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07
Apr

E se il gin accompagnasse una cena? Esperimento riuscito a Milano

on 07 Aprile 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'iniziativa

di Michele Pizzillo, Milano

“The doping club” è una location quasi distaccata dal piccolo albergo di charme arredato con originalità e attenzione ai dettagli che, con le sue luci soffuse fa tanto "old English style". 

Questo è il posto scelto per presentare un gin rigorosamente scozzese, Hendrick’s, distillato e imbottigliato in piccole quantità da William Grant & Sons ad Ayrshire e distribuito in Italia da Velier. Se non fosse che il locale scelto per una cena davvero particolare, o meglio “a dinner for bizarre minds” di Milano, The Yard, si trova a cavallo di due quartieri storici della movida milanese, Porta Ticinese e i Navigli, proprio a ridosso della Darsena, nessuno avrebbe creduto che è un bar, con un grande tavolo al centro, che si trova a Milano. Con un menu italiano, accompagnato però da cocktail a base di Gin. E, per rendere ancora più suggestiva la serata, è stato chiamato Luca Volpe, mentalist di origini napoletane ma che vive a Londra. E, come recita l’invito “a dinner for bizarre minds”, per questa serata intrigante, fascinosa e, in alcuni momenti, anche misteriosa, sembra che ci sia stata una particolare selezione degli ospiti, scegliendo quelli che secondo gli organizzatori fossero dotati di una mente un po’ originale. Almeno questo è sembrato di capire da alcuni commenti di Christian Seale, inglese nato nelle Barbados che è stato mandato in Italia per posizionare meglio Hendrick’s Gin nei locali dove la mixology è un’arte e il bere miscelato è molto apprezzato, grazie alla bravura di bartender e all’utilizzo degli spirits più adatti.

Per questa serata la proposta gastronomica è stata volutamente impostata su piatti a base di prodotti italiani e, spesso, alimenti con una forte radicazione territoriale. Niente vino, solo i cocktail di Stefano Agostino, head bartender del club, per accompagnare le quattro portate preparati dagli chef di The Yard. Così, per l’antipasto di “battuta di fassona con emulsione e spaghetti al cetriolo” è stato servito “Hendrick’s Mary” (gin, acqua di pomodoro con mix di spezie e petalo di rosa) in perfetta sintonia con tutti i componenti del piatto. Anche per la minestra la connotazione territoriale è stata più accentuata, con “ravioli di grano arso (farina tipica del territorio pugliese a Nord di Bari) all’ossobuco, crema di parmigiano allo zafferano e gramolada”, servita con il cocktail “Madam D”, a base di Hendrick’s gin, succo di Yuzu e cordiale di Champagne che ha soddisfatto il palato di tutti i reduci della prima parte della straordinaria performance del mentalist Volpe, che solo una volta, con un numero, è inciampato nel senso che non è riuscito a leggere bene il pensiero dell’ospite che si era prestato a fare da cavia (forse è meglio dire a fare da spalla).


(I ravioli di grano arso)

Oltre a stupire, il mentalist ha praticamente confermato che il nome della cena era proprio indovinato. Il tocco di raffinatezza lo ha offerto il gin, indubbiamente, tanto da farci chiedere “c’è un futuro per un pasto solo con i cocktail in abbinamento?”. Potrebbe essere un po’ complicato da farsi sempre; ma, in contesti particolari il cocktail abbinato al piatto potrebbe dare un tocco di raffinatezza in più. D’altronde, non è inusuale vedere gente che consuma una minestra accompagnata da un cocktail, specialmente negli happy hour milanesi. Lo fa, però, solo con un piatto. Andiamo avanti. Con il “vitello tonnato con gel e polvere di rose rosse”, il cocktail abbinato  è stato “Hendrick’s rose” preparato con gin, rosolio di rose, il vermouth Cocchi rosa e bitter fiori di pesco mentre “Hendrick’s mule” (gin, Falernum e ginger beer) è stato servito con panna cotta e un arcobaleno di rose rosse. 


(Hendrick’s Mary)

Questa cena riservata a menti originali, ha sottolineato Seale, per Hendrick’s gin ha rappresentato un’altra occasione per mostrare la versatilità di consumo del distillato di ginepro, specialmente dopo l’ottimo riscontro avuto l’estate scorsa con la proposta di cocktail studiati apposti per contribuire ad aiutare a prendere sonno e, a trascorrere la notte tranquilli. Il mondo della mixology, dico a Velier, ha risposto molto bene a questa nostra iniziativa.  

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