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26
Ott

Barone Pizzini riscopre l'Erbamat: "Uva che fa miracoli per le bollicine"

on 26 Ottobre 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La degustazione


(Silvano Bassanini)

Non è facile, a volte, convincere il contadino a vendemmiare qualche settimana dopo che ha raccolto la quasi totalità delle uve. Così, molti vitigni si perdono perché ritenuti quasi un ingombro in una vigna diciamo lineare per la contemporanea maturazione delle uve. 

Questo avviene in tutta Italia. Poi, qualcuno si diletta a consultare vecchi testi e scopre l’esistenza di un ampelografia molto più ampia di quella che abbiamo attualmente. E, quindi, decide di cercarle queste varietà perdute per riprenderne la coltivazione. Una prassi che può avvenire in ogni contrada viticola italiana, pure in un territorio fra i più ammirati per la qualità delle bollicine prodotte com’è la Franciacorta. Qui, la fortuna è stato l’arrivo di un “falco” alla ricerca di prede, Attilio Scienza, trovandola in un antico vitigno bresciano, Erbamat (segnalato nel lontano 1550 da Agostino Gallo nel suo libro “Venti giornate della vera agricoltura”) che, dice Silvano Brescianini, direttore della Barone Pizzini, la prima azienda franciacortina ad aver introdotto le pratiche della coltura biologica  - e, perciò, a produrre un Franciacorta biologico, oltre a seguire la filosofia della sostenibilità ambientale che ha ispirato anche la progettazione e realizzazione della nuova cantina -, è un’uva straordinaria che fa miracoli per le bollicine perché apporta meno zuccheri, pochi polifenoli, permette di fare invecchiare meglio il vino.

Siccome ai proprietari di Barone Pizzini piace molto essere i primi, anche per Erbamat hanno fatto la stessa cosa, riprendendo, nel 2008, la coltura del vecchio vitigno su una superficie di 8.000 metri quadrati, che dovrebbe raddoppiare, e sempre in due vigne differenti. Dalla prima vendemmia utile dopo la sperimentazione indicata come progetto “Tesi”, è nato “Tesi 1”, il primo metodo classico il cui uvaggio è composto prevalentemente da Erbamat (60%) e il restante 40% da Chardonnay e Pinot Nero. “E’ solo un assaggio", ha detto Bressanini nell’anteprima assoluta organizzata a Milano in attesa di poter degustare l'Erbamat nei Franciacorta docg di prossima generazione. Un “assaggio” che Bressanini ha organizzato anche per ricordare un percorso di vent’anni caratterizzato da molti progetti in ambito agronomico ed enologico iniziati nel 1998 con la viticoltura biologica; Tesi è uno dei risultati concreti di questa ricerca volta ad ottenere la massima espressione del territorio, nel segno del rispetto e della sostenibilità.

Dice Bressanini “Tesi è una prima interpretazione per iniziare a capire e conoscere nel dettaglio l'Erbamat, un vitigno bianco a maturazione molto tardiva, con buccia sottile ma anche un grande carattere. Il progetto di recupero di questo vitigno avviato in Franciacorta si è concluso con la modifica del disciplinare che consentirà, a partire dalla vendemmia 2017, di utilizzarne nei Franciacorta fino a un massimo del 10%”. E, ha aggiunto nel corso dell’anteprima “è con molta emozione che presentiamo il risultato di questo lavoro, per un vitigno che è antico, ma ancora molto da scoprire. Si tratta della prima importante sperimentazione, da qui il nome “Tesi 1”, in cui abbiamo voluto inserire l'Erbamat al 60%, ma il progetto è ancora in divenire, infatti proseguiamo nella ricerca del vitigno in altre due cuvèe, “Tesi 2” e “Tesi 3” che conterranno lo stesso uvaggio ma con assemblaggi diversi al fine di comprendere il potenziale dell'antico vitigno, e capirne la predisposizione in abbinamento ad altre tipologie di uva. La coltivazione di questo antico vitigno bresciano è particolarmente impegnativa e delicata, ma non potevamo ignorare un pezzo della storia della Franciacorta perciò siamo tutti molto orgogliosi di averlo recuperato e rilanciato”.

Le tre Tesi, Barone Pizzini ha pensato di rappresentarle graficamente con le tre sfere degli studi di ottica di Leonardo da Vinci, a cui ci si è ispirati per la realizzazione dell'etichetta. In occasione dell’anteprima milanese, Bassanini ha fatto degustare anche il Franciacorta extra brut Animante (78% Chardonnay, 18% Pinot nero, 4% Pinot bianco), che riposa solo in acciaio e rimane sui lieviti per 30 mesi: all’olfatto si presenta con nitidi profumi di rosa e miele di acacia mentre al palato è secco, sapido e fresco; nonché il Franciacorta Satèn, ottenuto da uve Chardonnay con maturazione in acciaio e barrique e affinamento di 30-40 mesi sui lieviti che si presenta con un ventaglio olfattivo importante tra frutta a fiori. Caldo e sapido al palato. E, così, dopo essere stata pioniera del biologico in Franciacorta ormai vent'anni fa, Barone Pizzini oggi varca una nuova frontiera con questo nuovissimo progetto che caratterizzerà sicuramente il territorio franciacortino nei prossimi anni.

Tesi 1 VSQ extra brut metodo tradizionale è un Metodo Classico il cui uvaggio è composto da Erbamat per il (60%), Chardonnay (20%) e Pinot Nero (20%), ha un colore giallo paglierino, al naso emergono note floreali in particolare di biancospino e resina di pino. In bocca si avvertono sentori di limone e pompelmo giallo, unitamente alla sapidità e freschezza, va apprezzata la lunga persistenza. L'affinamento sui lieviti è di almeno 60 mesi. Sono state prodotte 6.000 bottiglie di cui solo 4.000 destinate al commercio, le restanti 2000 sono conservate per studiarne e valutarne l'evoluzione negli anni a seguire.

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