza centenaria, con le conoscenze acquisite sui vecchi vigneti da quattro generazioni, la famiglia Pascaud, nel 1995, senza l'aiuto di alcun fertilizzante e pesticida, ha cercato di mantenere nei suoi prodotti il carattere originale del suolo e la particolare singolarità di ogni anno. Attualmente uno dei pochi Sauternes prodotti in biologico, il Pascaud Villefranche è un misto tra la tipica acidità del suolo del Barsac e la dolcezza dorata di Sauternes. Il vino rimane per 6 mesi in botti. Il terreno nasconde un pavimento di pietra calcarea di milioni di anni, che conferisce freschezza e acidità al dolce oro di Sauternes. Il clima è oceanico, però i vigneti sono ben protetti dai venti e il sole non manca pur non facendo effetti canicolari. Di colore paglierino dorato carico, al naso ricco in sentori fruttati di agrumi (limone) e confettura d'albicocca; in bocca lunghissimo, dolce ma non stucchevole.

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