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05
Dic

Alessandro Cellai si racconta: "Io, Giacomo Tachis, la Sicilia, il mare e il Pinot Nero"

on 05 Dicembre 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il personaggio


(Alessandro Cellai)

di Giorgio Vaiana

Se potesse, si stamperebbe un poster con la faccia di Giacomo Tachis per appenderlo in camera. Perché Tachis è per l'enologo Alessandro Cellai molto di più di un semplice maestro. 

E' stata una guida spirituale, quasi, che lo ha indirizzato a fare scelte che alla fine si sono rivelate determinanti per la carriera di Cellai, oggi affermato enologo per il gruppo Domini Castellare di Castellina. Partiamo dalle info di servizio, per usare un'espressione tecnica: Alessandro ha 48 anni, sposato, due figli, vive a Castellina in Chianti, studi di enologia e chimica fatti a Siena, poi università a Firenze. C'è il vino nel suo destino. C'è anche la Sicilia. E c'è un uomo, Giacomo Tachis, che lo porterà a varcare lo Stretto e farlo innamorare della maggiore delle Isole del Mediterraneo. Facciamo ordine. Alessandro conosce Tachis ad un convegno. Con lui inizia un rapporto di cordiale amicizia: "Non c'è mai stato nessun tipo di rapporto di lavoro - dice Alessandro - ma posso dire di essere rimasto sotto la sua ala protettrice per oltre 20 anni e fino al giorno della sua morte". Alessandro si forma sotto il punto di vista professionale presso Castellare di Castellina di Paolo Panerai. Inizia nel 1996. Tra il 1999 e il 2000 cominciano i suoi viaggi in Sicilia. Ci vorranno due anni per acquisire Feudi del Pisciotto, 120 ettari in totale di cui 46 di vigneto, un feudo magico dove è stata "appoggiata" la nuova cantina e la scoperta di un palmento antico perfettamente conservato. "Insomma abbiamo capito che qui, un tempo, si facevano grandi vini - spiega Alessandro - Era una zona ad altissima vocazione vitivinicola, a differenza di quello che si diceva in giro".


(Feudi del Pisciotto)

Siamo nell'entroterra siciliano, a Niscemi in provincia di Caltanissetta. A due passi si produce il Cerasuolo, forse più riconosciuto ed apprezzato, "ma capiamo subito che qui avremmo fatto grandi cose". Lo dicono i numeri, lo dicono soprattutto i riconoscimenti. Wine Spectator, solo per citare l'ultimo, inserisce tra i 100 vini migliori del mondo (leggi questo articolo) un'etichetta di Feudi del Pisciotto. La cantina lavora in maniera sottodimensionata: avrebbe la capacità di quasi 1,5 milioni di bottiglie. Ne fa poco più di 500 mila. Questo perché la cantina venne realizzata attraverso un bando della regione siciliana (ai tempi del presidente Totò Cuffaro) che specificava che, in caso di contributi comunitari, le cantine avrebbero dovuto aiutare a vinificare i produttori "più piccoli" della zona. Feudi oggi produce 15 vini, divisi nella linea base e nella linea top, con le etichette ideate per i grandi stilisti, il progetto voluto dall'azienda che ha coinvolto alcuni degli stilisti italiani più famosi nel mondo: per ogni bottiglia venduta, una parte del ricavato va a favore di interventi di ristrutturazione di opere d'arte siciliana, come la sistemazione degli stucchi del Serpotta all'Oratorio dei Bianchi di Palermo. E sul vino simbolo di Feudi, Eterno, c'è sempre la mano di Tachis: "Fu lui - rivela Alessandro - a spingermi dicendomi di puntare sul Pinot Nero. E qui, nei nostri vigneti in cima alla collina, cresce un esempio perfetto di questo vitigno, cullato dalla brezza del mare. E, lasciatemelo dire, la migliore espressione del Pinot nero siciliano". Feudi commercializza soprattutto all'estero (America, Russia, Giappone, Cina, Svizzera, Germania, Australia e Brasile i paesi principali): "Circa il 75 per cento delle nostre bottiglie varca lo Stretto - dice Alessandro - In realtà non siamo molto contenti, perché vorremmo che il nostro nome venga principalmente apprezzato all'interno dei confini nazionali. Essere profeti in patria, per noi, in realtà avrebbe una valenza straordinaria. Stiamo studiando dei metodi per farci conoscere soprattutto all'interno della Sicilia, parallelamente a missioni all'estero per allargare i nostri paesi obiettivo dell'export".


(I vigneti di Feudi del Pisciotto)

Una Sicilia che lo ha stregato sin dal primo giorno che ha messo piede sull'Isola: "Tachis me lo aveva detto. La Sicilia non ti deluderà - racconta Alessandro - Ed è così. Ha tante bellezze, ma la più importante è la luce. Pianti vigne ovunque e i risultati ci sono sempre". Qui l'approccio è stato di tipo scientifico: "Essendo cresciuto con Tachis, che non dava mai nulla per scontato - spiega Alessandro - abbiamo fatto analisi dei terreni, microclimatiche e in generale. Qui abbiamo dovuto convivere con temperature estreme alle quali non eravamo abituati. La chiave del nostro successo è stata la decisione di pensare con calma dove piantare ogni singola vite. E poi la gestione delle vigne con le grandi temperature. Sono innamorato di questo teritorio. Qui ogni passo viene fatto con grandissimo entusiasmo". I primi anni in Sicilia portano alla produzione della linea Baglio del Sole: "Avevamo vigne molto giovani e qualche appezzamento ereditato - spiega Alessandro - Era il 2005 quando siamo usciti con la prima annata. Nel 2007, invece, il debutto per la linea top con le etichette dedicate agli stilisti, dove imbottigliavamo solo le uve super-selezionate". Ampliarsi per ora non è nei progetti di Feudi. Che però, come si dice da queste parti, si è tolto uno sfizio: acquisendo un ettaro e mezzo di vigneto a Menfi, in provincia di Agrigento. Un vigneto che si trova a 20 metri dal mare. E dove si produce un unico vino in 5 mila bottiglie, il Tirsat. Si tratta di uno Chardonnay e Viognier in blend al 50 per cento che profuma e sa di mare. "Una cosa irripetibile in tutto il mondo - dice Alessandro - Un vino prodotto in condizioni estreme. Fa solo cemento. Quindici, diciassette mesi sui lieviti per accrescere la complessità strutturale. Un vino da provare". 


(Gurra di Mare)

Dalla Toscana, dove possiede una piccola azienda, Podere Monastero a Castellina in Chianti in cui realizza 5 mila bottiglie di Pinot nero, Alessandro si muove spesso verso la Sicilia. Una terra che ha studiato e tanto "e che non mi ha mai deluso - dice - perché in tutti i vini che ho assaggiato ho sempre ritrovato le particolarità di quel territorio che lo produce". Per Alessandro, a parte i conosciuti e blasonati Nero d'Avola e Grillo, "il Frappato è un vitigno straordinario, perché fa vini con i fiocchi e mi piace metterlo molto in relazione con il Pinot Nero, con cui vedo una similitudine fortissima, sia sotto la struttura tannica, che per freschezza e longevità". Fenomeno Etna, "che ha delle peculiarità molto particolari- sottolinea Alessandro - Sta avendo un grande successo in tutto il mondo, ma bisogna valutare caso per caso. Sul Vulcano si possono fare cose meravigliose, è vero, ma ci sono condizioni estreme e bisogna stare un attimo attenti a gestire i vigneti nelle situazioni al limite". Si gode il riconoscimento dato al "suo" Nero d'Avola Terre Siciliane Versace 2015, un risultato "che mi rende particolarmente orgoglioso - dice Alessandro - Sono davvero felice che questo riconoscimento sia arrivato per la Sicilia. E sono ancora più contento quando penso che abbiamo potuto portare un po' della nostra terra in giro per il mondo". Una Sicilia che secondo Alessandro "può crescere, perché questa annata, la 2017 abbastanza complicata per via delle situazioni climatiche in tutta Italia, sull'Isola è stata perfetta. In Sicilia c'è una costante di qualità di produzione che altrove non si registra, unica nel panorama nazionale. Ci sono condizioni che non si trovano in altre parti d'Italia".  

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