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21
Nov

Trentodoc, 4 aziende (secondo noi) che rappresentano al massimo questa denominazione

on 21 November 2016. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'evento

di Ilaria de Lillo

Durante la dodicesima edizione di Trentodoc la varietà degli spumanti in degustazione (fino all’11 dicembre a Palazzo Roccabruna) non può che lasciare senza fiato. 

Tra le 43 aziende presenti e le 115 etichette ogni esperto o amatore può trovare la bottiglia del cuore, quella da regalare o portare in tavola per il Natale. Tutte sono portabandiera di un Made in Italy d’eccellenza, espressione di un territorio montagnoso da cui i produttori ottengono uve di complessità aromatica, eleganza e freschezza. Insomma, il Trento Doc è una rarità che non ha nulla da invidiare ad alcune case di Champagne. Dalla kermesse abbiamo messo a confronto 4 bottiglie- ritratto di questa preziosità italiana, 4 aziende che maggiormente hanno saputo interpretare (seppur con modus operandi diversi) i valori di questa Doc. Sono Brut Nature, ovvero ottenute a dosaggio zero, che hanno come unico comune denominatore la spiccata acidità ma ciascuno con un ventaglio di opportunità degustative personalissime. E nella cornice meravigliosa del cinquecentesco Palazzo Roccabruna, tra mura affrescate e travi in legno che rivestono i soffitti, la prova del calice si carica di fascino e riconoscibilità del Trento Doc.

Iniziamo con Opera della Val di Cembra, zona Muller Tuhgau. Testiamo uno spumante del 2008 sui lieviti per 72 mesi, Millesimato Blanc de Blancs ovvero ottenuto con 100% di uve Chardonnay. Il colore è di un giallo intenso in cui sono evidenti le bolle piene che volteggiano nel calice. Il profumo è deciso e agguanta le narici con sentori di olive verdi e rosmarino per poi sfociare nel fruttato con albicocche e nocciole; al gusto non è tagliente ma ha un’acidità rotonda, zuccherina e piacevolissima alla beva.

Un Blanc de Blanc dalla mineralità più spiccata e un’impostazione classica che conferisce al prodotto finale grande equilibrio è l’Abate Nero Domini. Questa bottiglia del 2009 ha un colore giallo meno carico dell’Opera e bollicine finissime. Anche il profumo è meno deciso del primo assaggio ma acquista identità quando arriva alle papille gustative la sua acidità in un equilibrio soddisfacente. E’ un’impeccabile interpretazione del primo Trento Doc, perlage finissimo e persistente.

Fresca di venticinquennio l’azienda Maso Martis ci propone il suo Brut Riserva del 2008. E’ un esperimento originale che vede un’inversione di uve: la predominanza di Pinot Nero (70%) rispetto allo Chardonnay (30%). Fermentato in parte in acciaio in parte in legno, a dispetto di quanto si possa pensare lascia un retrogusto di lieviti piacevolissimo sia all’olfatto sia al gusto. Beva a tutta morbidezza e spiccata sapidità. Nonostante sia uno spumante trentino di controtendenza, l’esperimento è decisamente bene riuscito.

Dulcis in fundo Giulio Ferrari, che le mani in vigna le ha da un bel po’... Un secolo di storia e sperimentazioni nel territorio trentino per forgiare il “magis spumantesco”. Sapienza e follia portano alla creazione del Ferrari Riserva 1999. Il colore giallo luminoso non necessita commenti. Il profumo forte di roccia, carbone e zolfo ricorda immediatamente che questa bottiglia ha 17 anni di vita e una sboccatura di 6. La vecchiaia anche in bocca si sente tutta: liquoroso, persistente, lascia una carezza sulla lingua. Perché gustarlo solo per un brindisi a fine pasto? Anche a tavola con piatti complessi dialoga alla perfezione. Evidentemente un signor spumante con la firma di un signor produttore.
 

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