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06
Dic

Wine2Wine/1 - "Il mercato cinese è la sfida per le nuove generazioni"

on 06 Dicembre 2016. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La manifestazione


(Tao Weng, Silvana Ballotta e Zuming Wang)

di Ilaria de Lillo

Dal Wine2wine arriva una buona notizia per i viticoltori italiani: il consumo di vino in Cina cresce e non è affatto saturo. 

La notizia meno bella invece, è che la strada da fare per vedere i cinesi bere vino italiano è ancora lunga. Ne ha parlato a Wine2Wine Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies insieme a Tao Weng di Shanghai Dawen Information Development, Zuming Wang del Chinese Acohol Bureau. I cinesi amano la moda italiana, il cibo italiano, eppure il vino non ha stuzzicato troppa curiosità. Perché? “Ci sono 3 errori fondamentali che l’Italia commette rapportandosi alla Cina – afferma la Ballotta-. Il primo è la mancanza di formazione. La Cina è un grande paese con una cultura lontana anni luce dalla nostra. Per entrare in relazione e trovare un’intesa economica sul vino serve un approccio umile, prima di tutto conoscendone abitudini e gusti”. Se il primo step è capire chi è il consumatore cinese identificandosi e comprendendo le sue necessità, i suoi gusti a tavola e le sue abitudini alimentari, il secondo sforzo che i produttori italiani devono fare per aprirsi al mercato cinese secondo la Ballotta è comunicare. “Servono strategie di marketing e comunicazione ad hoc per far capire come anche il nostro vino è espressione della nostra bellezza. La ristorazione italiana si è data da fare negli ultimi anni e rappresenta per i cinesi un momento ludico di convivialità, va però spiegata, raccontata. Con essa il vino”. Occorre abbassare la testa e investire in comunicazione, quello che da sempre fanno i produttori francesi, muovendosi in modo sistemico. “Per vedere un futuro dei nostri vini in Cina serve aggregazione. Manca il sistema Italia per fronteggiare i grandi numeri e per promuovere un prodotto così complesso e di qualità come quello italiano”. Non è un’utopia: “Il mercato cinese – conclude la Ballotta – è la vera sfida per le nostre nuove generazioni”.

Pianificando una possibile strategia per promuovere il vino italiano in Cina, qualche suggerimento arriva anche da Zuming Wang e Tao Weng, rispettivamente il Vicesegretario generale della Chinese Alcol Bureau e direttore di Shanghai Dawen Information Development. “Sapete perché i vini francesi vendono di più in Cina? – spiega Wang - perché il vino italiano per noi è un proto-estero, un prodotto che non conosciamo e di cui non abbiamo la capacità di distinguere la qualità. Inoltre i francesi hanno avuto la capacità di farsi conoscere investendo di più in azioni di promozione. Arriva prima chi riesce ad avere la torta, giusto?”.
Versatili, con nomi brevi e di fascia media: queste sono le richieste della Cina per poter iniziare a conoscere e capire i vini italiani. “La Cina – continua Weng - ha una superficie grande come l’Europa, ci sono 50 minoranze con abitudini e gusti diversi. Quindi è impossibile che un solo tipo di vini possa soddisfare tutto il Paese: ogni zona ha il suo gusto e la sua cucina. Che è a sua volta diversa da quella italiana. Quindi i vini dovrebbero essere versatili per adattarli meglio alla cucina cinese e a prezzi medio contenuti. Poi anche la lingua è diversa: i nomi dei vini dovrebbero richiamare cose che i cinesi già conoscono, (Romeo e Giulietta?) oppure essere brevi, evocativi”. Insomma, un omaggio romantico dei produttori italiani per inserirsi con delicatezza nel mercato della Cina.
ALCUNE FOTO DELL'INCONTRO DI OGGI (PH ENNEVI VERONAFIERE)











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